Nevada?
Ma che, la Guzzi? Provate a dire in giro che avete preso
in considerazione l'acquisto di una Nevada 750. Pare
non la conosca nessuno. Invece, statistiche della Motorizzazione
alla mano, è la seconda custom più venduta
in Italia a un soffio dalla Yamaha Drag Star.
Certo, malgrado il nome, non fa molto America, con le
sue pedane arretrate e le dimensioni compatte, ma ha
suscitato l'interesse di almeno 1.104 persone che, nel
corso del 2001, hanno optato per questo modello. Eppure,
andando a spulciare fra gli annunci dei giornali che
trattano moto d'occasione, di Nevada quasi non se ne
trovano. Segno che chi ne ha una, se la tiene.
Ma che ci troveranno mai in una moto così? Questi
i pensieri durante la presentazione alla stampa della
Nevada "model year" 2002. Grafici positivi
sull'andamento delle vendite, fatturato in crescita,
numero di concessionari in aumento. Insomma, la Guzzi
se la cava. I numeri non sono certo da capogiro, ma
l'incremento c'è e, se le cose vanno come devono
andare, le prospettive per l'aquila di Mandello non
sono cattive.
Detto
questo, torniamo alla Nevada per scoprire se il fatturato
in crescita ha fatto bene alla moto. Dunque, è
nuovo l'impianto frenante, con un bel discone Brembo
da 320 mm. lavorato da una pinza "Serie Oro"
dello stesso costruttore e completato dal tubo rivestito
in treccia metallica. Sono nuovi i coperchi delle testate,
i comandi a pedale (migliorati nella funzionalità,
ma ancora un poco rozzi esteticamente), la forcella
(ora una buona Marzocchi da 40 mm. di diametro), il
manubrio (più bello e comodo), la strumentazione
(assai piacevole e con gli indicatori dal fondo nero),
il faro anteriore (più grande e luminoso), la
colorazione di telaio ed elementi strutturali (ora è
tutto nero omogeneo), il rivestimento della sella (più
resistente e gradevole al tatto). Insomma, la Nevada
ha fatto un significativo passo in avanti per quel che
concerne la componentistica. Nella strumentazione compare
il pulsante delle quattro frecce d'emergenza, che, in
effetti, pare un poco posticcio. Funziona, per carità,
ma sembra proprio trovarsi li per caso e chiedersi "cosa
ci faccio qui?".
Viene offerta in due versioni, che si differenziano
per la dotazione e le colorazioni. Esistono, quindi,
una Nevada Base e una Nevada Club, che, in più,
ha paramotore, sellone unico, schienalino e portapacchi.
La Club costa 6.970 euro, la Base 6.450, meno di un
maxi scooter.
Non
fa molto America, dicevamo. Infatti, rispetto alle "americane"
(anche le americane che vengono dal Giappone), questa
è una moto che si guida come una moto. Le gambe
sono distese, ma non tanto da non avere comunque una
posizione che consente di "sentire" la moto,
i freni frenano, le sospensioni non sono cedevoli e
l'angolo di piega è più che notevole per
una cruiser.
La Nevada, superato lo sconcerto della coppia di rovesciamento,
è molto amichevole anche da ferma. In sella,
le manovre sono facili grazie al peso contenuto, al
buon angolo di sterzo, all'interasse compatto e alla
ridotta altezza della sella. La coppia di rovesciamento
si sente solo accelerando a moto ferma. In pratica,
a ogni colpo di gas, si avverte una leggera spinta verso
destra. Si tratta della forza generata dalla rotazione
di una parte della trasmissione che non incide in alcun
modo sulla guida, ma che sorprende alla prima esperienza
con una moto con trasmissione cardanica.
Raggiunta
la temperatura di esercizio la Nevada va, con una buona
erogazione già piena subito dopo i 2.000 giri
al minuto. A differenza delle custom tradizionali, si
apprezza sul misto, quando c'è da fare affidamento
sul motore e sulle caratteristiche di guida. L'appoggio
in curva è solido e la percorrenza, anche a velocità
sostenuta, è sempre coerente. Il tutto si traduce
in una grande sensazione di sicurezza. Insomma, una
moto piacevole da guidare, buona per chi comincia, per
chi cerca un mezzo non impegnativo, per chi vuol fare
del turismo.
Impossibile nascondere la soddisfazione quando dalla
platea dei giornalisti si è alzata la domanda
"è una moto adatta al pubblico femminile?".
Ha risposto il direttore generale, Roberto Brovazzo:
"Non esiste la moto da donna. La Nevada è
femminile per il peso, l'altezza della sella, la maneggevolezza,
l'erogazione, ma - a ben guardare - sono caratteristiche
che possono andare bene anche agli uomini".
Il quadro della "amichevolezza" della Nevada
è completato dalla presenza della stampella laterale
e della utile maniglia estraibile di buon aiuto nell'issare
la moto sul cavalletto centrale.
Insomma, la sostanza c'è. Qualche finitura non
è all'altezza della migliore concorrenza, ma
si tratta pur sempre di una custom, sulla quale può
addirittura essere piacevole smanettare, modificare,
allestire.
Come per le altre Guzzi, c'è da fare un poco
di rodaggio prima di ottenere il massimo da ogni componente.
Ma non è male cominciare una duratura amicizia
con calma, scoprendosi reciprocamente senza fretta.
Si può fare tanta strada insieme ed ecco perché
ci sono così poche Nevada di seconda mano sui
giornali.
FC
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