Sono qui per raccontarvi una storia: cera una
volta una motoretta, certo era proprio piccina, così piccina da sembrare indifesa. Al
cospetto delle sue amiche, ben più grandi ed importanti, veniva spesso maltrattata: di
lei dicevano che era maleducata perché fumava, che beveva troppo, addirittura che non
trasmetteva emozioni. Le sue amiche erano tutte più grandi di lei e la consideravano come
il brutto anatroccolo della compagnia, ma...
Non vi preoccupate, ho finito con le storielle per bambini (provate
a raccontarla al pargolo che non ne vuole sapere di addormentarsi, io stesso mentre scrivo
faccio fatica a tenere gli occhi aperti), ma dovete perdonare le mie illazioni: sono stufo
di sentirmi dire che le duemmezzo sono roba per ragazzini, che non hanno anima, che non
offrono emozioni vere.
Tutti devono sapere che le emozioni non sono direttamente proporzionali alla potenza e che
cè una Aprilia in giro per gli autodromi che ha ben di più di una manciata di
cavalli, ha anche un asino: quello che guida...
E sì, perché io lAprilia 250 lho comprata, e vi assicuro che è stata la
scelta più intelligente che ho fatto dopo quella di scegliermi come fidanzatina (ai tempi
delle medie amore mio, sai che sei lunica donna del mio cuore) la più procace delle
mie compagne! Ad onor del vero, devo dire che la scelta è ricaduta sullAprilia per
questioni sportive, ma non ringrazierò mai abbastanza quel santo protettore del mio
meccanico (San GianLuca da Carpi) per avermi così ben consigliato.
Lanno scorso decidemmo di iscriverci al monomarca riservato a questa moto, scelta
rivelatasi azzeccata. Tralascio la descrizione della moto originale, anche se la versione
stradale ostenta una aggressività notevole e risulta ottimamente rifinita, per passare
direttamente alla versione trofeo.
Lestetica della moto stradale lascia il posto ad una carenatura in vetroresina,
mal verniciata e ricoperta da adesivi dei vari sponsor tecnici. Il restrittivo regolamento
tecnico lascia poco spazio alla fantasia dei tecnici, permettendo di intervenire sulla
forcella, utilizzando un kit composto da molle e pompanti prodotto da White Power,
sullimpianto frenante, con ladozione degli immancabili tubi freno in
treccia, e sulla taratura dellammortizzatore posteriore di produzione Sachs
Bodge. Basti pensare che lunica modifica ammessa per il motore è la
sostituzione dellimpianto di scarico con uno più performante prodotto dalla ditta Arrow.
Inseriamo la prima, lasciamo la frizione e rendiamoci conto di come va realmente questa
moto.
La prima impressione è di assoluto controllo, la moto è agile e leggera e le misure
compatte non pregiudicano labitabilità. La strumentazione rimane assolutamente
originale ed è in grado di fornire uninfinità di informazioni; tra le altre, da
segnalare le più importanti nella messa a punto della moto: la velocità massima
raggiunta nella sessione di prove, ad esempio, utilissima per capire i punti del
tracciato dove conviene guidare più morbido, sfruttare luscita più favorevole
dalla curva, per aprire prima e sfruttare conseguentemente la più prolungata apertura del
gas, oltre alloramai immancabile (tutte le Aprilia sportive lo adottano) cronometro
digitale, che permette di cronometrarsi autonomamente.
Mi sono distratto nel raccontarvi queste cose che mi dimenticavo di essere sul rettifilo
del traguardo di Misano Adriatico, e la curva del Semaforo viene avanti quasi
"minacciosa".
Sono appena uscito dai box, le gomme sono fredde, il motore fuma allegramente: il primo
giro conviene sempre farlo con circospezione (me lo ha insegnato il Granduca di
Varano...).
E così con circospezione affrontiamo il primo giro, cercando di scaldare i pneumatici, i
freni, e di toglierci un po di ruggine di dosso. Fine del giro turistico, è ora di
fare sul serio, o il mio meccanico baratterà il suo cronometro digitale per una clessidra
a grana grossa...
Siamo di nuovo sul rettilineo che conduce alla Misano, ma questa volta ci avviciniamo con
intenzioni ben più bellicose: la frenata è potente e gestibile e si può tenere pinzato
sin dentro la curva. Si tolgono tre marce per entrare nella svolta a destra e
linserimento è abbastanza rapido, anche se non rapidissimo. Le gomme utilizzate nel
trofeo sono delle ottime Dunlop D364, che hanno il solo difetto di essere troppo
larghe: le misure originali (il pneumatico posteriore non è conforme alle misure di
omologazione) secondo me rendono più giustizia alle sopraffine qualità ciclistiche della
moto.
Una volta trovata linclinazione, la moto si inserisce su di un binario. Rigorosa e
stabile, sembra di avere tra le mani una media cilindrata, ma presenta il difetto di non
essere così reattiva come ti aspetteresti da un mezzo di questo tipo.
Luscita di curva avviene in maniera fulminea. Non appena si intravede luscita,
la 250 veneta ti permette di spalancare il gas, forte di un grip strepitoso sul posteriore
e di una controllata escursione del monoammotizzatore.
E via di nuovo a tutta manetta dentro alla prima del Carro, curva sinistrorsa lenta (si
affronta in seconda) ma importantissima per il cronometro, perché uscire bene significa
riuscire a ruotare il gas molto presto e quindi raggiungere la velocità massima più
velocemente sul rettilineo che segue. Quindi via due marce e raggiungiamo il punto di
corda con una certa circospezione, andando a cercare con lo slider lasfalto del
Santamonica: ecco raggiunta luscita e... gas spalancato, schiacciato sotto il
cupolino a cercare la massima penetrazione aerodinamica. Quello che segue è un
susseguirsi di emozioni, con la manetta spalancata e le curve del Carro (tre rapidissime
svolte a sinistra che se percorse nella traiettoria giusta diventano quasi un unico
curvone) che fanno di tutto per farti desistere dallaffrontarle "a polso
rovescio".
Ed ecco il rettifilo più lungo del Santamonica, che si imbocca direttamente in sesta per
poi tenere il gas aperto fino alla staccata del Tramonto. Sul dritto la moto distende
tutti i suoi 12000 giri di sesta, grazie alla rapportatura originale
ottimamente calcolata, ma in gara è preferibile utilizzare un dente di corona in meno,
per meglio sfruttare le scie senza "imballare"il motore.
I cartelli di riferimento sfilano veloci, ed arriviamo a quello che indica i 100 m dalla
svolta: la pressione sulla leva non è esagerata, ma la decelerazione è notevole. Il mono
posteriore si distende lentamente, aiutato anche da una forcella dura in affondamento che
non scompone più di tanto lassetto.
Sembra incredibile quanto si possa frenare forte con questa moto, e molte volte ci si
trova in curva a cercare la traiettoria con la leva del freno ancora tirata, cosa che con
molte altre sportive si concluderebbe con la chiusura dello sterzo e la inarrestabile
perdita di aderenza.
In piega ho già detto di quanto la moto sia stabile (forse troppo, a discapito
dellintuitività) ma non ho descritto gli angoli di piega raggiungibili: le pedane
poggiapiedi, sapientemente accorciate per evitare sfregamenti, sono
maledettamente vicine allasfalto, cosa che obbliga il piede a non muoversi dalla
posizione assunta in entrata. La leva del cambio va inesorabilmente a consumarsi a terra,
così come capita a volte di toccare la parte inferiore della carena, cosa folcloristica,
certo, ma che talvolta causa degli alleggerimenti tali da consigliarti di non insistere
ulteriormente. Se a questo aggiungiamo la straordinaria velocità di percorrenza della
curva, si ha un quadro completo della proverbiale efficacia della bicilindrica di casa
Aprilia.
Il curvone del Tramonto ce lo beviamo dun sorso, e subito quarta, quinta, cambiate
rapide e abbastanza precise, grazie alla buona manovrabilità del cambio e soprattutto ad
una frizione morbida e modulabile.
Di nuovo in terza, per affrontare la curva della Quercia e qui è meglio frenare in modo
vigoroso per inserirsi in questa svolta a destra che sembra larga, ma invece stringe molto
in uscita.
È qui che forse lAprilia denuncia le difficoltà maggiori. Affrontare la curva di
seconda impone una velocità di percorrenza troppo bassa, mentre la terza, finché non si
prende la necessaria dimestichezza con la traiettoria ideale, risulta leggermente lunga ed
impone un sostanzioso contributo della frizione.
La variante Arena che affrontiamo adesso è, come dicevo, un veloce destra sinistra che
impone una guida violenta e al contempo calibrata, perché la traiettoria è unica, e
sbagliare lì vuol dire tornare ai box con un mazzo di margherite da porgere in dono alla
propria fidanzata; o al proprio meccanico, a seconda di come apprende la lieta novella di
unaltra notte in piedi a giocare con gli attrezzi e la vetroresina.
Il cambio di inclinazione è rapido ma, come ho già detto, la moto ha delle coperture
surdimensionate che, a dispetto dellottimo grip, mortificano la maneggevolezza che
la ciclistica è in grado di offrire.
Dentro una marcia, unaltra ancora, ed entriamo nella curva del Rio, sinistra e di
raggio costante, che consente molte traiettorie e che si infila senza problemi a moto
completamente inclinata.
Luscita di terza immette nella variante che precede i box, destra e sinistra, che
impone una certa determinazione per uscire rapidamente: nessun problema, la moto si lascia
condurre diligentemente sin dentro la svolta a destra e, a patto di non essere entrati
troppo veloci, segue la traiettoria ideale di uscita che consente di aprire il gas
unora prima di chiunque altro.
Non parliamo di tempi, non mi interessa mettere in piazza i miei risultati, quello che
spero di avervi trasmesso è lidea di che cosa si può fare con una moto di questo
tipo.
Se siete alla ricerca di una moto per andare a divertirvi in pista, prendete in
considerazione la piccola RS: saprà ripagarvi con emozioni forti ed adrenalina a fiumi,
il tutto ad un costo decisamente inferiore alla miriade di quattro tempi che affollano i
circuiti.
Se invece state per affrontare un passo di montagna tra i vostri preferiti, coltello tra i
denti e compagnia carica al punto giusto, prestate attenzione che in giro non ci sia odore
di olio due tempi: respirarlo fa male ai polmoni, ma anche allorgoglio.