confronta
sull'argomento il sito dell'Associazione
Motociclisti Incolumi
Quello
della sicurezza sulle strade è uno dei temi sui quali
lesercizio della demagogia produce gli effetti
più sorprendenti. In occasione degli "esodi",
largomento torna con la sua stanca attualità per
poi essere sostituito da altri temi di discussione.
Come la pioggia a Roma. Ogni anno la popolazione romana
scopre la pioggia e le strade si trasformano in lagune,
si allagano gli scantinati, i quartieri restano senza
luce. Tutti guardano sbigottiti lacqua e si chiedono
cosa sia mai questo straordinario elemento naturale.
Poi, ai primi tepori primaverili, il concetto di acqua
si sfuma nellimmaginario per assomigliare sempre
più alla definizione data a un certo liquido dalle proprietà
diuretiche e dimagranti conservato in contenitori di
plastica variopinta.
Come la pioggia, gli incidenti stradali accadono
e, nei fatti, sembra che non si possano evitare. Se
poi accadono a un motociclista, non cè dubbio:
se lè cercata.
La sicurezza sulle strade potremmo declinarla
in tanti modi, ma, in questa occasione, ci limitiamo
alla strada in quanto tale, alla sua struttura e a quali
pericoli esponga il motociclista.
Nellinquadrare il problema dobbiamo, prima di
ogni altra cosa, considerare che le strade servono a
tipologie estremamente diverse di veicoli. Purtroppo
le esigenze di alcuni di questi sono in contrasto con
le esigenze di altri.
Un buon fondo stradale, ben cilindrato, compatto e coerente sembra una
delizia, ma anchesso nasconde qualche insidia. Per consentire il deflusso
dellacqua piovana dal centro della carreggiata verso i lati, dove dovrebbero esserci
sempre delle incanalature di scolo, si usa "cilindrare", cioè innalzare
leggermente la parte centrale della strada rispetto ai lati. Questo comporta due
conseguenze interessanti: chi viaggia spesso in autostrada, soprattutto con motocicli
pesanti, avrà notato un consumo delle gomme leggermente superiore sul lato sinistro. Chi,
a causa di un "dritto", finisce contromano, avrà notato che più si esce
larghi, maggiore è la velocità con cui si procede nella carreggiata opposta. In entrambi
i casi, i fenomeni sono direttamente proporzionali al grado di cilindratura, più la
strada ha una sezione "ingobbita" e peggio è. Di contro, quando si resta
ampiamente nella propria carreggiata, la maggiore cilindratura, con il conseguente effetto
parabolico, aiutano a mantenere la traiettoria.
Sulle poche strade rimaste con cilindratura molto elevata bisogna quindi non solo fare
attenzione alla propria traiettoria, ma si deve anche considerare con estrema attenzione
la percorrenza della curve a sinistra, in occasione della quali è meglio evitare di
avvicinarsi alla linea di mezzeria in quanto i veicoli che procedono in direzione opposta,
potrebbero allargare e avere difficoltà a recuperare una volta in balia della
cilindratura.
Altri
rischi arrivano dalla segnaletica orizzontale.
Le vernici con le quali si tracciano i segnali orizzontali
sono estremamente scivolose. Purtroppo luso di
tale segnaletica è in aumento su molte tipologie di
strada e quindi è più facile incappare in perdite di
aderenza, soprattutto in occasione di giornate piovose
o molto umide.
Un
altro tranello in cui si cade sovente è quello della
strada rovente. Molti credono che lasfalto
caldissimo offra più grip perché scalda le gomme. Sbagliato.
Lasfalto rovente è scivoloso perché il bitume
utilizzato per compattare la graniglia si ammorbidisce
e quindi non tiene in maniera adeguata. Le condizioni
ideali sono quindi asfalto pulito, temperatura dellaria
intorno ai 20 gradi, cielo sereno e spirito sorridente.
Durante
le piogge estive, infine, bisogna guidare con
prudenza per i primi quindici-venti minuti di pioggia.
Accade infatti che lacqua si depositi sullasfalto,
porti a galla i residui oleosi del riscaldamento del
bitume e si mescoli alla polvere. Si forma, quindi,
un velo sottilissimo di un fango grasso abbastanza insidioso.
Bastano però pochi minuti perché lacqua lavi via
il tutto.
Quello della pioggia è un altro problema perché a nessuno
piace guidare sul bagnato. Esistono dei materiali per
la pavimentazione, i cosiddetti asfalti drenanti, che
riducono di molto sia la scivolosità del fondo, sia
leffetto nebbia dellacqua sollevata dai
veicoli che precedono. LItalia è fra i paesi più
avanzati nella ricerca e nella produzione di questi
tipi di asfalto, che sono assai apprezzati allestero.
Da noi, invece, non vengono usati perché sono un poco
più costosi dellasfalto tradizionale. Capita,
ogni tanto, di imbattersi su un tratto di pavimentazione
sperimentale con asfalto drenante e la differenza è
tale da rendere legittima la domanda se non sia giusto
investire un poco dei denari che le tasse automobilistiche
procurano per passare con decisione a questi materiali
più sicuri. Ma di sicurezza, si sa, è molto meglio (e
più economico) parlarne e basta.
Vale
la pena di aprire una parentesi per ricordare come,
in Italia, i mezzi di trasporto, al netto dellIrpef,
fruttino al Fisco qualcosa come 98 mila miliardi. Le
spese dellItalia per la mobilità, tutto
incluso, ammontano a circa 88 mila miliardi. Quindi
ci sono circa 10 mila miliardi che vengono spesi per
cose diverse dalla mobilità. In percentuale, la mobilità
genera il 6% del PIL, mentre per la mobilità se ne spende
solo il 4%. Guarda caso è quel 2% che divide lItalia
dai Paesi europei meglio disposti alle spese di utilità
sociale.
E
infine, parliamo un poco delle barriere. Dopo i muretti
in pietra e malta, a volte gradevoli esteticamente,
soprattutto quando sottolineavano un bel panorama, ma
spesso letali, si è passati a varie tipologie di barriera
di contenimento. Ai lati delle strade, ormai, domina
la doppia onda in lamiera, che sta per
essere sostituita un po ovunque dalla tripla
onda. Si tratta di paletti di metallo con sezione
ad "H" congiunti da fasce di lamiera ondulata.
Li conosciamo tutti. Se, tuttavia, ci si mette a sedere
nei pressi di uno di questi guard-rail e lo si osserva
attentamente, si può provare un autentico brivido se
solo passa per la testa il pensiero di caderci sopra
a più di 2 chilometri orari.
Nel 1999, su strade consolari romane, ci sono stati
diversi incidenti. In due occasioni, due motociclisti
sono caduti sui guard-rail. Uno è stato decapitato,
allaltro è stata amputata una gamba. La nota raccapricciante
non serve a fare sensazione, ma a rilevare come lintento
di disporre un elemento di sicurezza si sia trasformato
in un vero pericolo.
Le barriere di contenimento, infatti, devono trattenere
bici, moto, auto e camion. Sono quindi strutturate in
funzione del massimo carico, con scarsa considerazione
per gli effetti sul corpo umano non protetto da una
carrozzeria. Non solo, ma esistono barriere come i cosiddetti
"new jersey", che sono pericolosi
anche per le auto. Queste barriere, composte di sezioni
rettangolari di calcestruzzo, infatti, vennero progettate
quando le carrozzerie erano sporgenti rispetto alla
carreggiata delle auto e quindi hanno la base larga
e poi si stringono progressivamente verso la sommità.
Se si osserva unauto depoca, si nota subito
come, in tempi ormai lontani, gli assi erano più stretti
del corpo vettura e quindi cera parecchio spazio
fra lingombro della carrozzeria e quello delle
ruote. Se unauto finiva contro il new jersey,
vi si appoggiava con la fiancata, che si deformava,
e lo spingeva, spostandolo un poco. Lenergia dellimpatto
veniva parzialmente dissipata dalla deformazione delle
lamiere e dallo spostamento della barriera. Adesso,
invece, le auto (e i camion) hanno le ruote a filo della
carrozzeria, quindi tendono ad arrampicarsi sulla base
della barriera e a sollevarsi. Sono quindi frequenti
i salti di carreggiata dei camion e delle auto. I new
jersey agiscono da rampa di lancio. Non solo, ma dovendo
resistere alla forza dellimpatto di un camion,
sono estremamente rigidi se ci sbatte sopra qualcosa
di leggero come una motocicletta, che rimbalza contro
la barriera tornando a grande velocità verso il centro
della carreggiata.
Leffetto sulle moto non è stato tenuto in gran
conto, ma quello sulle auto sì. Quindi si è andata diffondendo
prima la doppia onda e, adesso, la tripla onda, sempre
in lamiera. Le bande metalliche, infatti, non hanno
base e, se colpite, si deformano plasticamente "inglobando"
il veicolo che ci finisce contro. Il tipo più recente
ha anche le bande metalliche semoventi: se il veicolo
che le colpisce tende a sollevarsi, i bulloni che trattengono
le bande possono scorrere in una sorta di pista che
consente loro di trattenere la banda metallica mentre
questa si sposta verso lalto per parecchi centimetri.
La deformazione delle barriere a tripla onda è tale
che riescono a fermare e trattenere anche veicoli molto
pesanti che impattino a velocità notevoli. Un passo
avanti per la sicurezza di auto e camion. Per un motociclista,
invece, anche la tripla onda è pericolosa per via del
taglio delle lamiere, sia di quelle dei sostegni, sia
di quelle delle bande. Per ovviare anche a questo problema,
in alcuni Paesi europei, fra cui Spagna e Germania,
si stanno installando le barriere su paletti meno aggressivi
rispetto a quelli con sezione ad "H", ma soprattutto
si utilizzano delle barriere "scatolate",
con la parte superiore, cioè, coperta da un tappo che
evita al corpo del motociclista di sbattere contro il
taglio delle lamiere. Un ulteriore miglioramento, che
però non risolve il problema della pericolosa e difficile
convivenza sulle strade di veicoli troppo diversi.
Daltro canto, la tecnica del contenimento del
corpo o del veicolo dopo una caduta sta perdendo consensi
anche sulle piste, dove si è visto che perfino le barriere
studiate appositamente per le moto, presentano delle
controindicazioni. Finora lunica cosa che funziona
veramente è lo spazio di fuga, possibilmente erboso
e pianeggiante. Sullerba, il corpo e la moto scivolano
disperdendo lenergia della caduta lentamente e
in maniera poco traumatica. Il rischio di restare impigliati
è ridotto e anche liberarsi dalla motocicletta è più
facile.
FC
SICUREZZA SULLE
STRADE SU INTERNET |
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Associazione
Motociclisti Incolumi
INRETS
http://www.inrets.fr
francese e inglese
SICUREZZA STRADALE E GESTIONE
Il ministro dei lavori Pubblici
sta girando l'Italia, incontrandosi
con amministratori locali che gli espongono
i vari disastri della situazione infrastrutturale
pubblica...
da ADUC
GLI
INCIDENTI SULLE BARRIERE AUTOSTRADALI: DINAMICA
DEGLI IMPATTI E ANALISI SULLE LESIONI
TRAUMATICHE
(norma Europea pr EN 1317, specifica
statunitense NCHRP Report 350, barriere
in acciaio a tripla onda 3n, barriere
New-Jersey in calcestruzzo prefabbricato)
da Safety
News
BARRIERE
SPARTITRAFFICO
da Safety
News
LA
LEGGE, LA MOTO, L'EUROPA
Gli studi sugli incidenti motociclistici
del Transport Road Research Laboratory.
Paragambe e airbag...
da Coordinamento
Motociclisti
MOTOAIRBAG:
LA PROGETTAZIONE
Le moto rappresentano tra il 10 e il
20% di tutti i veicoli circolanti in
Europa, ma dalle analisi delle statistiche
sugli incidenti stradali risulta che
a parità di Km percorsi il motociclista
ha probabilità di incorrere in un incidente
mortale 10- 15 volte superiore rispetto
ad un automobilista...
da Safety
News
Muore
trafitto dal guard-rail
da Zonanet
Guard
rail in legno
da Profilumbra
|
|
SICUREZZA STRADALE E GESTIONE
Il ministro dei lavori Pubblici sta girando l'Italia,
incontrandosi con amministratori locali che gli espongono
i vari disastri della situazione infrastrutturale pubblica.
Lo abbiamo ascoltato, per fare solo alcune citazioni,
sul ponte di Messina e sulla pedemontana, e a Benevento,
dove probabilmente sta cercando di capire cosa fare
di una delle strade a piu' alto tasso di mortalita'
della zona, la statale 88. E proprio su questa strada
un imprenditore privato si e' offerto gratuitamente
di "metterla a posto" secondo un suo progetto
su cui ha chiesto, praticamene, mano libera: com'era
prevedibile non e' stato neanche ascoltato.
E' evidente che il ministro Nesi, nella sua impostazione
statalista/monopolista, non ha tempo per certe "offerte",
ma si limita a registrare l'esistente e a far si' che
tutto sia rigidamente come prima: e' la politica di
sicurezza stradale -ormai incancrenita- di tutti i Governi
che si sono succeduti, e neanche il continuo aumento
dei morti sulla strada fa da stimolo, tant'e' che le
uniche risposte che abbiamo sentito, sono quelle del
ministro degli Interni, che ha promesso pene piu' severe
per chi viola il codice della strada e mezzi piu' tecnologicamente
sofisticati per chi deve rilevare queste infrazioni.
Magari il problema fosse solo quello che vuole affrontare
il ministro Bianco, purtroppo, ed in modo piu' evidente,
c'e' quello che non affronta il ministro Nesi: la situazione
strutturale. Che continuando ad essere gestita dallo
Stato (o da societa', come Autostrade spa, a prevalente
capitale di Stato), mostra tutta la sua debolezza e
mancanza di prospettive risolutive.
Prendendo stimolo dall'imprenditore campano, ci domandiamo
perche' la gestione deve continuare ad essere pubblica,
visto che, con l'attuale, la situazione della sicurezza,
invece di migliorare peggiora? Un privato, per esempio,
seguendo le indicazioni dell'associazione camperisti,
potrebbe piu' agilmente realizzare strade con aree di
sosta e ristoro ogni 15 Km senza dover mettere in moto
la mostruosa burocrazia pubblica per approvazione e
bando di gara per gli appalti. E sempre un privato non
terrebbe una strada nelle condizioni in cui continua
ad essere la Firenze/Livorno, perche' non ne potrebbe
avere un lucro, e perche' non dovrebbe avere il lasciapassare
dallo Stato per le precarie condizioni strutturali di
sicurezza (cosa che oggi lo Stato glissa, perche' dovrebbe
prendersela con se stesso).
Ovviamente i contribuenti non dovrebbero piu' pagare
allo Stato quelle tasse che vengono dirottate per questi
servizi, ma pagherebbero direttamente i servizi quando
ne usufruiscono.
Fantasia e fantapolitica? Probabilmente con l'immobilismo
viaggiante del ministro Nesi, ma non se prendiamo in
considerazione Paesi in cui cio' e' realta' da diverso
tempo (come negli Usa), e dove ogni week-end non si
effettua il macabro gioco della conta dei morti al rialzo.
da ADUC
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