Motocicliste
 
Login | Registrati | Forum  

home page

PASSIONE FUORISTRADA

MOTOCAVALCATA

MOTOCAVALCATALeggendo la rivista Motocross, ho trovato un trafiletto che parlava di una “motocavalcata”, una manifestazione non competitiva a Nocera Umbra. Quale occasione migliore per rodare la nuova Hondina e la sottoscritta? Gli organizzatori mi hanno assicurato che il percorso era facile e adatto anche ai meno esperti, quindi mi sono letteralmente buttata. Emozione? Tanta, perché fino a quel momento avevo fatto percorsi di enduro con mio marito solo due o tre volte, e non sapevo bene a cosa andavo incontro...
Partenza: primi chilometri facili, bel terreno, nonostante la pioggia dei giorni precedenti e mi dico che se è tutta così arrivo al traguardo fresca come una rosa!
Più avanti invece cominciano le pietraie e le salite, quelle vere, dove molti si fermano. Sui sassi c’è quel fango che fa slittare la ruota dietro, fanno salire uno alla volta, se ti fermi ti devono spingere. Un tipo su Suzuki si blocca e non riesce più a ripartire nonostante lo spingano, dopo lui tocca a me. Lui è lì da un po’ e mi dicono di partire lo stesso: “vai, tutto gas e non ti fermare!”. Ho pensato che se non mi ammazzavo lì, non mi fermava più niente, e incredibilmente sono passata, forse lasciando qualcuno incredulo. Si alternano pezzi facili e difficili, cado un paio di volte, ma le protezioni fanno il loro dovere. Poi ci dicono che cominciano i guadi, il mio secondo incubo dopo le discese ripide. I fiumiciattoli da attraversare invece non sono così terribili, al massimo qualche metro di larghezza e nemmeno tanto profondi, tranne uno... Passa prima mio marito, che trova il punto buono e me lo indica, perché qualche centimetro più a destra si sprofonda. Passo anche io senza cadere, ma un gruppetto dietro al nostro ha qualche problema, così ci fermiamo e li aiutiamo facendo letteralmente il bagno, ma le cavalcate credo siano così, ci si dà tutti una mano. MOTOCAVALCATADopo i guadi ci sono quelle che chiamo “le fangaie”, pezzi in salita con terreno che ha la consistenza della marmellata e anche lì se ti fermi sei finito. Ci sono dei canali profondi e devi guidare con la moto di traverso con la ruota davanti in un solco e quella dietro (che slitta) in un altro e anche lì ringrazi di aver fatto il corso di supermotard, dove ti insegnano a “controsterzare”. Qualche altra piccola peripezia e arriviamo alla fine, quasi ultimi, stremati, infangati, ma felici. Dopo il pranzo prima di andare via mi dicono che per le partecipanti l’organizzazione ha riservato un simpatico mazzo di fiori, consegnato dal presidente del motoclub con tanto di foto e applausi.
Un appunto che devo fare è che non era così facile come mi avevano promesso, senza aiuto non so se me la sarei cavata, quindi consiglio una motocavalcata a chi ha già un po’ di esperienza. Ancora oggi mi chiedo come ho fatto ad arrivare in fondo, perché in quanto a resistenza ne ho poca e di paura tanta. Continuavo a ripetermi: “chi me l’ha fatto fare” e “quando finisce ‘sto calvario”? La cosa strana è che di fronte a certe difficoltà mi viene voglia di mollare tutto (se non avessi trent’anni piangerei anche!), ma non questa volta, forse anche grazie alla pazienza di mio marito e degli altri partecipanti che mi hanno dato una mano. Poi ancora oggi mi piace sentirmi dire che sono stata brava ad andare dappertutto, soprattutto per il grosso scoglio della paura che sto superando. Del resto se cadi ti acciacchi solo un po’! Adesso non vedo l’ora che arrivi il fine settimana per tornare in mezzo ai boschi: anche se il giorno dopo sei mezzo morto, non ne hai mai abbastanza. Devo ammettere che per una ragazza l’enduro non è una disciplina facile, più che altro fisicamente, e non date retta a chi dice che è al moto a portarvi: siete voi a doverla “domare”. Questo non vuole scoraggiare nessuno, anzi sottolineare l’importanza di un buon allenamento fisico, in questo caso fondamentale.
Mi sono avvicinata a questo sport dopo aver partecipato ad un corso di trial, nel quale ho imparato come si controlla una moto stando praticamente fermi, come si affrontano salite e discese ripide e così via. Altrettanto importante è stato il mezzo, la piccola Honda CRF 230, che è bassa, leggera e maneggevole, secondo me adattissima a principianti. Se nel motocross non serve toccare terra con entrambe i piedi, nell’enduro, se non si è molto alti o esperti, quando ci si trova in condizioni difficili è quasi fondamentale.
MOTOCAVALCATAQuindi ragazze, non lasciatevi spaventare da fango o salite apparentemente impossibili e provate uno sport che oltre ad essere un ottimo allenamento è ricco di emozioni!

Laura Maurizi


Motocicliste ® 2000