| Benelli
Tornado
Benelli,
venti anni dopo. Peggio di come ha chiuso non poteva riaprire
e quindi, comunque vada, sarà un successo. Citazioni chiambrettiane
a parte, la resurrezione del marchio viene gestita da un giovanotto
che risponde al nome di Andrea Merloni. Figlio d'arte, se
si può dire così, visto che il padre ha fatto i soldi (e ne
ha fatti parecchi) con gli elettrodomestici. Adesso il giovane
industriale ha deciso di far diventare lucroso il marchio
Benelli, che finì i suoi giorni in disgrazia alla fine degli
anni Settanta.
Una storia non esattamente gloriosa. Le ultime creazioni della
Benelli erano, senza tema di smentita, dei cessi che solo
il passare degli anni ha reso accettabili, con quella patina
di mollezza che circonda sempre le cose legate alla gioventù
di qualcuno.
In una sera appiccicosa di luglio, invece, imbrancati in un
cammino di devozione segnato da lanterne nel vasto parco della
Villa Berloni, veniamo condotti come un gregge verso un piccolo
anfiteatro che sorge alle spalle della chiesetta che sorge
alle spalle dell'ala ovest della villa. Sì, la villa è molto
grande. Nell'anfiteatro un palco ospita un leggio e la sagoma
confusa di una motocicletta sportiva coperta da un telo.
Discorso
numero uno del ministro Bersani. Discorso numero due di Giorgio
Fossa. Discorso numero tre di Andrea Merloni e finalmente,
accompagnata dal boato assordante di un motore dotato di scarichi
aperti diffuso da enormi altoparlanti, ecco la cerimonia di
presentazione. Via il telo dalla nuova Tornado tre cilindri
900. Verde e argento, i colori della Benelli.
Linee tese, cupolino con gruppo ottico dal disegno ardito,
dotazioni di gran pregio, due sorprendenti ventole gialle
sotto il codone.
Con questa moto, nel 2001, Benelli vuole disputare il mondiale
Superbike (o quello che sarà vista la polemica in corso sulla
necessità di portare le quattro tempi nel mondiale velocità).
La moto presenta numerosi spunti interessanti per i patiti
della meccanica. Il radiatore è sotto il codone. Prende aria
da due condotti che partono dal cupolino e dalle due ventole
montate giusto sopra gli indicatori di direzione posteriori.
Lingegner
Riccardo Rosa, che ha progettato la Tornado e anche la Cagiva
500 da Gran Premio (che funzionava piuttosto bene), dice che
questa soluzione costruttiva risolve molti problemi di aerodinamica
e di efficienza termica senza crearne di altro tipo. Siamo
tutti disposti a credergli.
La moto ha il cambio estraibile senza smontare il motore.
Una autentica chicca per gli smanettoni più incalliti. Dove
è possibile sono stati impiegati bulloni a testa conica, che
fanno molto racing (sono quelli che vengono bucati e stretti
a due a due con il filo di ferro, roba da moto ufficiale).
Davanti cè una forcella Ohlins con tutte le regolazioni
immaginabili e gli sganci rapidi per le ruote. Le canne hanno
il trattamento superficiale al titanio. Robetta da svariati
milioni. Al posteriore, un monoammortizzatore Ohlins tipo
4. Anche in questo caso il top.
E poi regolazioni tramite bussola per il cannotto di sterzo,
forcellone allungato, ammortizzatore di sterzo Ohlins (inutile
dirlo). Insomma una vera race replica da turbare più di qualche
sonno.
Potenza? Non è stata comunicata in maniera ufficiale. In compenso
sia Riccardo Rosa, sia Andrea Merloni, sia la cartella stampa
non perdono occasione per annunciare la bellezza di 140 cavalli
per la versione stradale e parecchi di più per la versione
SP.
Velocità? Oltre 280 chilometri orari.
Costo? Tra i ventitré e i venticinque milioni, dice Merloni.
Come come? Tutto quel po di roba a venticinque milioni?
Ma incartatemene subito una che la porto via adesso!
Beh no, che centra. Quello era il prezzo della versione
stradale. Quella presentata è la prefigurazione della versione
SP, la stradale avrà altri componenti.
Ah ecco, mi pareva.
Insomma, nella primavera del 2001 arriverà nelle concessionarie
Benelli anche la Tornado. Che dire oggi di questa moto? Che
fa scena, che ha alcune soluzioni interessanti, che fa un
bellissimo rumore (www.benellitornado.com
per sentirlo), che ha 78 regolazioni possibili per adattarla
alle esigenze di guida di ciascun pilota, che non ha una rete
di concessionari e, quindi, di officine.
Le moto sportive, più delle altre, devono essere giudicate
soprattutto in termini di prestazioni. Se la moto andrà bene
non ci sarà colore, rete di vendita o pregiudizio a tenere
lontani gli appassionati. Se andrà male, invece, non ci sarà
campagna pubblicitaria che la salverà. E questa è già una
bella sfida.
Sulla Benelli Tornado, vedi anche la scheda Intermot
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