Ho provato
questo gioiellino di moto. Soggettiva la parte estetica, ma
favolosa da guidare.
Andiamo con ordine.
Altezza: io sono bassa 1,60
m e, come molte altre, ho qualche problema con le moto alte.
Quando sali sulla Raptor, hai un senso di potere assoluto.
Si arriva al terreno con tutti e due i piedi e si riesce ad
appoggiare tutto il piede, quindi manovre, equilibri e strane
sorprese non saranno più un problema. Altezza sella 770 mm.
Ciclistica e gomme: il telaio è simile
a quello del Monster, ma migliore. Più malleabile e meno scorbutico.
Forcella a steli rovesciati e mono idraulico posteriore. Gommone
da 180 al posteriore.
Motore:
è il motore bicilindrico del Suzuki TL1000, una vera belva.
996 cc di potenza, controllata e minimizzata dall'airbox e
dagli scarichi. Si sente abbastanza chiaramente che il motore
esagerato è comunque soffocato forzatamente (per poter avere
tutte le omologazioni). Il motore non strappa, è fluido e
gestibile fino a 4.500 oltre i quali è necessario saper dosare
il gas, altrimenti ci si ritrova a velocità da arresto. Risolti
in maniera stupefacente (anche grazie all'iniezione elettronica)
i problemi (o caratteristiche a piacimento) del Monster, il
freno motore c'è, ma è gestibile ed è scomparso lo strattonamento
in partenza dato dalla coppia ai bassi e dall'erogazione particolare
Ducati.
Su
strada: in curva tiene alla grande, non solo sul misto
stretto, ma anche sui lunghi e veloci curvoni delle tangenziali
milanesi. Nonostante il corto interasse (1.440), non ci sono
eccessivi ondeggiamenti nemmeno a velocità sopra i 200 km/h.
Corta e divertente, gestibilissima anche da un principiante,
visto anche il peso non eccessivo (192 kg). Il serbatoio,
che sembra molto alto rispetto al resto della moto, anche
se pieno (18 litri) non influisce minimamente sulla guida.
Consumi:
anche i consumi sono abbastanza ridotti: su un percorso misto,
città, autostrada con tirate e campagna, l'autonomia è di
circa 14 km con un litro, che si riduce molto se non si esagera
con la manetta.
Freni:
due dischi da 298 mm con pinze Brembo, un impianto che funziona
alla grande.
Strumentazione:
la strumentazione è all'osso, contagiri analogico triangolare
di facile lettura, tachimetro, contachilometri e temperatura
sul display digitale.
Aerodinamica:
la protezione aerodinamica è apprezzabile (ricordo sempre
il mio 1,60 di altezza) fino a 170/180 km/h, dopo, bisogna
impegnare i muscoli del collo. Non chiedetemi come, ma quel
triangolino di strumenti riesce a deviare il flusso dell'aria
in modo che non dia troppo fastidio.
Difetti:
mmmhhh... ben pochi, almeno in questi due giorni: uno è che
non c'è spazio sotto la sella, se non quello per i documenti
e di un piccolo bloccadisco. Altro difetto (immaginario, perché
non provato) è il passeggero, non credo che stia molto comodo...
sicuramente meglio che sulla mia Bubu!
Prezzo:
18.300.000 lire, è più che giustificato per la moto più facile
e divertente che abbia mai guidato.
E per chi non vuole buttarsi sul 1000... uscirà anche la versione
650 che sfrutterà il motore dell'SV650.
Non c'è che da aspettare per provare anche quella!
Per chi è indeciso su che moto comprare... beh, andate a dare
un occhiata in qualche concessionario Cagiva o sul sito www.cagiva.it
(Cimina)