| Moto:
Yamaha Fazer CUOR
DI LEONE - CORPO DI GAZZELLA
La nuova Fazer 600
Lo
so, in un bilancio che ha la pretesa di essere oggettivo non
si dovrebbe tirare in ballo l’argomento estetico, ma
devo ammettere che la nuova FZ6 Fazer mi è subito piaciuta.
E’ proprio bella, capace di far innamorare con il classico
colpo di fulmine.
Bella fuori: scarico sotto la sella, cupolino protettivo quanto
basta, “cattivo” quanto basta, telaio nuovo di
zecca.
Bella dentro: il motore dell’R6 è il suo biglietto
da visita.
Forse la Yamaha ha centrato il bersaglio, sintetizzando in
una sola moto gli elementi estetici e strutturali più
richiesti e desiderati dal pubblico del momento. Ma sarà
tutto oro quel che luccica?
Invaghita anch’io da tanta beltà e potenza, chiedo
di provarla. Vengo a sapere che il concessionario di Roma,
Linea Moto Cruciani, mette a disposizione
le moto in prova praticamente a un passo da casa mia! Conosco
quelle strade a menadito... Ottimo, ci sarà da divertirsi!
Dimenticavo: non aspettatevi un bilancio oggettivo!
COM’E’
Vedendola da vicino si ha l’impressione che sia un po’
troppo alta (io sono
169 cm) ma, una volta in sella, calarla dal cavalletto centrale
e fare qualche manovra da ferma mi riesce comunque facile:
i piedi toccano entrambi per metà e - se voglio - posso
scivolare di poco il bacino da un lato, che già tocco
con tutta la pianta del piede.
L’aerodinamico cupolino, le cui linee
affilate si inseriscono bene in quelle del sinuoso serbatoio
(se non fosse per le quattro viti a brugola in
primissimo piano), accoglie una strumentazione
digitale avveniristica, con un display multifunzione incorniciato
da un cerchio di barrette che svolgono il ruolo di contagiri,
quest’ultimo, purtroppo, poco visibile. In alternativa,
si può adottare l’opzione del contagiri numerico
sul display (caldamente consigliato!). Yamaha comunque non
delude il suo pubblico e così, tra spie e hazard, troviamo
anche l’azzeramento automatico del contachilometri parziale
in entrata di riserva.
Di grande effetto il posteriore, che sfoggia
due scarichi alti sotto la sella (in realtà si tratta
di un 4 in 2 in 1) e dei comodi maniglioni per il passeggero,
bene integrati nella carena.
A proposito di carena, va detto che la moto è disponibile
in 3 colorazioni, tutte vernici metallizzate, applicate con
tecnologie innovative. Io ho avuto modo di osservare quella
argento (Silver tech) e quella blu scuro (Blue Stone) e l’effetto
ottico è di una particolare brillantezza, ma a mio
avviso alcune forme lasciano un po’ troppo un retrogusto
di plastica. E aggiungerei che, con un bel puntale in tinta
(in vendita come accessorio originale a ca. € 325), secondo
me ci guadagnerebbe moltissimo in estetica.
Guardando bene alcuni dettagli poi, si capisce dove si è
dovuto risparmiare, per favorire invece i veri pezzi forti,
telaio e motore, pur mantenendo un prezzo competitivo (€
7.790 è il prezzo consigliato).
Ad esempio, per fare spazio allo scarico e al catalizzatore,
è stato ridotto drasticamente il vano sottosella (famoso
presso i possessori delle prime Fazer per essere molto capiente):
a malapena si riesce a incastrare il manuale, il sacchetto
degli attrezzi e un bloccadisco, per non parlare poi delle
difficoltà nel rimettere a posto detta sella. Ci vorrà
un po’ di pratica!
Come già visto in altre moto, il portatarga potrà
risultare un po’ troppo “pacchiano”, per
quanto a norma, ma sappiamo che a ciò si potrà
facilmente ovviare con un pezzo di aftermarket.
Infine, il telaietto del posteriore e i supporti
per le pedane del passeggero (ora senza gommini) sono di fattura
decisamente modesta;
il nuovo forcellone, ora più lungo
(da 516.5 mm a 590 mm) per garantire una maggiore stabilità
e ridurre le sollecitazioni dell’asfalto sulla tensione
della catena, risulta tuttavia assai anonimo, così
come la stampella laterale e il cavetto, ad essa collegato,
per lo spegnimento del motore.
COME VA
La posizione del busto è molto eretta e non affatica
le braccia né i polsi; manopole e comandi sono lì
dove si vorrebbe che fossero e le leve (la leva del freno
è regolabile)
sono facilmente raggiungibili anche da una mano mediamente
piccola. Specchietti retrovisori ben posizionati e funzionali.
La sella è un po’ più
lunga e più rigida di quanto ci si aspetti, ma comunque
accogliente. Le ginocchia, con la giusta angolazione, sono
ben raccolte negli incavi del serbatoio, ridisegnato per l’occasione
al fine di garantire un maggiore angolo di sterzo, a tutto
vantaggio della maneggevolezza.
E’ mattino presto e il motore è ancora freddo.
L’accensione restituisce dallo scarico
un sound del tutto nuovo.
La frizione è un po’ dura
e attacca tardi, ma mi ci abituo in fretta; per il resto:
cambio pulito e preciso, forse soltanto il pedale leggermente
disassato. Cominciamo ad addentrarci nella campagna, lei si
lascia condurre docilmente e infiliamo con estrema facilità
i curvoni aperti, con ampie pennellate.
La moto infonde una sensazione di confidenza immediata, tanto
che mi sembra di averla sempre guidata. Solida e morbida al
tempo stesso.
Merito
del rigido telaio in alluminio pressofuso,
del riposizionamento del baricentro, che permette al bacino
di stare più in avanti, rispetto alle precedenti versioni,
e della nuova distribuzione del 51% del peso sull’anteriore
(la batteria è stata spostata sotto al serbatoio).
Tutti elementi che hanno notevolmente migliorato la guidabilità
del mezzo.
Merito delle sospensioni, che nonostante
non siano al top delle prestazioni (anteriore: forcelle non
regolabili con steli da 43mm, anziché 41mm; posteriore:
monoammortizzatore senza leveraggi progressivi, ma di nuova
concezione), lavorano molto bene.
Merito
dei freni, più economici rispetto
alle pinze monoblocco dei modelli precedenti, ma efficaci
e reattivi proprio come te li aspetteresti (doppio disco anteriore
da 298mm, pinze flottanti a due pistoncini; disco posteriore
da 245mm con pinza a pistoncino singolo; quest’ultimo
è risultato poco modulabile).
Merito delle nuove misure delle gomme (anteriore:
120/70 ZR17 invece di 110/70 ZR17; posteriore: 180/55 ZR17
invece di 160/60 ZR17). E a proposito di gomme… ci avviamo
finalmente verso un tratto di misto stretto che conosco molto
bene, dove per divertirsi bisogna “sbattere giù”
la moto da una parte all’altra. La moto scende in piega
pronta e sicura, come se fosse stata programmata per farlo,
ogni volta con la giusta angolazione, la tenuta è ottima,
il motore eroga senza strappi anche con marce alte, l’uscita
di curva è sempre pulita. Non vale: è troppo
facile guidare una moto così! ;-)
Il
motore risponde bene già dai 3-4000
giri ed ha un’erogazione regolare e fluida fino a 6000
giri circa, in pratica il range di giri più sfruttato
nell’uso quotidiano e turistico. Ho avuto la possibilità
di provare anche qualche allungo e l’accelerazione è
costante e progressiva almeno fino a 9000 giri. Sicuramente
il motore aveva ancora molto da dare, forse troppo (stiamo
parlando di un motore direttamente derivato da quello della
R6, e dal quale si differenzia per gli alberi a cammes, le
molle valvola e i condotti di aspirazione), ma non ci è
stato permesso di superare i 190km/h.
La coppia massima infatti si raggiunge ad un regime di giri
superiore a quello testato (circa 10 mila) e forse i suoi
98 cavallucci, per quanto già ridotti rispetto alla
sorella sportiva, sono ancora un po’ sovradimensionati,
se pensiamo al tipo di utilizzo che ne potrebbe fare un pubblico
anche mediamente esperto. E’ un peccato non riuscire
a regalare certe emozioni a chi la guiderebbe tutti i giorni.
Si torna. Ci siamo solo noi e le moto: soltanto un sibilo
nel vento. Già… il vento. Vorrei spendere ancora
due parole su questo nuovo cupolino. Disegnato appositamente
con lo scopo di “aggredire il vento”, potrebbe
deludere le aspettative dei motociclisti più esigenti
(e più alti), perché è vero che il busto
e le spalle sono protette, ma l’aria si fa sentire già
dal mento in su, insinuandosi nel casco, cosa che potrebbe
risultare fastidiosa soprattutto nei lunghi viaggi (si può
tuttavia rimediare montando il cupolino “maxi”,
disponibile tra gli accessori originali, al prezzo indicativo
di ca. €150).
Nonostante qualche pecca nei dettagli quindi (troppa plastica,
particolari come il copriscarico stampati male, parti fatte
in economia come leve e pedane, brutto attacco degli specchietti,
strumentazione bella ma assolutamente illeggibile), bisogna
dire che da una moto che si pone come concorrente diretta
della Hornet 600 e dell'SV650 non ci si aspetta davvero di
avere a che fare con un motore da sportiva fuoriclasse!
Alessandra Sisto
Dal sito Yamaha:
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