Il carrello portamoto è
unidea che, prima o poi, attraversa il cervello di ogni motociclista. E un
oggetto che si rivela di straordinaria utilità in molte occasioni, anche se non raggiunge
le meravigliose vette di splendore del furgone.Se non si possiede unautomobile e
si sta pensando di trattare lacquisto di una macchina e di un carrello, si sappia
subito che, forse, si dovrebbe considerare un bel combinato. Il mercato ne offre di
ottimi a prezzi simili a quelli di una berlina di classe medio-bassa. Due moto e due
passeggeri possono essere comodamente ospitati allinterno di un Toyota Ace combinato,
o di un Nissan Vanette Combi 8, oppure di uno Hyundai H1 combinato (ma anche
di alcuni altri veicoli simili). Questi tre menzionati sono quelli che consiglio perché
offrono caratteristiche di guida e di comfort assimilabili a quelli di una station wagon
media, con ingombri sovrapponibili. In particolare, i primi due sono compatti,
sufficientemente spaziosi e hanno unottima tenuta di strada. Il terzo ha forme
leggermente atipiche, essendo un poco più basso e un poco più largo. Rispetto ai più
classici furgoni (tipo Transit, Master o Ducato, per intenderci) i combinati nascono per
essere offerti anche in versione monovolume, sono quindi rifiniti con più cura,
dispongono di apprezzabili accessori come laria condizionata e si trasformano
facilmente in pulmini a 7 o 8 posti con discreto bagagliaio, in vetture 4 o 5 posti con
enorme bagagliaio, in furgoni 2 posti con vano di carico buono per due moto, rampa e casse
per abbigliamento e ricambi. Dispongono di motori automobilistici a benzina (da 1600 cc.)
o a gasolio (da 1900 a 2400 cc.) e pagano pertanto le stesse tasse delle auto
corrispondenti. Lunico neo è che non sono proprio bellissimi, ma si può forse
parlare della bellezza di una quattroruote (a meno che non si tratti delle auto più belle
del mondo: Land Rover Defender passo corto, Porsche 356 B, Jaguar E-type, Lotus Elan del
1969, Toyota Corolla sw terza serie)? Il furgone è quanto di meglio un motociclista
possa chiedere alla produzione di veicoli dalle troppe ruote.
Detto questo, ritorniamo ai carrelli. Il primo dilemma è se acquistarlo
nuovo o usato. La prima intenzione, come spesso avviene, è di rivolgersi
fiduciosamente al mercato doccasione. "Ci sarà pure qualche imbranato che ha
comprato il carrello per usarlo tre volte e poi accantonarlo in garage e che adesso deve
fare spazio alla ultima moda?". Forti di questa certezza, si sfogliano i giornali di
annunci per scoprire che gli imbranati ci sono, ma sono avidi. Si possono quindi dividere
le offerte in due categorie: carrelli da 500 mila lire e carrelli da oltre 1 milione.
Quelli da mezzo milione sono da escludere a priori perché o sono in pessime condizioni,
oppure sono residuati degli oscuri anni in cui imperversava la sospensione a balestra. I
carrelli dotati di sospensione a balestra sono da acquistare solo in caso di
trasporto della moto nuova di un acerrimo nemico: si cappottano con una facilità
sconcertante. I carrelli di produzione più recente, invece, dispongono di sospensioni
automobilistiche e tengono la strada anche tornando da Bologna a 150 allora
sulla A1 con una 996 fresca di fabbrica sopra e il proprietario esanime e atterrito sul
sedile del passeggero.
Considerando che il carrello portamoto va immatricolato, ne consegue che, in caso di
acquisto dellusato, bisogna mettere in conto anche il passaggio di proprietà.
La spesa conviene se il carrello è in buone condizioni (gomme a posto, sospensioni in
forma, luci e freni funzionanti, struttura priva di ruggine, rampe e appigli solidi). Se
alla spesa per lacquisto si devono aggiungere il passaggio di proprietà, due nuovi
pneumatici e qualche punto di saldatura, probabilmente conviene comprare un carrello nuovo
e tanti saluti.
Fra i produttori di carrelli segnalo Ellebi, Pedretti
e Umbra Rimorchi. Personalmente non ho avuto
modo di studiare tutti i prodotti di tutte le marche,
ma queste tre, nellordine, sono le aziende delle
quali ho visto i carrelli e mi sono sembrati ben fatti.
Mi pare giusto, a questo punto della trattazione, affrontare largomento più
interessante per chi compra: "Cosa fa di un carrello un buon carrello?".
Ebbene, le cose da tenere in somma considerazione sono parecchie e di diversa natura.
Cominciamo con lesame generale. Un carrello portamoto non deve portare tre
moto. Questo perché tre moto fanno superare (e di parecchio) il massimo carico
rimorchiabile per legge. Unautomobile di medie dimensioni può trainare circa 600
chili. Tolto il peso del carrello stesso, resta ben poco per le moto. Due moto stradali
fanno avvicinare pericolosamente il limite, tre lo fanno superare alla grande. Per aver
trasportato rimorchi di peso superiore al consentito si può incorrere a seconda
dellumore momentaneo del Tutore dellOrdine dal cazziatone al sequestro
della vettura e del carico. Dovendo portare al massimo due moto, le tre slitte servono
a tenere il peso ben distribuito: al centro se si porta una sola moto, ai lati se se
ne portano due. Totale slitte: 3. Dovendo portare al massimo due moto, è inutile che il
carrello sia larghissimo, basta che due moto da fuoristrada (dai manubri larghi) riescano
a starci sopra senza interferire vicendevolmente.
Un altro dettaglio importante sono i bloccaruota. Larco allinterno
del quale si infila la ruota anteriore della moto odia, per motivi ormai dimenticati, la
parte posteriore delle auto. Ogni volta che si fa manovra con il carrello, i due archi
laterali si avventano contro il portellone posteriore cercando di mordere la lamiera e le
luci colorate di stop, retronebbia e frecce. Soprattutto nel tentativo di girare il
carrello in spazi angusti, gli archi riescono a raggiungere la parte posteriore
dellauto e lasciano il segno. Ebbene, è meglio se gli archi posti alle
estremità del carrello sono leggermente convergenti verso il timone dello stesso.
(E appena il caso di fare presente che si dice timone del carrello il braccio
meccanico che vincola il carrello allautomobile.)
Altro elemento qualificante sono gli anelli a cui fissare le cinghie della moto.
Più laterali e lontani sono rispetto alla slitta, meglio è. Lefficacia delle
cinghie, infatti, migliora di molto se esse esercitano una trazione diagonale. Al
contrario, se tendono alla verticalità, perdono progressivamente efficacia, costringendo
il "trainatore" a frequenti soste per sistemare il carico e per confessarsi,
purificando la coscienza.
Un dettaglio ignoto a molti "trainatori"
è costituito dal capitolo "peso sul timone".
Più lasse del carrello è arretrato rispetto al
centro, più il peso del carrello e del suo carico graverà
sul timone. Ne conseguono due spiacevoli corollari:
sul gancio verrà esercitata una forza eccessiva (compromettendo
la guidabilità delle auto a trazione anteriore soprattutto
in salita e su strade con scarsa aderenza); se poi si
sgancia il carrello con le moto sopra bisognerà fissare
il ruotino con molta attenzione perché, in caso contrario,
esso si sfilerà. Daltro canto, un asse posto troppo
in avanti comporterà limpossibilità di lasciare
le moto sul carrello sganciato dallauto perché,
mancando il sostegno del gancio di traino, il carrello
tenderà a "sedersi".
Secondo il mio parere, quindi, il punto giusto in cui fissare lasse del carrello è
leggermente dietro il centro. I carrelli Ellebi, Pedretti e Umbra Rimorchi che ho visto
dal vivo rispondono a questa caratteristica.
Se si usa molto il carrello e/o lo si lascia allaperto,
è bene verificare che abbia una buona resistenza
alla ruggine. Il massimo della protezione è data
dallimpiego di leghe dalluminio, che però
sono costose e danno altri problemi. Un buon compromesso
è la lamiera zincata. Questa soluzione non è propria
di tutti i produttori di carrelli. Alcuni sono effettivamente
abbastanza resistenti alla ruggine. Altri invece sono
di lamiera verniciata: succede che la vernice, col tempo
(poco tempo), il sole, la pioggia, i cavalletti e le
cinghie, si danneggi, aprendo la strada alla ruggine,
che si impadronisce del campo con protervia e rapidità.
Altri dettagli minori sono la qualità dellaggancio per la rampa, che è
meglio non formi un gradino col piano di carico; le luci posteriori, di buona
qualità e fissate solidamente in posizione che non interferisca con le operazioni di
carico e scarico delle moto; il freno di stazionamento, che funzioni bene e sia di
facile presa; la facilità di manutenzione e la qualità delle gomme di prima
dotazione.
E bene, se si acquista il carrello nuovo, chiedere
se il prezzo comprende anche limmatricolazione
e la targa ripetitrice (parliamo di 200 euro).
Se non si ha una macchina munita di gancio,
si devono considerare circa 410 euro fra dispositivo
e omologazione. In genere, chi monta il gancio si occupa
anche delle pratiche di omologazione della vettura (verificare).
Freni e frizione dellauto, infine, saranno sottoposti a maggiori sollecitazioni (non
molto maggiori se si guida tenendo presente il maggior carico) e quindi si usureranno più
in fretta. Ovviamente molto dipende dalluso.
A conti fatti, fra carrello, immatricolazione, gancio
e omologazione stiamo parlando di una spesa di quasi
1500 euro se si acquista un carrello nuovo (1000
euro il carrello nuovo, 200 euro fra immatricolazione
e targa ripetitrice, 3/400 euro per il gancio e lomologazione).
Se il carrello si adopera due volte lanno forse
è meglio considerare il noleggio di un furgone.
Ci sono ottimi contratti di noleggio con varie aziende
(Hertz, Maggiore, Avis per citarne alcune) che prevedono
tariffe interessanti per il week-end. Con circa 100
euro si noleggia un bel furgone e passa la paura. Attenzione,
in questo caso, a due cose: bisogna usare le cinghie
proprie e a volte bisogna anche ingegnarsi per fissarle
perché alcuni modelli (il Ford Transit, per esempio),
non dispongono di validi punti di aggancio. Se la società
di noleggio consente la scelta, è meglio orientarsi
su un Fiat Ducato che riserva la sorpresa di alcuni
dettagli funzionali e intelligenti.
Se si decide comunque di acquistare un carrello, si sappia che il carrello
finché è vincolato allauto è coperto dallassicurazione di
questultima. Quando è sganciato dallauto, se causa dei danni, viene
considerato alla stregua di un veicolo, quindi deve avere una assicurazione propria. Sono
pochissimi i proprietari di carrello portamoto che hanno stipulato una polizza a parte, ma
si sappia che quando si trasportano le moto bisogna poi accertarsi di lasciare il carrello
(se lo si svincola dallauto) ben fermo e in un luogo tranquillo.
Per finire, alcune note sulla possibile "personalizzazione"
del carrello. Alcuni modelli sono privi di piano
di carico, hanno cioè le slitte poggiate direttamente
sul telaio del carrello e quindi fra una slitta e laltra
non cè un piano. Per caricare nella massima comodità
la moto, si può guidarla sopra il carrello ma, una volta
in cima, solo gli acrobati del circo cinese riescono
a scendere di sella senza causare danni per decine di
milioni. Il tutto diviene facilissimo se si montano
dei pannelli di alluminio (si acquistano presso i grossisti
di semilavorati metallici, che si occupano sovente anche
del taglio a misura) o di legno. In questultimo
caso, è bene optare per il compensato marino, che viene
impregnato con delle resine che lo rendono assai resistente
allacqua. Il legno, inoltre, è anche meno scivoloso.
Come antisdrucciolo, comunque, si può acquistare quello
in rotoli tipo nastro adesivo che si usa per le barche
(accessori per la nautica). In alternativa - sempre
dalla miniera doro delle Pagine Gialle - cè
lopzione gomma corrugata, venduta in lastre di
varie misure dai rivenditori di "pavimenti in gomma"
e "rivestimenti in gomma".