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Il lavaggio

Lavare una motocicletta, sembra una fesseria e invece è un'attività che può collocarsi fra l'estasi e la dannazione. Se alla fine del lavaggio la moto è tutta bella lucida e parte al primo tentativo, è una grandiosa soddisfazione. Se, pur essendo bella lucida, non parte o funziona con un cilindro in meno, o non si accendono le luci o tira dei botti spaventosi dallo scarico al punto che si comincia a pensare che si spaccherà in due come una noce, allora non esiste cera per carrozzerie che tenga, si maledirà il momento in cui si è deciso di ricorrere all'acqua.

Pure, ci sono una serie di attenzioni che si possono adoperare per evitare le più tragiche conseguenze di un lavaggio entusiastico.

Ecco di seguito la cronaca di una crisi da "massaia inquieta" risoltasi felicemente.

Sabato mattina. Sole. Indicatore delle energie al livello massimo. Moto lurida.

Munirsi di:
Shampoo neutro per carrozzerie. Spray lavamotore. Synpol. Tubetto di polish per cromature (ottimo quello che vendono le concessionarie Harley, da comprare rossi in viso e mai confessare che è lo stesso che usano gli "harlisti"). Barattolino di grasso per contatti elettrici (dagli autoricambi , si tratta di grasso di vaselina). Spray CRC. Grasso per catene. Due spugne. Un panno tipo Vileda. Uno straccio. Ovatta. Giornale. Rotolo di nastro adesivo. Busta tipo immondizie. Alcuni elastici. Un secchio. Pennello. Una pelle di daino (quella sintetica va benissimo, anche se non raggiunge l'assoluta eccellenza della pelle di daino naturale. I daini, però, sapranno dimostrarvi la loro riconoscenza. Inoltre, dando la cera con la moto asciutta, gli eventuali aloni lasciati dalla pelle sintetica spariscono).

Prima di tutto, piazzare la moto all'ombra, sul cavalletto centrale e togliere la chiave senza bloccare il manubrio. Mettere un pezzettino di nastro adesivo sul blocchetto di accensione e su tutte le altre serrature.
Ritagliare la busta di plastica ricavandone una serie di quadrati di dimensioni consistenti. I quadrati serviranno (legati con gli elastici) a sigillare le marmitte e ad avvolgere i blocchetti elettrici al manubrio.

Muniti di pennello cominciare a spruzzare il liquido lavamotore sul motore e sui punti in cui ci sono accumuli di grasso e sporcizia. La maggior parte di questi liquidi non danneggiano né la gomma né le plastiche o le vernici, quindi si possono usare con tranquillità. I prudentissimi possono fare una prova con il solito, sfigatissimo pezzettino di carrozzeria non in vista, che si becca tutti gli esperimenti.

Una volta spruzzato il lavamotore per benino, aspettare qualche secondo, quindi ripartire con il pennello per raggiungere gli anfratti. Ciò fatto, mano al tubo dell'acqua. Con la sola acqua bagnare tutta la moto eliminando la polvere. Arrivati al motore, darci sotto con il pennello rimuovendo con cura tutto il liquido lavamotore. Evitare accuratamente di usare lance e dispositivi che aumentano la pressione dell'acqua. Al massimo, il pollice sul tubo per ottenere un getto un poco più potente da dirigere esclusivamente sulle superfici piane (evitare il motore e i dispositivi elettrici come il cassettino dei fusibili o l'antifurto. Evitare come la peste di sparare l'acqua nel filtro dell'aria).

Adesso si passa allo shampoo. La giusta quantità nel secchio da diluire in acqua. Sotto con la spugna senza strofinare con troppa energia. Rapido risciacquo e, se necessario, secondo passaggio di shampoo.

Adesso la fase più delicata dell'operazione: l'asciugatura. Rimuovere col panno Vileda l'eccesso d'acqua, rimuovere i foglietti di plastica e pulire per bene le parti che erano coperte. Quindi si passa alla pelle sintetica (o di daino, però sappiate che i daini vi guarderanno con sospetto e, alla prima occasione, vi scuoieranno per rappresaglia).
Le fortunate che possiedono un compressore potranno soffiare via l'acqua anche dai punti più difficili da raggiungere. Coloro che non possiedono il compressore, potranno godere come maiali se l'aria compressa manderà l'acqua dove questa non deve arrivare. E così viene ristabilito l'ordine naturale delle cose.

Asciugata la moto proprio bene (avendo cura di aprire il tappo del carburante e lustrando anche la parte di serbatoio coperta), si scopre invariabilmente che ci sono punti (fra questi lo snodo del cavalletto) ancora sporchi da fare schifo. Raggiungerli e pulirli smoccolando a bassa voce.

Adesso bisogna intervenire contro l'umidità. Mano al CRC. Spruzzarne un pochino dentro tutte le serrature e nei contatti elettrici. Verificare quindi la tenuta dell'interruttore dello stop collegato al pedale del freno posteriore e gratificarlo con una boccata di CRC.

Quindi passare un velo sottilissimo di vaselina sui cavi elettrici in gomma tirandolo per bene con lo straccio. Mettere un poco di vaselina anche sui contatti della batteria, possibilmente con un pennellino per arrivare dappertutto senza eccedere in quantità.
L'uso di quantitativi minimi di vaselina non è suggerito dalla tirchieria, quanto dalla circostanza che la vaselina fonde a temperature ridicole. Quindi una palla di vaselina sui contatti della batteria garantisce un'ottima tenuta contro l'ossidazione, ma diventa un bicchiere d'olio appena il motore si scalda un poco. Quindi è meglio metterne un velo e spanderlo per bene.
Prestare grande attenzione quando si usano lubrificanti di ogni genere nei pressi delle ruote. Bisogna evitare a tutti i costi di mettere del grasso sui dischi dei freni.

E adesso la cera. Qui si consiglia l'uso del Synpol. A parte i due miliardi l'anno che l'azienda ci passa per promuovere il prodotto (magari :-), c'è da dire che funziona proprio bene. Si può passare anche su parabrezza e fari perché elimina definitivamente gli insetti (che da morti si vendicano cementandosi nel luogo di "sepoltura").
Questa caratteristica "entomolitica" (entomolisi è un neologismo inventato da noi per fare sfoggio di studi classici e significa scioglimento degli insetti) si rivela preziosa per eliminare i residui dei cadaverini dalle forcelle. Non è un bizantinismo da psicopatici ossessivi, serve veramente. Infatti quasi tutti gli insetti hanno strutture formate da cheratina, la quale si appiccica e cristallizza sulle forcelle e, che ci crediate o no, lavora come la carta abrasiva contro i paraolio delle forcelle causando, alla lunga, dei trafilaggi.
Dopo la lezione di biologia si torna alla pulizia della moto. Il Synpol, dicevamo, va passato un po' dovunque. Appena si asciuga bisogna munirsi di ovatta e lustrare a fondo.
Avendo preso la mano, si comincia a passare il polish per le cromature. Il funzionamento della crema è sempre lo stesso: si spande con movimenti rotatori, si lascia asciugare e quindi si lucida con l'ovatta.

Quando è tutto pulito bisogna fare una cosa tremenda: passare il grasso sulla catena. A parte il rischio di risporcare qualcosa, il pensiero che la catena girando schizzerà grasso su tutta la moto comincia a tormentare. C'è chi pur di evitare macchioline di grasso è disposto a cambiare pignone, corona e catena. Se il Superenalotto non vi ha ancora premiato, però, non è la strategia migliore. Si può evitare il peggio avendo cura di spandere bene il grasso con un pennellino, evitando grumi e ammassi che si trasformano in comete di morchia.
Se la catena fa veramente schifo, forse è il caso di smontarla. Bisogna munirsi di una bacinella piccola nella quale mettere a bagno la catena in olio per motore pulito e molto caldo. Con il solito pennellino rimuovere tutto lo sporco, quindi asciugare bene la catena con un panno, cospargerla con il grasso adatto e rimontarla. Da evitare il bagno in benzina. Pulisce a fondo, ma danneggia le piccole guarnizioni che stanno fra le maglie.
Per eliminare l'olio dalla catena, i fortunati di prima potranno soffiarlo via con il compressore avendo avuto cura di stendere un paio di fogli di giornale per raccogliere gli schizzi.
C'è una manovra molto pericolosa che alcuni fanno per ingrassare la catena e che noi sconsigliamo vivamente. Moto sul cavalletto centrale, motore acceso e marcia ingranata. La manovra è assai spregiudicata e rischiosa, dicevamo. Un amico - che lavora in un'officina meccanica - ci ha detto di non lubrificare mai e poi mai la catena con il motore acceso e la marcia inserita; è comodo ma pericolosissimo soprattutto usando stracci o pennelli, basta la minima disattenzione per ritrovarsi con le dita maciullate o peggio. Se però avete proprio deciso di farlo, sarebbe meglio essere in due. Uno tiene la moto (presa salda al manubrio e mano pronta sul freno anteriore) e anche il freno posteriore leggermente premuto, l'altro mette il grasso con la sinistra e con la destra tiene uno straccio ben piegato per raccogliere gli eccessi e gli schizzi. (Sempre un giornale aperto per terra).
Se la moto non scende dal cavalletto con il motore imballato, partendo a razzo incontrollata verso un precipizio, se non restate con le dita nei raggi o nella corona dentata, se non vi si impiglia la collanina, il braccialetto o la treccia nella ruota, se, insomma, non vi colpisce il solito colpo di sfiga, il risultato è generalmente buono e si lubrificano anche corona e pignone.

E' arrivato il momento della prova del nove. Motore acceso, controllo generale dell'impianto elettrico, clacson, frecce, stop, posizione, anabbaglianti e abbaglianti. Tirare giù la moto dal cavalletto e fare un giretto per riscaldare per bene il motore eliminando completamente l'umidità. Appena possibile provare i freni, casomai percorrendo qualche decina di metri con i freni tirati.

L'olio, i grassi, le pezze intrise di solventi e lo shampoo inquinano. Usarli con parsimonia e gettarli nei cassonetti appositi. Per gli olii e le batterie usati ci sono due consorzi ai quali è possibile e opportuno rivolgersi per lo smaltimento.

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