Moto:
SUZUKI
SV650S
LA
NUOVA SV650S - 2003
Ho
comprato la mia seconda Suzuki SV650S, il
modello 2003.
Rispetto al modello vecchio ci sono sostanziali
differenze estetiche, che però non mi pare il caso
di discutere per il noto principio dei gusti. Il telaio
è nuovo, l’alimentazione è ora
fornita da un sistema di iniezione elettronica
e anche i leveraggi della sospensione posteriore sono
cambiati, così come la pinza del freno
posteriore.
Le
finiture non sono la cosa migliore, ma bisogna
sempre ricordare il prezzo di quella che vuole essere una
moto “facile” sotto ogni riguardo. I due semigusci
del codone hanno una giuntura longitudinale visibile, le plastiche
del cupolino non sono perfettamente rifinite e gli adesivi
sulla minicarena non sono protetti dal trasparente. Nulla
di imbarazzante, sia chiaro, però si capisce dove è
che hanno tirato al risparmio.
La
strumentazione è completa, c’è
la spia della riserva, il lampeggio di emergenza, l’orologio,
un doppio contachilometri. Insomma, a me va benissimo e mi
trova d’accordo la scelta di utilizzare un contagiri
analogico di grandi dimensioni e un display digitale multifunzione
per il tachimetro e le altre informazioni.
Da notare la stampella laterale dal disegno
vagamente Luigi XV, mi sono sempre chiesto chi sia che progetta
i cavalletti in Suzuki e che tipo di mobili abbia in casa.
Devo rilevare due difetti: la stampellina sembra un poco corta;
infatti la moto la si parcheggia molto inclinata, cosa fastidiosa
quando la strada è in pendenza. Inoltre non è
facilissima da aprire poiché si trova quasi esattamente
sotto la pedana.
I
comandi elettrici sono di qualità
media per la produzione giapponese, efficaci e funzionali.
Le leve, ovviamente, sono quelle destinate
alla produzione di massa, con quella del freno regolabile
nella distanza dalla manopola. A me erano state montate un
po’ troppo alte, al punto che, frenando, non mi veniva
da chiudere completamente il gas. Per portarle alla giusta
inclinazione è sufficiente allentare una delle viti
del “braccialetto” sul semimanubrio.
I comandi a pedale sono rifiniti dignitosamente
e hanno delle protezioni per i talloni abbastanza gradevoli
sul piano estetico.
La chiave di accensione apre anche il tappo
del serbatoio, classicamente incernierato, e il dispositivo
di sgancio della sella posteriore, che dà accesso a
un vano in cui si trovano alcuni attrezzi e l’astina
che serve a tenere sollevato il serbatoio. C’è
ancora spazio per un lucchetto e per i documenti, ma poco
altro.
Nel
comportamento dinamico si avverte subito
che la forcella, rispetto al modello del
’99 che avevo, è migliore, fra l’altro
ha il precarico regolabile, quindi un minimo di personalizzazione
si può già fare. Il mono posteriore
lavora onestamente ed è anch’esso regolabile
nel precarico. Anche se complessivamente morbida, la SV è
molto piacevole da usare in strada. Si guida con facilità
e assorbe bene qualunque cosa. Ci ho fatto un paio di volte
la Flaminia e devo dire che, così come esce dalla fabbrica,
è gradevolissima, consente un passo più che
notevole, basta scegliere una guida fluida, fatta di velocità
di percorrenza piuttosto che di frenate e accelerazioni violente.
Per guidare in maniera spigolosa occorre un assetto più
consistente, che però sacrifica la bontà del
comfort in tutte le circostanze.
La
posizione in sella è praticamente la stessa,
anche se la moto, a vederla, sembra più grossa nella
parte centrale. Dal basso del mio metro e settantaquattro
mi trovo comodamente seduto, con i piedi che poggiano entrambi
a terra con le gambe rilassate.
Guidando, la posizione che assumo è abbastanza sportiva,
ma accettabile anche per il turismo. E’ la famigerata
via di mezzo, quella che ti fa formicolare le mani dopo un
poco che viaggi, ma che in pista non ti soddisfa del tutto.
Si tratta però della moto così come esce dal
concessionario, quindi ancora lontana dall’essere “finita”.
Il problema di tutte le sport tourer è sempre lo stesso:
trovare l’equilibrio fra le due anime. La Suzuki, disponendo
anche della versione nuda con il manubrio alto, ha preferito
un’impostazione più sportiveggiante per la SV.
La scelta mi sembra logica e quindi, nel personalizzare l’assetto
e la disposizione dei comandi, ho preferito enfatizzare il
carattere dinamico, anche considerando la scarsità
di chilometri che percorro su strada.
Il
motore è meno lineare della versione
a carburatori, i flessi nell’erogazione si avvertono
di più, soprattutto viaggiando a velocità costante
o nell’apri e chiudi ai medi regimi. La sensazione è
rafforzata dal leggero ritardo di risposta causato dall’alimentazione
ad iniezione elettronica. L’incertezza nei dintorni
dei 5.000 giri è quella che dà più fastidio
quando si va a spasso perché ci si inciampa con una
certa frequenza. Sto però parlando di incertezze nell’erogazione
e non di problemi veri e propri, quindi nulla di grave; tra
l’altro quando si guida per guidare si resta sempre
ben oltre i regimi in cui compaiono le incertezze.
Per il resto è sempre un gran bel motore, anzi è
senza dubbio una delle cose migliori messe in produzione negli
ultimi anni, considerando le prestazioni e la cilindrata.
Ha anche un bel rumore, malgrado una marmitta esagerata.
Nei
primi settecento chilometri d’uso ho sperato che i freni
anteriori migliorassero sensibilmente perché
all’inizio erano del tutto inadeguati. Come prevedibile,
con l’uso il mordente è aumentato, ma non ero
affatto contento della modulabilità e della reattività
del sistema. Va detto che tendo a esagerare nelle pretese;
la cosa che ricerco di più in una moto è infatti
la corrispondenza fra comando e risposta. Non mi interessa
tanto la potenza massima o la velocità, quanto l’assenza
di filtri tra chi guida e la macchina. La motocicletta deve
essere pronta ai comandi, reattiva, docile e precisa nell’eseguire.
Non c’è potenza che compensi la mancanza di equilibrio,
mentre accade sempre il contrario.
Il cambio, per parte sua, finora non è
migliorato gran che. La cambiata avviene in maniera abbastanza
piacevole solo superati i 4.500 giri e comunque non mancano
le ruvidità e qualche leggera impuntatura. I due difetti
si potranno ridurre un poco col tempo, ma il cambio non mi
pare possibile che diventi l’unità di riferimento
per la categoria, anche perché i difetti emergono a
caldo, quando diventa anche abbastanza complicato trovare
il folle. In compenso l’escursione della leva è
contenuta e la rapportatura azzeccata: l’accelerazione
che ne deriva è sempre decisa. La spaziatura fra le
marce consente di sfruttare bene il motore senza strapazzarlo.
Se proprio si desidera qualcosa di più vivace, basta
sostituire la corona con una con due denti in più e
il gioco è fatto: si perde qualcosina in velocità
di punta, ma accelerazione
e ripresa migliorano.
Il freno posteriore ha una leva dall’escursione
un poco troppo lunga, ma è abbastanza modulabile e
robusto: farà bene il suo lavoro.
Il telaio mi sembra che abbia un ottimo equilibrio,
sembrerebbe rigido al punto giusto: né troppo né
troppo poco. La motocicletta è stabile e sincera e
le sospensioni, pur economiche, lavorano nelle condizioni
migliori.
PERSONALIZZAZIONI
Avuto un quadro abbastanza preciso della situazione ho cominciato
a lavorare alle migliorie.
La prima cosa che ho fatto è stato intervenire pesantemente
sull’impianto frenante. Adesso la moto
sfoggia una pompa radiale Brembo da 19 mm. e
un circuito sdoppiato in treccia metallica.
Posso frenare con un solo dito e l’intervento è
decisamente più rapido. Ho lasciato le pinze originali
perché mi pare che la potenza frenante sia sufficiente,
di contro volevo più reattività ed è
quello che ho ottenuto.
Anche il modello 2003 utilizza un pneumatico
anteriore 120/60. La spalla della gomma, quindi, è
bassa, a vantaggio dell’agilità, almeno così
dovrebbe essere. Inutile dire che, in strada, quella gomma
va bene, mentre in pista è decisamente meglio un /70.
Quindi, dovendo scegliere un assetto più da pista che
da strada, ho sfilato le canne di un centimetro e
mezzo. Il risultato è che l’avancorsa
è diminuita leggerissimamente e la moto è diventata
un pochino più agile. Montando le gomme giuste so che
l’equilibrio sarà molto buono, almeno per me.
La messa a punto della forcella non si risolve
facilmente poiché resta priva di regolazioni della
parte idraulica. Se dovessi andare in strada forse sceglierei
solo una molla dal passo variabile un poco più sostenuta
e un olio più denso, in modo da renderla più
solida, ma non troppo rigida. Andando in pista ho preferito
un kit messo a punto dalla RosMoto
di Torino, che cura la SV con cui corre Ermanno Bastianini.
Il kit è composto da molla lineare, pompanti
e olio. Dopo aver tribolato parecchio, mi pare di
aver raggiunto una messa a punto soddisfacente. Rispetto al
materiale fornito con il kit, ho dovuto far accorciare gli
spessori perché precaricavano eccessivamente la molla;
quindi si è reso necessario perfezionare i passaggi
dei pompanti e devo ringraziare il fenomenale Lamberto
Ciarrocchi del CRM di Monterotondo,
che ha lavorato di cesello per realizzare tutte le modifiche
e accordarle. Adesso la forcella sembra proprio lavorare bene
e manca solo il test in pista per la messa a punto fine.
Al posteriore utilizzo un mono racing della FG Special
Parts. E’ un buon impianto, sensibile alle
regolazioni ed efficiente in tutte le situazioni. Costa meno
di altri e fornisce un servizio eccellente, consentendo di
regolare anche l’altezza del retrotreno. Rispetto alla
taratura standard ho solo provveduto ad allungarne leggermente
l’interasse.
Le sospensioni le ho regolate “a zero”,
cioè ho solo sistemato la taratura di base con escursioni
e negativi standard. Dovrebbe andare bene così, ma
posso fare ancora delle correzioni se ve ne fosse bisogno.
Ho provato la moto solo in strada e devo dire che promette
bene. Ovviamente soffre un poco di più sullo sconnesso
e con le gomme di serie è un poco scarica al retrotreno,
ma è piacevolissima da inserire in curva, neutra nel
seguire le traiettorie e stabile in frenata. Se l’iniezione
avesse un comportamento più lineare, il comando del
gas fosse più immediato (c’è un minimo
ritardo di risposta) e il cambio diventasse più fluido
avrei raggiunto l’equilibrio perfetto, almeno fino al
momento in cui desiderassi qualcosa di più.
Poiché detesto le pedane pieghevoli ho sostituito quelle
originali con una coppia della Walter Moto, fisse, rialzate
e arretrate. Il vantaggio è che sono di grande aiuto
nella guida sportiva. Lo svantaggio è che si spezzano
se urtate forte e non hanno l’aggancio per l’interruttore
dello stop. Si può rimediare con un microscopico interruttore
ad azionamento idraulico sulla pompa.
In futuro vorrei verificare la possibilità di montare
un cerchio posteriore con canale da 5 pollici
in luogo di quello da 4,5 di serie. Il pneumatico da 160 lavorerebbe
meglio e potrei tenere un treno di gomme da pista sempre montato
su cerchi specifici, roba da ricchi.
Non sarebbe male alleggerire la moto eliminando lo scarico
di serie e l’immane portatarga. Quest’ultimo
si può sostituire con uno omologato, ma ben più
leggero, anche visivamente; invece per lo scarico
non c’è molto da fare. Per essere in regola con
il codice bisogna montarne uno omologato, cioè pesante,
quindi mi tengo quello di serie, anche se il suono della mia
vecchia SV con lo scarico completo Arrows aperto era bellissimo.
A
questo punto tiro un poco di somme: la moto l’ho pagata
6.500 euro e circa un migliaio ce li ho messi sopra di componenti,
diciamo 7.500 euro il prezzo finale. Devo dire che li vale
fino all’ultimo centesimo, anzi, vale di più.
Ho guidato di tutto e ho posseduto moto eccellenti, ma se
faccio un confronto prezzo-prestazioni la piccola Suzuki è
nell’Olimpo dei soldi spesi meglio.
Se potessi rivolgere una preghiera alla Suzuki chiederei di
omologare una gomma anteriore con spalla da 70 e fornire di
serie un cerchio posteriore con canale da 5 pollici, quindi
di rivedere il cambio. Fatti questi interventi strutturali,
secondo me, la moto sarebbe davvero una base eccezionale per
fare della bella guida sportiva senza spendere un capitale.
Adesso non vedo l’ora che arrivi la prima giornata di
prove libere a turni aperti per regolare le ultime cose e
verificare il potenziale del mezzo. Ho idea che, una volta
messa a punto, con questa moto mi divertirò parecchio.
FC
SUZUKI
SV650S - SUZUKI SV 650S - SUZUKI SV 650 S - MOD. 2003
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