Motocicliste
 
Login | Registrati |condividi su  

home page

Il concorso
Moto & Amore
Regolamento
Come partecipare
I racconti
Pubblicati
Come votare
Sul Sito o su Facebook
Vota!
Vota il tuo racconto preferito
I vincitori
I racconti votati dalla giuria e quelli votati dal pubblico

Moto & Amore

MOTO E AMORE
Torna all'elenco dei racconti Pubblicati

28.
Vado al massimo
MOTO & AMORE

Single. Sono ancora single. Possibile essere ancora single a ventinove anni? Questa parola si pronuncia “singol” e dovrebbe portare bene perché comincia con una nota musicale, forse la più triste, ma poi termina con il suono strozzato di una consonante e lì si capisce che qualcosa non funziona... Ricorrendo al latino sembra quasi che dica “sin” “gol”, senza goal, cioè senza obiettivo, senza meta, senza qualcosa. Ed in effetti chi è singol è privo della propria anima gemella, ammesso che esista. Sono single, mi trovo in questo stato di privazione e lo sono a ventinove anni.

“Posso presentarti mio cognato” mi dice Chiara, collega stagista da noi in ufficio per tre mesi.
“Anche lui ha la moto, così magari organizzate qualche giro” prosegue.
“E che moto ha?” chiedo un po’ incuriosita.
“Ops, lo sai che non lo so, non me ne intendo molto. Aspetta che lo messaggio così glielo chiedo”. Cinque minuti dopo guarda il telefono “Ha una suzuki, mi scrive qui, una SV 650”, “Cavolo”, commento, “la moto che volevo comprare!”. Volevo, ma ho una Suzuki GS 500: saltare da un custom 250 ad una stradale 650 mi pareva troppo. Chiara mi guarda stupita, devo aver fatto una faccia ai suoi occhi strana quando ho sentito pronunciare SV, ma lei non può capire fino in fondo, non è una motociclista. La mitica SV! Ogni ragazzo che ne possegga una è degno di essere conosciuto! “E come si chiama tuo cognato? E’ carino?” domando.
“Si chiama Massimo. Sì è carino, ha gli occhi dolci”
“Per me va bene, dagli pure il mio numero così lo contatto per un giro in moto”
“Ok, aspetta che ti do il suo”
“Grazie”, concludo, poi torno nell’altra stanza, il mio secondo ufficio.

Faccio uno squillo al numero di Massimo. Purtroppo non ho soldi e bisogna che mi richiami lui.-Passerò da tirchia? - penso - E però che cavolo, è lui l’uomo! Piuttosto lo capirà che deve richiamarmi? -. Due secondi dopo squilla il telefono - Ok, proprio del tutto scemo non è ed è già qualcosa! -. “Pronto, ciao, com’è?”, esordisce lui. MMhhh, bella voce. Già tre punti a suo favore: l’SV, la voce, ha capito che doveva richiamarmi. “Ciao, bene grazie! La Chiara mi ha detto che c’hai la moto. Magari si può andare a bere qualcosa così vediamo di organizzare poi un giro”, propongo.
“Ok”, fa lui.
“Lo conosci il Macondo, in Darsena? Ci potremmo trovare lì domani sera, ti va bene alle undici?”
“Va bene, grazie, a domani, ciao”
“Ciao” e butto giù.

E’ il mio primo appuntamento al buio, a ventinove anni.
Devo assolutamente riuscire ad arrivare in orario. Già son passata per quella tirchia, non mi va di passare anche per ritardataria, quale in verità sono. E’ che tendo sempre a calcolare male i tempi e poi, se putacaso inizio a prepararmi con largo anticipo, è la volta che arrivo più in ritardo perché me la prendo comoda e comincio a crogiolarmi nei gesti. E così attacco con il rito dell’uscita, che parte dalla salita in camera per la scelta del vestiario, prosegue con la vestizione e si conclude con scarpe e trucco. Inizio con un’ora e mezzo d’anticipo sulle undici, tanto per essere sicura. Non so cosa mettermi. Di solito sono una che non tende molto alle gonne, però per un appuntamento… Poi per il mio primo appuntamento al buio… Perfetto, i pantaloni grigi appena sotto al ginocchio andranno benissimo! Con le nuove adidas nere e rosse, quelle da boxe che vanno ora, maglia rossa con la cerniera e cappotto grigio di pelle. Un filo di trucco, un po’ di profumo e via. Casual, ma non troppo. Ricercata, ma anche semplice. Firmata, ma non in tutto. Tale esecuzione mi costa già la metà di quell’ora e mezzo d’anticipo. Levo l’altro quarto d’ora per il trucco e infilo in macchina con solo mezz’ora d’anticipo, il che implica arrivare in orario, salvo imprevisti tipo un trasporto eccezionale per strada. Alle 23 in punto sono davanti al locale. Hanno già iniziato a suonare, cover rock classiche. Che succede adesso? Come funziona l’appuntamento al buio? Faccio un giro veloce e m’imbatto in Ilaria, ex di mio fratello, lì con il suo nuovo ragazzo e altre coppie di amici. Mi siedo al loro tavolo e scambio le poche chiacchiere urlate che trapelano dal volume elevato delle casse, che abbiamo per altro vicine. Spiego che ho quest’appuntamento al buio, ma che ancora, alle 23.15, non s’è visto nessuno. Bisogna che faccia qualcosa: prendo il telefono e mando un SMS con scritto – Ciao, sono arrivata, ho pantaloni grigi, scarpe adidas e maglia rossa. Ilaria s’è incuriosita, vuole vedere anche lei come sarà Massimo. Sta perdendo mezzo punto, dopo che sono andata contro me stessa per arrivare puntuale, è lui ad essere in ritardo. Nell’attesa volgo lo sguardo verso la porta, per scrutare qualsiasi maschio la varchi da lì in avanti. Il primo non si può vedé, arriva prima la buzza di lui, occhialuto, fisico eccedente, debordante persino nel modo di farsi spazio tra gli altri, spero non sia lui e volontariamente lo perdo con lo sguardo. Il secondo è l’opposto, alto, capelli lunghi e ricci castani chiari, bel fisico, snello, atletico, vestito un po’ sdrucito. Spero sia lui e volontariamente lo seguo con lo sguardo fino al suo fermarsi al bancone. Il terzo è una via di mezzo, però carino: capelli scuri, pizzetto, aria malinconica. Va anche lui al bancone. Al quarto ingresso sono tre ragazzi quindi non fanno testo. I due al bancone non si guardano molto in giro, quindi non capisco chi dei due possa essere. Ce ne sarà un quinto? Adesso stanno entrando delle ragazze, quindi non rimane che aspettare. Mi rimetto a guardare il gruppo ed intanto sono le 23.30. Mi sento un po’ tipo lampada OSRAM di Baglioni, finché sento trillare il telefono, è arrivato l’SMS che mi serve. “Ciao sono arrivato, indosso una giacca a vento blu, adesso sta a te trovarmi”. E’ facile, mi rigiro verso il bancone e lo vedo, è il terzo. La giacca a vento che indossa non è solamente blu, ma divisa orizzontalmente in due parti di cui quella più in alto è blu, l’altra più in basso bianca. Da sotto trapela una maglia con sfondo grigio e righe orizzontali di vari colori. Ma al giorno d’oggi chi indossa una maglia a righe orizzontali? Saluto Ilaria e gli altri e gli vado incontro. Sentendo la sua voce, che mi piace, passo sopra a quell’orrenda maglia. “Ciao, com’è? Finalmente ce l’abbiamo fatta” mi dice, stringendomi forte la mano, “Eh già!” rispondo io.
“Vuoi?” mi chiede, porgendomi la birra media che ha già preso.
“No grazie, non bevo birra, però se mi accompagni prendo un bacardi breezer” e ci avviamo di nuovo al bancone. Non me lo offre, sarà lui allora il tirchio? Sorvolo anche su questo quando inizio a bere.

Con un po’ di alcool in corpo la conversazione scorre via liscia e piacevole. Ci spostiamo fuori, più lontani dal fracasso delle casse. Parliamo di musica, di hobby, di lavoro e, ovviamente, di moto. Decidiamo di provare ad andare via due giorni il week end successivo, bello, così potrò provare l’SV! Lo osservo. E’ vero, ha gli occhi dolci, che sorridono assieme alla bocca, circondata dal pizzetto. Fa battute sui generis un po’ in stile umorismo britannico, cui ride, anche da solo: ha un modo carino di ridere, sposta leggermente la testa all’indietro ed alterna inspirazione ed espirazione a creare un suono morbidamente ritmico. Gli squilla il telefono, è un suo amico, anche lui arrivato al Macondo. Lo raggiungiamo, è simpatico, anche se un po’ ingegnere, come Massimo, hanno studiato assieme. Stiamo un po’ con lui, poi si va, la stanchezza prende il sopravvento. Lo accompagno alla sua auto al parcheggio e mentre intavoliamo le chiacchiere di congedo squilla il mio, di telefono “Che fai?” dice la voce dall’altra parte e riconosco essere quella del mio ex. Mi guardo attorno per vedere da dove mi sta osservando e quando lo vedo rispondo al suo smanaccare con un saluto analogo. Mi metto a ridere, mi fa piacere vederlo, ogni tanto ci sentiamo per una pizza. Al mio primo appuntamento al buio vengo ancorata al presente dal passato, nel pensiero delle uniche due persone che già conoscevo incontrate al locale. Voglio volgere il mio sguardo al futuro. Saluto Massimo con un bacio sulla guancia, ci sentiremo via SMS.

Il week end successivo piove. Niente giro in moto, con Massimo si organizza una pizza qualunque. Avrei dovuto dar retta alla pioggia. Avrei dovuto dar retta alla presenza, nel presente, di elementi passati per evitare di imboccare la strada sbagliata in futuro. Ma in moto succede, a volte, come nella vita.

Laura Vardi

Motocicliste 2000