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Motocicliste
MOTOCICLETTE:
PLURALE FEMMINILE
Indipendenti,
affascinanti e libere dai cliché. Sono le ragazze che
cinquanta, sessanta e settanta anni fa sfidavano le convenzioni
per amore del vento nei capelli e delle due ruote. E se vostra
nonna fosse stata una centaura?

Quante
volte nei vecchi film abbiamo ammirato splendide emancipate
signore come Grace Kelly guidare eleganti decappottabili attraverso
bucolici percorsi di campagna? Ad un certo punto Hollywood
sdoganò la donna al volante: era impossibile ignorarlo,
sempre più donne guidavano, per necessità, desiderio
di libertà o ovvio esercizio di una pari opportunità.
Ma le moto? Dove sono le moto? Perché non compaiono
donne in moto nei film, in televisione, negli spot pubblicitari,
nelle riviste? E se compaiono perché sono di solito
pin-up accostate alla moto come “decorazione”
e mai come vere bikers? Perché si dice spesso che per
le donne è difficile guidare una moto? In fondo oggigiorno
ci sono donne che svolgono compiti ben più complessi
e faticosi, una volta tipicamente maschili… Viene un
sospetto.
La macchina è diventata un bene di massa, buona parte
dei modelli non rappresenta più il motore come potenza,
sport e libertà, ma è lo strumento utile e quotidiano
che serve per la gita domenicale della famiglia o per portare
a scuola i bambini. Una macchina così la guidano anche
le mamme, alle donne è permessa. La moto invece continua
a suo modo ad essere uno status symbol: più che un
mezzo di trasporto, uno oggetto associato ad un piacere e
a uno stile di vita. Libertà, esplorazione, indipendenza,
assenza di vincoli, orari, ruoli… E forse questo territorio
ancora non è considerato “cosa da donne”.
Eppure le motocicliste ci sono e c’erano.
Basta andare a cercarle, frugare nella rete, negli archivi
delle associazioni e nei libri e sbucano personaggi superbi.
Come Dot Robinson, australiana, figlia di un progettista e
designer di sidecar emigrato negli Stati Uniti per allargare
il proprio business nei motori. Dot cresce tra le motociclette
ed è una delle pioniere delle due ruote al femminile.
Negli anni ‘30 e ‘40, partecipa col marito, anche
lui motociclista, a molte competizioni in diverse categorie,
e, nonostante le difficoltà e l’ostilità
che trova nell’ambiente, ne vince alcune di rilievo.
Con Linda Dugeau, biker incontrata in una gara, nel 1941 crea
Motor Maids, la prima associazione americana che promuove
il motociclismo tra le donne. Continuerà a viaggiare
in moto, anche su distanze lunghe e lunghissime, fino all’età
di 85 anni, collezionando una cosa come un milione e mezzo
di miglia percorse.
Bessie Stringfield non fu da meno. Nata in Jamaica ma cresciuta
negli States, guida la sua prima moto, una Indiana Scout,
a sedici anni. Poco più che adolescente, viaggia attraverso
gli Stati Uniti guadagnandosi da vivere con spettacolari numeri
da stunt nei parchi divertimenti. Spesso, a causa dei comportamenti
razzisti che incontra nei suoi viaggi, è costretta
a
dormire sulla stessa motocicletta su cui si sposta. Nel corso
della Seconda Guerra Mondiale lavora come corriere civile,
trasportando in moto documenti per l’esercito da una
base militare all’altra. E’ la prima donna afro-americana
ad attraversare in solitaria gli Stati Uniti, e lavorando
per l’esercito farà la traversata otto volte
in quattro anni. Nel 2002 è entrata nella Motorcycle
Hall of Fame: una specie di Nobel delle due ruote! Incrociando
foto e informazioni frammentarie in rete si trova notizia
di un’altra biker inarrestabile, piena di charme e carisma.
La leggendaria Anka-Eve Goldmann, alta, bella,tedesca, famosa
per le sue straordinarie prestazioni negli anni ‘50
e ‘60 su moto che nessuno all’epoca pensava una
donna potesse guidare e controllare: le pesanti e potenti
BMW R67/3 e R69.
Non solo: la signorina Goldmann correva nei circuiti più
impegnativi e difficili, come Nurburgring, lasciando tutti
a bocca aperta, al contempo scrivendo reportage e pezzi di
vario genere per le riviste di settore.
In quanto donna, però, non viene ammessa a partecipare
a competizioni superiori come i Gran Premi.
Ma non si accontenta delle gare: è in sella tutto l’anno,
con ogni condizione atmosferica, e proprio per questo inizia
a disegnare e progettare abbigliamento tecnico in pelle, che
oltre che bellissimo (tuttora un riferimento di stile ineguagliato)
fosse davvero caldo, comodo e funzionale. Fu lei a inventare
la famosa zip diagonale sui giubbetti da moto, particolarmente
comoda per le biker donne. Freddo, pioggia e neve, nulla la
ferma.
Partecipa anche ogni anno al celebre Elephant Rally, una specie
di esperienza estrema per qualunque biker che abbia il coraggio
di correre sulla neve e il fango.
E come loro ce ne sono davvero tante…
Ogni tanto riemergono da soffitte e vecchie scatole altre
foto ingiallite di signorine compostissime su moto luccicanti
o di amazzoni temerarie come Anke-Eve, e qualcuno le mette
su internet.
Perciò il mio consiglio è: se non sapete ancora
tutto, ma proprio tutto di vostra nonna, date una controllatina
ai vecchi album e ai ricordi di gioventù. Chissà
che non la troviate orgogliosamente in posa su un Guzzi o
un Gilera, pronta a sgasare, via, verso strade di campagna,
curve e vento.
Silva
Fedrigo
pubblicato su CHAIR
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