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Moto & Amore

MOTO E AMORE
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30.
Il Bar del Colle
MOTO & AMORE

Stendo sul letto la mia tuta grigia e bianca. La indosso con calma, ma con le lacrime agli occhi, ripensando a quanto, solo un'ora prima, è successo con Marco.

E me lo rivedo lì davanti agli occhi che mi dice:"Sei la mia donna ideale ma non ti voglio prendere in giro, non mi sento ancora pronto a prendermi delle responsabilità, sai come sono fatto, io mi voglio divertire, e bla, bla, bla..." Il succo comunque è che mi ha piantata, con tatto ed eleganza, ma mi ha piantata in tronco. E io avevo investito tanto in questa storia e sognavo di farmi una famiglia, che scema, con uno come Marco non sarebbe certo stato facile...

Mi infilo gli stivali, prendo il casco e le chiavi della moto. Già, la moto: era la moto di Marco, poi un bel giorno lui è arrivato con una Corsaro nuova fiammante e così mi ha lasciato quel gioiellino della Z-750, ormai troppo "piccina", come diceva lui.
Accarezzo lievemente la sella della moto e un fiume di ricordi irrompe nella mia mente.

Ma basta, ora non voglio altro che partire.
Già dopo i primi chilometri i miei nervi si rilassano e l'immagine di Marco, che giganteggia nella mia mente, si fa sempre più piccola.

Mi allontano dalla costa, prendo la direzione del passo fatto così tante volte che conosco quella strada come quella che mi porta al lavoro ogni mattina. Mentre guido con la mia solita mano leggera, mi viene un pensiero diabolico: quella moto non è mia, è rimasta intestata a Marco, è di Marco. E allora chi se ne frega... un fremito mi percorre la schiena e inizio a dare gas.

In un attimo mi ricordo di tutti gli insegnamenti che Marco, bravissimo pilota, ha sempre tentato di farmi mettere in pratica, fin dalla prima volta che mi ha messo sulla moto. Insegnamenti che, il più delle volte, mi entravano da un orecchio e uscivano dall'altro: non mi interessavano la velocità e la piega estrema, ma mi bastava sentire la moto in mezzo alle gambe. Marco si arrabbiava e diceva che ero troppo "ferma".
Percorro il primo curvone col sedere fuori dalla moto, con una traiettoria perfetta e con tanta, tanta soddisfazione. E allora vado, vado e mi sento finalmente libera e vuota.
Guido sempre più sciolta. In un breve rettilineo mi si affianca un motociclista con una supermotona sportiva e, prima di superarmi, mi fa con la testa un cenno di saluto in cui mi pare di cogliere una certa ammirazione...

Mi butto nella sua scia per due o tre curve, poi, mentre lo sto già vedendo scorrere via, prendo una buca, un pò di ghiaia, una pietra più grossa, freno, la moto mi scoda, mi sbanda, mi porta verso la roccia, mi viene paura, freno ancora, non riesco a tenerla! Finiamo nella cunetta, coricate su una riva pietrosa, la mia gamba destra sotto di lei.
Guardo subito con speranza la strada in salita, ma il "mio" motociclista con la supermotona sportiva non si è accorto di nulla ed è già sparito.
Invece da monte ecco rallentare e fermarsi un furgone rosso e, dietro di lui, due moto tipo Harley. I tipi delle moto scendono subito e corrono verso di me; il guidatore del furgone, dopo essersi accertato che non era morto nessuno, lentamente riparte.

I due motociclisti mi tirano fuori da sotto alla moto, sto bene, niente di rotto, anche la tuta e il mio stivale sono ancora interi. Sono un ragazzo e una ragazza. Lei mi consola mentre lui sta letteralmente palpeggiando la mia moto per vedere i danni subiti. "Bella bestiola", dice, "complimenti! E' tua?". "Si, no ..." rispondo incerta. In un lampo mi torna in mente tutto e scoppio a piangere. Loro ovviamente non sanno di Marco e pensano che sia solo per paura, tensione o cose simili. Mi abbracciano entrambi, sono molto carini.

La moto praticamente non ha subito danni, a parte la carrozzeria. "Te la senti di ripartire?", chiede lui, "andiamo al bar del colle".

E andiamo a quel bar, dove ci sediamo davanti a tre caffè. Io racconto a loro di Marco, di me e della moto, ma senza cercare la loro comprensione o peggio, la loro compassione.
I due ragazzi si chiamano Luca e Federica, hanno una casa al mare, dove stavano andando quando, per così dire, sono capitata sulla loro strada.

Mentre parlo mi accorgo che lui mi osserva molto interessato, più di quanto si convenga a uno che è in compagnia della sua ragazza, e questo mi irrita un pò; ma finora è stato così gentile e premuroso... Allora, tentando di non incrociare più il suo sguardo, mi rivolgo alla ragazza, e cosa vedo? Ogni tanto tira a Luca delle occhiatine sornione...
Perplessa, faccio finta di niente ma, mentre il discorso ritorna su Marco, lei ridendo mi dice:"Sai, anche Luca è stato appena scaricato di punto in bianco dalla sua fidanzata!".
Non ci capisco più niente, sarà stata la botta, penso.

Chissà quale faccia ho fatto, perchè scoppiano entrambi a ridere e Federica esclama: "Ma guarda che siamo fratello e sorella, pensavo che l'avessi capito!".

Presto Marco era destinato a non essere più l'unica occupazione della mia mente...
Poco più di un anno dopo, infatti, io e Luca siamo andati a brindare al nostro primo anniversario proprio in quello che per noi si chamerà sempre "il bar del colle".

Alessia

Motocicliste 2000