Moto
& Amore
MOTO E AMORE
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Pubblicati
29.
Ebbrezza
L’ebbrezza dell’aria dei profumi
della gravità: una piega non è la vita, ma è
ciò che dà anima alla vita, proprio come l’amore
è un fragilissimo equilibrio che ci è dato provare
solo ad alte velocità. Quando la vita accelera possiamo
decidere se frenare, scendere oppure piegare...
”Se nessuno mi porta in moto, allora
la moto la guido io!” pensai, e il destino era lì
ad ascoltarmi.
In un pomeriggio afoso dell’estate fiorentina, mi prese
per mano e mi portò non davanti ad un tramonto, ma
in un garage. Bellissima e lucida, vecchiotta ma non li dimostrava,
mi sembrò enorme... la NSR 125! Era il modellino in
scala delle moto da corsa che mi hanno fatto innamorare del
mondo delle due ruote, l’avevo scelta sulla scorta del
passato che volevo combattere, ma vederla lì…
bianca e rossa era tutta un’altra cosa. Il passato che
mi aveva condotto lì di colpo non c’entrò
più niente, eravamo solo io lei… e l’altro
mi guardò, negli occhi, e mi disse “una moto
è una parte di te... per comperarla la moto ti deve
chiamare, prendila solo se ti chiama” non c’era
nient’altro da dire, il destino mi veniva incontro a
passo di Honda. La mia prima moto e il primo amore erano lì.
Fino ad un attimo fa sembrava uno scherzo, un gioco ai motociclisti,
non sapevo neanch’io perché ero lì, inseguendo
un sogno iniziato sul sellino posteriore e diventato grande
per forza, quasi inaspettatamente
Ero in quel posto dal quale non avrei saputo
tornare da sola e infatti non tornai sola.
Due caschi recuperati, l’auto in un posteggio si spera
regolare… e noi due per le vie della città...
ci guardavamo nelle vetrine dei negozi eravamo belli, 50 anni
in due su una moto da ragazzini inseguivamo il sogno della
moto, e dell’adolescenza.
Perché venisti a portarmi via in quel
pomeriggio non l’ho mai capito, così diversa,
sperduta e dolce con quella espressione di cucciolo che si
affaccia al mondo dei vivi. Non avevo mai guidato prima di
allora neanche un “ciao” e mie ultime esperienze
di guida di due ruote risalivano alla graziella “Ti
insegno io” non vidi la trappola rosa, probabilmente
c’ero già dentro…
Non trovammo altro modo che parcheggiare la
moto sotto casa sua, e di tanto in tanto io sarei andata da
lui per apprendere i primi rudimenti. Il piazzale dietro casa
era l’ideale la sera: vuoto e grande, si potevano fare
le prove in tutta tranquillità.
Salii sulla sella… che sensazione fantastica e tremenda
allo stesso tempo volevo andare ma mi rendevo conto che non
avrei saputo neanche accenderla. L’accensione non fu
una lezione difficile, accesi, misi la prima partii..wow..
Arrivò presto la fine del piazzale..ohi..sì,
frenare ho capito come si fa..ma mettere giù i piedi
contemporaneamente.. non ci ho proprio pensato!! Prima partenza..e
prima caduta..e tu che mi guardasti senza muovere un passo,
da lontano ridesti perché ero caduta a meno di 25km
orari.. non venisti a raccogliermi.. la moto pesava e da sola
mi sembrò impossibile ma il tuo carattere è
quello non lo hai mai nascosto
Certo a prima vista tra i due la moto sembrava
quella più dura …
Le sere si moltiplicarono, poi anche qualche pomeriggio..ormai
sapevo cavarmela con la moto… invece non avrei più
saputo uscire dal quella tremenda e tenerissima sensazione
che provavo al tuo fianco… e poi finalmente la campagna
toscana un campo di grano in quella solare verdissima primavera.
Non ci eravamo mai detti niente fino a quel momento, ma tutto
era chiaro. Nascosti dalle spighe alte cresciute per noi temevamo
di venir falciati ma ridemmo come ubriachi sulla mezzeria.
Ubriaca d’amore e di moto... è così la
vita che voglio vivere.
Dory
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