Moto:
Suzuki
V-Strom
SUZUKI
V-STROM
Un
giorno scriverò di quello che non mi piace delle presentazioni-stampa,
ma non siamo qui per divertirci e quindi mi concentrerò
sul prodotto presentato, la Suzuki DL 650 V-Strom. Oddio,
che è? Si tratta della versione in sedicesimo della
V-Strom 1000, l’enduro turistica di Suzuki.
La 650 utilizza ben poco della versione da un litro di cilindrata,
ma ne riprende il concetto stilistico molto fedelmente presentandosi
imponente e spigolosa. Piace? Non piace? Non importa, di sicuro
l’aspetto abbondante può attrarre o intimorire.
A chi la linea piacesse, ma fosse spaventato dalle dimensioni
va detto che la moto non è poi così grossa come
sembra, anzi, una volta in viaggio se ne apprezza la protettività
frutto di un buono studio aerodinamico piuttosto che di una
grande carenatura.
Quello che non si ridimensiona è il parafango posteriore,
un effetto collaterale indesiderato della normativa europea
sulle omologazioni. Tutta l’Europa si è adeguata
a uno standard che sembrava dovesse restare patrimonio dei
motociclisti tedeschi. Il sogno è svanito, il portatarga
gigante imperversa anche da noi, con l’aggravante specifica
che, nel caso della V-Strom, è solidale a sottocodone,
portaluci e supporto della serratura del sellone. Bisogna
lavorare di seghetto.
La
sella è un poco più bassa rispetto
a quella della 1000, la seduta è infatti a 82 centimetri
contro gli 84 dell’altra. Però è piuttosto
larga, e quindi le gambe non scendono dritte, ma si devono
tenere abbastanza divaricate, il che significa toccare bene
con i piedi solo dal metro e settanta circa.
La moto pesa 190 chili a secco, mettiamoci tutti i liquidi
e mezzo serbatoio di benzina e siamo abbondantemente sopra
i due quintali. Come per tutte le moto di questa categoria,
il peso si sente soprattutto perché
il baricentro è alto, altrimenti non sarebbe un gran
problema.
Dimensioni e peso rientrano nella media del segmento, anche
se la concorrenza è così poco numerosa da suggerire
il termine nicchia. Ebbene, l’unica enduro turistica
bicilindrica di analoga cubatura è la Honda Transalp
(ci sarebbe anche la Kawasaki KLE, ma è 500 e piuttosto
antiquata). Le altre hanno motori monocilindrici e si chiamano
Aprilia Pegaso, BMW Scarver, Suzuki Freewind, cui si aggiungerà
a breve la nuova Yamaha XT.
Se il confronto lo si fa con la Honda, non c’è
dubbio che la nuova Suzuki ha parecchie frecce al suo arco:
la potenza dello straordinario bicilindrico
Suzuki non teme paragoni e vince per 67 a 55 cavalli, non
c’è storia. Anche le doti stradali pendono a
favore della V-Strom, che poggia su ruote e gomme dalla vocazione
più spiccata per l’asfalto (ruote da 19 pollici
avanti e 17 dietro, pneumatico anteriore 110/80R19, pneumatico
posteriore 150/80R17). La Transalp, con le sue ruote sottili
e il cerchio anteriore da 21 pollici, se la cava meglio sui
terreni accidentati anche se poi, su asfalto, riesce ad essere
molto piacevole da guidare.
La
nuova Suzuki, pur essendo una moto dal prezzo contenuto, riesce
a fare una buona impressione anche sotto il profilo delle
finiture. Ovviamente non ci sono pezzi di pregio, ma i cablaggi
sono ordinati, le saldature in vista ben eseguite e i componenti
sono di qualità più che onesta. Certo, le pedane
del passeggero non sono raffinatissime, così come il
lamierino di protezione sullo scarico e qualche altro dettaglio,
ma teniamo sempre a mente il prezzo.
Completa la strumentazione, che prevede tachimetro
e contagiri analogici, più uno schermo a cristalli
liquidi con un contachilometri totale e due parziali azzerabili,
gli indicatori della temperatura del liquido di raffreddamento
e del livello del carburante, l’orologio e una serie
di spie a led. Insomma, c’è tutto quello che
ci si aspetta e anche qualcosa di più.
L’unico appunto che mi sento proprio di fare riguarda
l’assenza di protezioni in caso di scivolata. Bella
la carena, protettiva quanto volete, ma è
proprio impossibile pensare a un dannato buco filettato dove
cacciare un tampone?
Dice, non lo hanno manco gli altri. Embè?
E un’altra cosa: uno spazio sotto la sella dove riporre
qualcosa di più della borsetta dei ferri e del lucchetto?
Vale
la pena di spendere altre due parole sul bicilindrico
Suzuki, che è lo stesso impiegato sulla SV650S, rivisto
nella messa a punto per trovare un 5% di potenza extra nell’arco
di utilizzazione fra i 4.000 e i 6.500 giri. Un po’
più di “schiena” che torna utile viaggiando
in coppia con la sesta marcia inserita. Non mi stancherò
di ripeterlo, è un gran motore: la V-Strom, con il
parabrezza alla massima altezza (sì, è regolabile
in tre posizioni) e il bauletto optional, ha tenuto medie
autostradali esagerate. In questa versione è ancora
più rotondo e corposo, di grande soddisfazione.
La
frenata è buona, di livello analogo
a quella della SV. Probabilmente con la V-Strom sono state
introdotte anche delle migliorie in termini di materiali d’attrito
perché i freni hanno più mordente e la frizione
ha uno stacco più preciso rispetto alla SV. Anche il
cambio deve avere beneficiato di una qualche
cura, ma i tecnici di Suzuki Italia non sono riusciti a dare
alcuna conferma in questo senso. Sta di fatto che le impuntature
a caldo che ho rilevato sulla SV650S qui sono quasi inavvertibili
e quindi le cambiate sono decisamente più precise a
tutti i regimi.
Le sospensioni sono costituite da un monoammortizzatore
regolabile nel freno idraulico in estensione e nel precarico
(con un comodo pomello a portata di mano) e da una forcella
con steli da 41 mm. di diametro regolabile solo nel precarico.
La taratura di base è, tanto per cambiare, un poco
troppo morbida e la moto tende a sedersi in accelerazione,
soprattutto uscendo
dalle curve. Questo problema, però, si risolve facilmente
aumentando il precarico e il freno in estensione. E’
meglio aumentare leggermente anche il freno in estensione
altrimenti il ritorno della molla diventa troppo rapido. Davanti,
invece, si può solo aumentare il precarico della molla.
Esistono in commercio dei registri per la parte idraulica
e un kit per questa forcella sarà presto disponibile.
Se si desidera un avantreno più solido, per ora, si
può aumentare il precarico e sostituire l’olio
con uno un poco più denso.
Va detto che, guidando da soli e con la moto nuova, le sospensioni
vanno bene così come sono. Casomai, se si viaggia spesso
in coppia o quando le molle cominceranno a dare i primi segni
di stanchezza, si potrà decidere un intervento più
radicale.
Nella
guida si apprezza il buon bilanciamento della moto e la posizione
rilassata. Personalmente avrei voluto un assetto più
carico sull’anteriore, ma devo dire anche che è
una carenza che avverto sempre su questo tipo di moto: sono
comode, ma non ti consentono di spostare il peso come più
ti piace. Ci sono situazioni in cui vorrei avere più
controllo sulla ruota davanti, come sui fondi sdrucciolevoli,
ma la posizione in sella non lo permette. Però, ripeto,
mi capita con quasi tutte le enduro stradali.
Stabile e sincera sul veloce, se la cava bene anche nello
stretto, malgrado il passo non sia proprio contenutissimo.
Nella situazione più critica per le moto lunghe come
le enduro turistiche, cioè nei tornanti più
stretti, è ancora il motore a cavare d’impaccio
poiché sostiene la moto in maniera robusta e gentile.
La V-Strom 650 si può avere in due colori:
argento opaco o blu metallizzato e costa 6.980,00 euro franco
concessionario.
Fra l’altro, proprio con questo modello, Suzuki Italia
inaugura una nuova strategia commerciale: tutti i concessionari
riceveranno un esemplare immatricolato e assicurato da far
provare ai clienti. Dalla fine di novembre, quindi, sarà
possibile andare dai concessionari e prenotare la prova della
moto. Non è un’esclusiva Suzuki, ma è
sempre una buona notizia.
FC
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