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MOTOCICLISTE
Antonietta &
Aprilia Pegaso 650 - Grecia
Ciao mi chiamo Anto, ho 34 anni e scrivo dalla Grecia. Sì, avete
letto bene, dalla Grecia. Abitavo in una fredda e umida città del nord, Torino, fino a
quando io e Dan, il mio ragazzo, abbiamo deciso che il muschio sulla pelle aveva raggiunto
uno spessore insopportabile. Era tempo di portare le ossa ad asciugare.
Ma si può vivere in un posto con 3000 ore di sole l'anno e non avere una moto? No,
impossibile, soprattutto se il tuo ragazzo va in giro a smanettare con la sua BMW 1100
GS... e poi te lo fa pesare.
Ho sempre adorato andare in moto, anche da trasportata, ma a casa mia non c'era verso.
A 15 anni il "CIAO", poi un paio di giri con la vespetta del fratellone e poi...
digiuno totale! Di tanto in tanto l'invito dell'amico per un giro in moto domenicale
risvegliava il desiderio di una moto tutta mia, ma il matrimonio prima e una figlia poi mi
"dicevano" che era un sogno e tale sarebbe rimasto. Quindi nisba... almeno fino
al trasferimento in questo splendido paese.
Continuavo a volere la moto!
Durante un
viaggio nel Peloponneso, Dan "mi" affitta una Suzuki DR 200 perché la voglia è
tanta, ma... chi la porta fuori e chi glielo dice al titolare che la prendo per imparare?
L'entusiasmo e la fretta cancellano completamente la paura e salgo senza pensare che non
conosco per nulla i comandi. Non do il tempo a Dan di spiegare... o meglio... lui spiega
ma io "Sì, sì ho capito, la prima giù e tutte le altre su, dai dai sali. Sali si
parte...".
Prima, seconda, terza... qualche centinaio di metri e... oh oh... sorpresa... curvone in
discesa. Ecco da dietro la voce dell'esperto "Frena... frena". Se avessi
ascoltato, avrei saputo che le moto hanno DUE freni. "Freno???!" pinzo con
l'anteriore (perché il "Ciao" insegna...) ma il posteriore dov'è???! Mentre
cerco il freno, il ghiaino mi spiega che avrei dovuto saperlo prima. Crash, grande volo e
gamba sotto. Lui invece (gambe lunghe) resta in piedi. Naturalmente risalgo e continuo per
tutto il giorno, con la pressione a 200.
La scena più bella? La faccia di Dan che, dopo un miliardo di anni luce in moto, deve
presentarsi a riportare il "granchio" (così lo chiamava) con la leva della
frizione arricciolata, fare la figura dell'imbranato, sentirsi le rimostranze del titolare
e... pagare!!!
La mia bella caduta mi procura una infezione alla gamba che mi porto dietro per tutte le
vacanze e oltre. Questo non basta a farmi cambiare idea. Voglio la moto!
A dicembre 97 torno in Italia per ritirare, finalmente, la mia fiammante Pegaso 650 blu
comprata per telefono. Però, direte voi, come prima moto... sveglia la ragazza! No,
calma... le cose non sono così semplici. Il calvario è stato lungo e doloroso, almeno
per Dan. Io volevo un duemmezzo piccolo e leggero per iniziare, ma lui diceva che era
uguale... che avrei avuto la stessa paura e fatto la stessa fatica con una moto più
grossa che però poi mi sarebbe rimasta. Ehhhh come aveva ragione!!! Mi lascio convincere
e torniamo indietro con la bestia ma per me il blocco è totale... la mia prima partenza?
Nove tentativi! (non ridete).
Inizia il divertimento: alla mia domanda "che si fa oggi?" la risposta è sempre
la stessa "gli otto sul piazzale!". "Che palle... dov'è il
divertimento?" "Arriva, arriva..." è sempre la risposta. Ora capisco di
quanta pazienza si è armato per insegnarmi, lui che questa parola non la trova neanche
sul vocabolario. Per me è durissima. A forza di "otto", di partenze e di
inchiodate arriva il mio primo viaggio: 90 Km. Che conquista! Poi i km diventano 200,
500... e... Dan continua a dirmi che non sono pronta per un vero viaggio.
E giù di "otto", manovre e sterrati (il mio incubo). Finalmente, squillo di
trombe, giugno 2000, arriva il grande viaggio: Creta. Un mese in giro per l'isola e con la
moto carica!!! Creta non è tutta unautostrada... anzi, paesini, stradicciole piene
di buche e ovviamente sterrati. Ne ho fatti talmente tanti che mi ci è voluto un mese di
step per ridare forma al sedere. Che facile poi però guidare sull'asfalto e che
sensazione incredibile guidare senza casco (qui si può), sentire l'aria tra i capelli, il
profumo dei boschi, il morso di una vespa sul collo... (che maaaale)
mi sento libera
come il gabbiano jonathan.
Dopo 1126 km il pensiero è uno solo :"Troppo bello! Questo è solo l'inizio".
Il sogno è diventato realtà.
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