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Corso di Guida in Pista

CORSO DI GUIDA IN PISTA DUCATI


Imola, 3 aprile 2003

Rachel e Beatrice sono andate per noi a testare il Corso di Guida Racing Ducati
ed ecco come hanno trascorso la giornata

GALLERY FOTOGRAFICA

Ducati Racing School: in pista con le 749 - Report corso del 3 aprile 2003

mercoledì 2 aprile - ore 22:15 – parcheggio dell’Hotel Donatello, Imola: aprendo il portabagagli per scaricare le valigie mi pare che la mia tuta sia cascata fuori dal borsone. Invece è quella di Bia. “Noooo, non è possibile!” ci guardiamo e scoppiamo a ridere: stesso modello, stessa colorazione, perfino stessa misura. Neanche a farlo apposta potevamo presentarci al corso Ducati in veste più… professionale!
giovedì 3 aprile – ore 7:30 – sala prima colazione dell’albergo: la sorpresa continua: Bia ha indosso una maglia bianca a maniche lunghe con sopra la maglietta Motocicliste.net versione nera, mentre io, maglia lunga nera e maglietta bianca Motocicliste.net: esattamente il contrario. Hey girls, che telepatia!
giovedì 3 aprile – ore 8:30 – sala briefing dell’autodromo “enzo e dino ferrari”, imola: Antonio Vitillo, uno degli istruttori del corso Ducati Racing School osserva: “Ah, quindi le Motocicliste hanno la divisa?” Ma sì, dài, in fondo siamo le “Gabibbe” della situazione!
Rewind. Arriviamo ad Imola in una serata piovosa e cupa. Ci dicono che è la prima giornata d’acqua dopo settimane di bel tempo ininterrotto, anzi, di siccità. Il meteo non prevede miglioramenti, ma andiamo a dormire con la speranza di un risveglio clemente. Ahimè il tempo non è dalla nostra parte. Il giovedì mattina ci saluta in tutto il suo grigiore. Ci facciamo coraggio dicendoci che potrebbe ancora smettere di piovere, e magari l’asfalto asciugarsi un po’… Arriviamo all’autodromo dove già dalle 8:00 puntuali sono iniziate le operazioni di registrazione e smistamento. Firmiamo lo scarico delle responsabilità, ci vengono consegnati i pass, il braccialetto d’ingresso in pista, la busta dei gadget (maglietta, cappellino, portachiavi, adesivi), e la fascia colorata (che serve a farci capire a che gruppo apparteniamo) da passare intorno al braccio, sopra la tuta. Bia ed io siamo bianco-verde, riusciamo a sbirciare sulla scheda degli organizzatori: ci sono altri due nominativi nel nostro gruppo--- bene, il numero limitato ci piace--- e il nostro istruttore sarà… nientemeno che… il grande Mario Lega! Fra me e me spero proprio di essere all’altezza della situazione.
Mentre ci dirigiamo verso la sala briefing, vediamo passare molte donne che vanno verso gli spogliatoi, cariche di bustone griffate Ducati: sono quelle del corso di guida base e avanzato con le Monster 620, alle quali viene fornito tutto: tuta, casco, guanti, stivali, e le cui lezioni si svolgeranno nel paddock (con qualche turno in pista a fine giornata). La sala briefing è veramente spettacolare, lunghissima, con centinaia di sedie cromate, grappoli di monitor da tutte le parti, cartelloni giganti che troneggiano lungo le pareti: è luogo delle riprese televisive del “Processo al Gran Premio”. Solo che oggi, quasi ironicamente, sono proprio gli ampi vetri panoramici affacciati sul rettilineo principale ad esasperare lo scrosciare incessante e testardo della pioggia.
Inizia il briefing introduttivo, e subito si capisce che tutto oggi sarà condizionato dalle avverse condizioni meteorologiche. All’inizio è dura rassegnarsi, si continua a lanciare occhiate fuori e a sperare in un repentino miracolo. Intanto Vitillo parla di adattamento della guida sul bagnato: “Se cascate non è perché “la pista era bagnata”, no, in realtà è perché non avete saputo valutare bene i parametri che vi circondavano in quel preciso istante, per esempio, le ridotte condizioni di aderenza. Dovrete spostarvi di più e cercare di piegare di meno la moto”. E a quel punto, all’improvviso, si produce in me uno scatto di atteggiamento e di aspettativa: OK, piove, mettiamoci una pietra sopra e vediamo cosa si potrà trarre da questa situazione. Sicuramente ci sarà da imparare qualcosa, e forse più di quanto credessi. Il team di istruttori è sbalorditivo, nomi importanti, di fama nazionale o mondiale, tra cui Dario Marchetti (coordinatore), Marc Garcià, Marco Lucchinelli, (il “nostro”) Mario Lega, Antonio Vitillo, Ivo Arnoldi, Paolo Bentivogli, Gianfranco Pisetta… Regna un’atmosfera molto simpatica tra i piloti, scherzano, si prendono in giro. Marchetti ci presenta Lucchinelli come “campione del mondo in1981 classe 500cc… di motociclismo… e non solo!” oppure interrompe le spiegazioni di Vitillo: “Vabbè vabbè, hanno capito! Vero che avete capito? Meglio stare in pista sotto la pioggia che in aula a sentire Antonio, vero ragazzi? Pista e acqua, o teoria fatta da Antonio?PIS-TA! PIS-TA!”
C’è anche il leggendario Giorgio Serra alias “Matitaccia” che gironzola tra gli iscritti, rapidissimo a cogliere i tratti salienti (sia fisici che psicologici) di ciascuno di noi, e che a fine giornata saprà praticamente tutto di tutti: un vero artista, che nei suoi ritratti riesce a mettere qualcosa delle nostre storie, delle nostre vite.
E’ giunto il momento di salire in sella. Ci viene raccomandato di andare piano, con cautela, si tratta per ora di farsi una passeggiata di riconoscimento, niente di più. Scendiamo al box numero 5, ed eccolo là, il branco di 749 gialli e 999 rossi che ci attendono sotto la pioggia. Chi ha l’antipioggia lo indossa, chi no s’improvvisa qualche forma di protezione con del nastro adesivo e con delle buste di plastica trovate negli spogliatoi. Ogni gruppo si riunisce attorno al proprio istruttore, c’è qualche iscritto che manca all’appello e quindi dopo una risistemazione lampo ci ritroviamo sempre un gruppo di quattro, ma tutto al femminile. Mario Lega ci spiega l’impostazione: un giro di pista dietro a lui, e poi la prima deve rallentare facendo passare avanti le altre tre ed andare a chiudere la marcia. “Andiamo pianino per vedere come ci troviamo, poi casomai dopo aumentiamo l’andatura. Scegliete una moto, e cercate poi di riusare la stessa ai turni successivi.”
Le moto hanno ciascuna un numero sul serbatoio, la 29 sarà la mia compagna di oggi, registro al volo la leva del freno. E’ un’emozione avviare il motore, sentire come vibra e romba. Abituata al serbatoio rotondeggiante del mio CBR600, quello del 749 mi sembra affusolato, snello, quasi spigoloso. Ma le Ducati sotto questa pioggia s’innervosiscono, tossiscono, borbottano, sono come dei cavalli. Bisogna coccolarle, tenerle un po’ accelerate altrimenti da fredde hanno tendenza a spegnersi: e come dargli torto? Questo cielo grigio, questo freddo, questo asfalto viscido non le entusiasma affatto. Ben presto entro in sintonia con la mia 749, non c’è bisogno di stare a sgassare allo spasimo aspettando il semaforo verde, basta un filino di acceleratore, giusto quanto basta per tenerla sui 1500 giri. Guai però a cercare di lasciarla in folle e a togliere le mani dai semimanubri! No! Lei vuole essere accudita, altrimenti s’indispettisce e mi fa ricominciare daccapo. Scatta il verde, ecco, si va! Il primo giro è un turbinio di emozioni e sensazioni. Ricordo una visiera che s’appanna subito, bisogna alzarla leggermente e rassegnarsi ad un po’ di freddo e un po’ d’acqua agli occhi, ma comunque la velocità per ora moderata lo consente. La pista è così madida che Mario lascia dietro a sé una vera e propria scia, la traiettoria mi si disegna davanti, letteralmente (guardiamo il lato positivo, no?). Nessuna scusa quindi per sbagliare traiettoria. La pista è lunga, quasi 5 chilometri, con 6 curve a sinistra e 5 curve a destra, naturalmente non me la sono studiata prima e all’inizio mi ci perdo, non so più dove mi trovo, tranne quando passo davanti ai box, sul rettilineo! Pian piano poi riesco a chiamare ogni curva per nome, ad assaporare la loro conformazione, a ricordare il modo in cui si distribuisce l’acqua su ognuna di loro (al Tamburello, per esempio, ci sta la pozzanghera proprio sulla traiettoria e noto che Mario ci passa internamente, evitandola). Lo scollinamento che segue la Tosa, quell’approdare al ciglio della Piratella senza vedere cosa c’è dietro… toglie il fiato! Poi la discesa verso le Acque Minerali con quella strana curva a destra, quasi angolare e quel risalire verso la Variante Alta per scendere di nuovo, stavolta più gradatamente, fino alla Rivazza. Si vede che questa una pista è un autentico “tempio della velocità”, mille volte peccato che oggi non ce la potremo gustare fino in fondo. Alla staccata che precede la Rivazza cerco di applicare il consiglio datoci in aula da Vitillo, quello di usare anche un po’ di freno posteriore per via del bagnato, ma sbaglio nel coordinare frenata e scalata, mi si blocca la ruota posteriore e la moto si mette a serpeggiare, planando sull’acqua, per una ventina di metri. Riprende aderenza all’ultimo, giusto in tempo per gestire in extremis la Rivazza. D’accordo, Number 29, d’ora in poi solo anteriore, concentriamoci sulle cose che sappiamo fare! Naturalmente il programma previsto per la giornata viene leggermente modificato, la mattina si fanno due turni anziché i tre previsti dalla tabella, ci si concentra un po’ di più sulla teoria. La pioggia causa numerose scivolatine (ops, volevo dire, numerosi errori di valutazione!) senza gravi conseguenze né ai piloti né alle moto. Tra un turno e l’altro, Mario dà ad ognuno qualche consiglio per migliorare. “In questo punto hai tendenza ad allargare la traiettoria, stringi di più”. Gianfranco Pisetta si accorge che sto studiando il tracciato e si offre subito di spiegarmi le curve. Alla pausa pranzo ci accorgiamo di quanta acqua e quanto freddo abbiamo preso! I guanti sono zuppi, la tuta si salva nella parte alta dove ci siamo imbacuccate con la plastica, ma le gambe sono fradice e gli stivali fanno “sguish sguish” ad ogni passo. Resisteremo per il pomeriggio? Mmmmmmhhhhhh…. sarà difficile, difficilissimo, allontanarsi dal bel calduccio della sala refezione.
Al secondo briefing generale viene espresso il dubbio se sia il caso di tornare in pista: la pioggia è peggiorata, forse meglio astenersi. Sorgono un po’ di brontolii, la situazione per lo staff non è delle più facili, ma riescono con il loro buonumore e la loro positività a fronteggiare anche questo. Intanto si prosegue con la teoria, Pisetta ci parla un po’ della messa a punto della moto. Si torna giù al box e chi se la sente torna in pista con il suo istruttore. Non ho esitazioni, tanto più fradicia di così non posso diventare. Ora tornando in sella a Number29 mi sembra di ritrovare una creatura amica, mi sono abituata alle sue forme, alla posizione di guida , conosco il suo limite di piega sul bagnato (gommata Pilot Sport stradali) e la porto con più disinvoltura. Anche la pioggia è entrata a far parte dei parametri della giornata, so come affrontarla, fino a che punto posso frenare. Mario ora ci fa passare davanti a lui per un giro di pista, ci guarda e poi ci corregge. Che soddisfazione per entrambi, istruttore ed allievo, quando si riesce ad applicare il prezioso feedback.
Qualche bandiera gialla, qualche bandiera rossa, si rientra, si riesce, strappo altri tre turni al pomeriggio.
E già è finita, sigh sigh. Ci andiamo a cambiare, pensavamo di non poterci bagnare più di com’eravamo, invece…! Il borsone pesa il doppio, non sappiamo quasi dove mettere queste spugne che sono diventate tuta, guanti e stivali. Torniamo un’ultima volta nella sala briefing per la consegna dei diplomi e delle caricature del Matitaccia. Ci sono i ringraziamenti, le ultime battute, l’arrivederci alla prossima volta.
E’ stata una grande giornata, emozionante. Avremo probabilmente sfruttato l’occasione solo al 20% del suo potenziale: con un team di questo calibro, con una pista così provocante, c’erano davvero tutti gli ingredienti per un apprendimento sfolgorante. E invece “questo tempo ci ha tradito… è inafferrabile…” (come direbbe Giorgia). Ho lasciato Imola con rimpianto, pur sentendo di portar via con me un qualcosa di prezioso e nuovo: una nuova fiducia in me stessa: ho corso sotto la pioggia, e non sono caduta! Ho saputo tastare i parametri, e progredire da un primo turno tentennante ad un ultimo giro di pista al limite delle mie capacità, in tutta sicurezza. Per noi motocicliste la pioggia non è sicuramente la nostra condizione ideale, ma rientra nella gamma delle nostre realtà, e sicuramente ora la saprò affrontare con maggior consapevolezza. Grazie ad un team che ha saputo comunque trarre il meglio della situazione e mantenere alto il morale. Grazie e ARRIVEDERCI, in una bella giornata di sole splendente!
Un grazie di cuore a tutta la DRE (Ducati Riding Experience) e in particolare a: Dario Marchetti, Antonio Vitillo, Stefano Bianucci, Niko Baldini, Silvia Stodulkova, Giorgio Serra, e, naturalmente, Mario Lega!

Rachel

 

Passione (tanta) e Controllo (speriamo!)

“Passione e Controllo”. Questo lo slogan che accompagna ed identifica i corsi Ducati della DRE –Ducati Racing Experience-, ed effettivamente di passione il 3 aprile ce n’era tanta, ma proprio tanta, ottenere un po’ di controllo è stato invece decisamente più difficile!
Di cosa sto parlando? Parlo del corso Ducati Racing School, tenutosi il 3 aprile presso l’Autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola, ma parlo anche della giornata credo più piovosa degli ultimi 20 anni.
Tutto è iniziato la sera del 2 aprile, quando io e Rachel siamo partite per Imola, cariche di bagagli (tuta, casco guanti, stivali...) e di speranze. Avvisaglie di quello che sarebbe stato il giorno seguente (meteorologicamente parlando) le abbiamo avute subito: una pioggia irritante ci ha accompagnate lungo tutto il viaggio. La voglia di girare comunque non ci ha abbandonate, una fantastica pista, delle fantastiche moto e istruttori d’eccezione ci stavano aspettando.
Arrivate ad Imola, dopo una rapida cena siamo andate a dormire, il giorno seguente sarebbe stato impegnativo.
Il 3 aprile ci siamo alzate presto e con profonda tristezza abbiamo notato che il tempo non aveva accennato a migliorare. Arrivate in Autodromo ed ormai convinte della valenza scientifica della legge di Murphy, abbiamo sbrigato tutte le procedure di registrazione e siamo salite in “sala stampa” per il primo briefing della giornata: “Santi Numi!!!!!!!! Ma avete visto cos’è quella sala?!?! Il vero trionfo della tecnologia, televisori ovunque, supporti audio e video, microfoni...”. Ma la cosa più elettrizzante di tutte per me è stato vedere da là sopra la pit lane, dove hanno avuto luogo alcune fra le gare più belle del motociclismo e dell’automobilismo mondiale.
Nel giro di 15 minuti la sala era quasi piena, tante persone, tante ragazze, tutti accomunati da una grande passione: la moto. Ducati più che “DRE” doveva chiamare questa scuola “Ce n’è per tutti i gusti”: 3 tipologie di corsi:
- la Women’s Riding School su Monster 620i nel paddock, dedicato alle sole donne e a sua volta suddiviso in due livelli: base ed avanzato
- il Ducati Advanced Riding School su Monster 900, per uomini e donne, sempre nel paddock
- il Corso della Ducati Racing School per uomini e donne tenuto interamente in pista con le superbike 749 e 999.
Con una simile offerta credo che tutti possano trovare il corso più adatto, dalla neofita più inesperta e timorosa, alla smanettona più incallita; senza contare che poi anche i corsi nel paddock prevedono qualche giro in pista! Il tutto sfruttando non solo le moto Ducati, ma anche l’abbigliamento.
Tornando alle vicende del 3 aprile, io e Rachel abbiamo deciso di fare il corso interamente in pista. Iniziato il briefing mi guardo intorno e vedo che eravamo assediati da istruttori, una “densità” impressionante! “Ma… ci sono anche facce note: quei due sono Marchetti e Garcia, piloti del Mondiale Endurance, e quell’altro è Gianfranco Pisetta, e là in fondo chi è… Antonio Vitillo e… e… MIIIIIIIII non ci posso credere, ci sono anche Lucchinelli e Lega!!!!”
Al microfono ha iniziato a parlare Marchetti per passare poi la parola a Vitillo, che ci ha spiegato, con la professionalità che lo contraddistingue, i concetti fondamentali relativi alla posizione di guida, all’abbigliamento, ma soprattutto abbiamo parlato della guida sul bagnato, essendo ormai chiaro che la pioggia sarebbe stata il vero fulcro della giornata. Finito il briefing siamo scesi ai box ed abbiamo preso possesso delle moto, per il mio gruppo, guidato da Mario Lega, delle splendenti 749. Io ho cercato subito il numero 23, per evidenti motivi scaramantici, ma non l’ho trovato ed ho quindi preso il 22, sperando che la prossimità fra i due numeri sortisse qualche buon effetto (cosa quanto mai smentita!). Sono salita sulla moto ed ho cercato subito di adattarmi alla posizione di guida, sicuramente aggressiva. Il mio bacino era ben incastrato dietro al serbatoio e le gambe riuscivano ad integrarsi bene con la carena, in fondo i miei 175 cm sono considerati un’altezza media dai costruttori! Ho acceso la moto, ma con quell’acqua e con quel freddo la piccola non voleva saperne, si lamentava, brontolava e appena provavo a mollare il gas si piantava. Ho quindi continuato a scaldarla, cercando di tenere alti i giri, ma anche qualche istante prima del verde per l’ingresso in pista, la bambina mi aveva dato l’ultimatum, non voleva entrare. Io ormai ero lì, ed ho deciso di partire. Tutti in fila dietro Mario, eravamo 5 dovevamo seguire le sue traiettorie. Con un discreto panico a livello viscerale ho iniziato il primo turno, neanche a dirlo, sotto la pioggia: fine del rettilineo, arriva la prima curva, quella del Tamburello, faccio per impostarla e... come per magia mi si pianta il motore, ho quindi iniziato un “simpatico” walzer con la mia 749: posteriore bloccato vado prima a destra, poi a sinistra, poi di nuovo a destra, mi si traversa e... via via… per terra!!!! Il tutto avvenuto talmente lentamente da darmi il tempo di pensare “AZZ… AZZ... la tengo… ce la faccio… la tengo… AZZ... NON ce la faccio!”.
Certo, detta così è abbastanza ridicola, però sto anche pensando di rivendermela in un altro modo, del tipo: “Arrivavo sparata al Tamburello, dove ho fatto una staccatona al limite, mentre tenevo la moto in derapata mi si è spento il motore e sono caduta, sono scivolata per 200 mt nella via di fuga, non mi fermavo più…”. Che dite, me lo posso rivendere questo racconto?
Scherzi a parte, la scivolata non mi ha causato danni, e solo qualche cosuccia alla moto (leva del cambio, specchietto). Tornata ai box ho lasciato la moto incidentata, ne ho presa una nuova e sono subito rientrata in pista, stavolta dietro Ivo Bellezza che pazientemente mi ha mostrato le traiettorie. Orecchie dritte, molto più attenta a tenere alti i giri!!!! La mattinata è andata avanti bene, con quella maledetta pioggia che non ci ha lasciati un attimo, ma in un’atmosfera ugualmente rilassata ed allegra. Dopo ogni turno Mario faceva il de-briefing, spiegando, quando possibile, gli errori e dando suggerimenti. Purtroppo con quell’acqua le scivolate non sono mancate, ma nessuno si è fatto male, gli istruttori sono stati ben attenti a farci rimanere nei margini di sicurezza. Dopo pranzo abbiamo fatto un secondo briefing e, sebbene con qualche perplessità, abbiamo ripreso i turni in pista. All’ultimo turno della giornata ormai la pista me la ricordavo bene, sapevo cosa aspettarmi dietro la Piratella, che tanto panico aveva suscitato inizialmente, avevo preso le misure con la Variante Alta, avevo cercato di ottimizzare la traiettoria della Rivazza e riconoscevo la Variante Bassa, che mi indicava la fine di quei 4.933 metri di adrenalina!!!
Devo dire che il fatto di aver memorizzato la pista è stato provvidenziale, soprattutto durante l’ultimo turno, quando in avvicinamento alle Acque Minerali mi è volata via una lente a contatto. “Apri e chiudi l’occhio. Apri e chiudi l’occhio. Niente, non c’era più!!”. In 15 anni di lenti a contatto non mi era mai capitato, non ne avevo mai persa una!! Io dico: “Ma fra tutti i momenti in cui poteva accadere, proprio in quello? Proprio mentre stavo in pista?” Ad ogni modo, io credo che si debba essere anche un po’ fatalisti, evidentemente era il caso che mi facessi quegli ultimi giri pian pianino. Alla fine della giornata, bagnate come pulcini, ma ugualmente contente e soddisfatte, ci siamo cambiate ed abbiamo ritirato i nostri attestati di partecipazione e... sorpresa, sorpresa, anche la caricatura che la mano impietosa, ma ahimè sincera, di Matitaccia ci aveva fatto, un vero spasso!
Il bilancio? Sicuramente positivo. Nonostante il tempo, veramente orrendo, sono riuscita a tornare a casa con qualcosa in più. Ora affronterò il bagnato più coscientemente, cercando di gestire meglio quel sottile panico che la pioggia suscita, ho imparato a dosare la frenata e ad essere più fluida, con l’acqua deve essere tutto più dolce. Per ora è tutto, aspetto di uscire il prossimo week end per mettere in pratica gli insegnamenti di guida sicura.
Approfitto di queste ultime righe per ringraziare tutti: lo staff Ducati - che organizza i corsi in maniera assolutamente professionale, gli istruttori – che si sforzano non solo di insegnare in maniera egregia, ma anche di rendere l’atmosfera serena e familiare, i compagni e le compagne di corso e Matitaccia (non sarò mica come mi hai disegnata?!?!)

Beatrice

scheda valutazione corso
il corso visto da fuori

 

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