| BAMBINE
E BAMBINI... IN MOTO UN
GIRO LUNGO... MA LUNGO LUNGO... PROMETTI ZIA CARLA?
"Un
giro lungo... ma lungo lungo... prometti zia Carla?"
Posso affermare con assoluta certezza che la mia nipote minore
è una motociclista sfegatata.
Quest'anno orgogliosa dei suoi 6 anni e 1/2, del suo primo
anno di scuola elementare non si può più accontentare
di salire sulla moto da ferma o di fare un giro attorno alla
casa... ora non ha più paura "Sono
cersciuta, ormai!"
I bambini e il loro fantastico mondo.
Vivono con noi, ma il loro universo scorre parallelo al nostro,
vivono una dimensione e una realtà che noi abbiamo
ormai dimenticato. Non che sentimenti quali invidia e gelosia
siano sconosciuti: la sorella minore viene con gli zii in
moto, beh allora un "Vengo anch'io!!" ci viene urlato
come un rimprovero dalla sorella maggiore.
Noi siamo arrivati tardi, il viaggio è stato lungo,
domani vedremo se si meriteranno la passeggiata.
Ci svegliamo di buon'ora, alle 7,30 trovo, in mutande, la
mia pestifera nipotina che con denti, mani e faccia già
lavate scalpita per ciò che crede essere un suo diritto:
un giro in moto.
Tutto con i bambini procede al rallentatore, il loro mondo
fatto di mille perché e percome si riversa improvviso
su di noi.
Tutti questi cavi, cavetti, levette, la sellona "Che
grande!... Posso sedermi davanti? Sto buona, buona!",
" Ma poi andiamo prima piano, poi forte, forte come mai
sei andata zia Carla, ma sempre piano che sennò ho
paura!"
Indossano il casco e mentre la maggiore riflette se tenere
la molletta e se "Sono spettinata?", l'altra si
fionda con un "Brum, brum" giù nel box.
Mio marito cerca pazientemente di spiegargli come aggrapparsi,
come stare sedute, i piedini bene appoggiati sulle pedane...
e mentre la mamma e la nonna sventolano dall'immenso balcone
fazzoletti bianchi, noi ci
accingiamo a partire.
Accendiamo, un urletto, una sgasata, altro urletto, la prima
e via.
E come per incanto le bimbe, dimentiche di ogni nostra raccomandazione,
si sbracciano in saluti, sgambettano, si voltano... e all'improvviso
mi rendo conto che sto trasportando un carico prezioso, che
dovrò essere ancora più prudente, che questo
non è un gioco, io sono l'adulta, io sarò responsabile
per lei e per me.
E mi rivedo bambina, ammutolita nella grande moto di mio cugino,
per un attimo rivivo quel momento
sepolto non so dove nell'armadio dei miei ricordi.
E se mi sentivo protetta dietro le sue spalle, sicura che
niente mi sarebbe successo, credo che quella che ora siede
dietro veda in me, che mi sento insicura e inferiore agli
altri ogni volta che esco con la mia moto,
ciò che io vedevo in quel cugino grande e grosso.
Curioso... le cose non sono mai come sembrano.
Procediamo
lentamente. Abbiamo spiegato loro che faremo un gioco, che
se incontreremo altre moto dovranno fare come noi, alzare
due dita a V e salutare.
Sono bambine loro. Occhi di gatto è uno degli eroi
dei cartoni animati e anche lei solleva le dita e le porta
agli occhi.
Siamo sicuri che siamo noi a dover insegnare qualcosa ai bambini?
Il mondo gli si offre senza regole e preconcetti, agiscono
d'istinto e la loro scelta è quella migliore: i loro
saluti saranno per le moto, per gli scooter, per i motorini,
per i camper, per le auto, per i trattori... che al nostro
passaggio una volta individuato il carico posteriore, faranno
del loro meglio per tornare bambini anche loro.
Chi di noi da piccola non ha spiato e fatto le linguacce dal
finestrino dell'auto dei propri genitori e chi di noi non
ha ricevuto in cambio un sorriso indulgente, uno sguardo divertito?
Basta poco basta volerlo e sono attimi di spensieratezza.
Ed
ecco immmetterci nell'entroterra ogliastrino, un cartello
ci avverte della pendenza del 10%, io sono pronta, ma la mia
passeggera non conosce il significato del triangolo ed urla
eccitata nel mio casco "Una salitaaa,
non ce la faremo, acceleraaaaaaaaaa..." Una forte pressione
delle sue ginocchia sulle mie anche e poi giù per la
discesa alla fantastica velocità di 45 km/h e lei sempre
più esaltata che urla, sghignazza; mio marito
strombazza, io strombazzo, le bimbe che sgambettano e gridano
divertite e poi... per un momento non so più se quella
vocina urlante è la mia, quella della mia nipotina
o quella della bambina che un tempo sono stata.
E'
l'ora del pranzo, un caldo soffocante, il caldo torrido di
quest'isola meravigliosa che è la Sardegna, ci accompagna
verso casa. La gita è finita e mentre sistemiamo le
moto nel box coadiuvate dalle nipoti non so
distinguere chi di noi quattro ha ricevuto il dono più
grande e penso, come sempre, che è bello vivere la
moto.
Carla
|