Sport
RALLY
DEI FARAONI
Inviata da Top
Fuel, Alessandra Manieri di Motocicliste segue
una delle più affascinanti avventure del motociclismo,
un rally nel deserto, il Rally dei Faraoni in Egitto. Le gare,
la vita nel bivacco, la sabbia finissima, i protagonisti,
le protagoniste, il caldo, la magia di una terra antica, le
sfide, il coraggio, la resistenza, la passione... un racconto
avvincente che ci fa rivivere le emozioni di un rally appena
concluso.
Il
fascino del deserto continua a stregare gli uomini...
Dirigendoci ad ovest delle fertili sponde del fiume Nilo,
la terra si asciuga sempre più, divenendo sabbia finissima...
un’immensa distesa desertica. Questa terra assetata,
a prima vista arida e desolata, nasconde un fascino millenario,
ricco di vita e storia: non è un caso, infatti, se
i viaggiatori sono rimasti da sempre ammaliati dai misteri
del Sahara, che con i suoi infiniti granelli disegna ogni
giorno cordoni di dune inesauribili. Il vento che soffia crea
e disfa profili ogni attimo diversi, continua a mescolare
fossili e conchiglie creando nuove stratigrafie e sgretolandone
di antiche, copre e nasconde eserciti, uomini, storie e leggende
che, chissà, un giorno verranno alla luce.
Un mare di sabbia color ocra, soffice e vellutata, si estende
per centinaia di chilometri, striandosi di sfumature rossicce
e nerastre, intervallata di quando in quando da pietraie,
canyon e oasi... il tutto amalgamato da un silenzio primordiale
e dai raggi del sole che sembrano cristallizzare questo paesaggio
incantato.
E poi c’è l’alba con il sole largo che
fa capolino tra le dune, ci sono le oasi verdeggianti bagnate
dai laghi, che sembrano un miraggio, abitate da popoli antichi
che cadenzano ancora la loro vita con il ritmo semplice della
natura. Tutto questo e molto di più racchiude il deserto.
Stregata da queste meraviglie, da anni una carovana numerosissima
(composta da molti volontari) lavora per realizzare il Rally
dei Faraoni e torna ogni anno sempre con lo stesso entusiasmo,
pronta ad affrontare un duro lavoro e tante difficoltà.
Ed è sempre con lo stesso spirito che ad ogni edizione
si schierano vecchi e nuovi piloti: i motociclisti devono
affrontare molti disagi e fatiche attraverso il deserto, ma
sanno che la bellezza e i segreti, che scopriranno navigando
tra le dune, li ricompenseranno...
11^
Edizione per il Rally Tout Terrain nell’antica terra
egizia
Dal 4 al 12 ottobre si è svolta l’undicesima
edizione del Rally dei Faraoni, ormai celebre appuntamento
internazionale dei rally africani. Una carovana di 700 persone
ha navigato nel magico deserto egizio che si estende ad occidente
del Nilo, divorando 3000 chilometri, per portare a termine
la tappa faraonica del Campionato del Mondo FIM dei Rally
Tout Terrain 2008.
Ma cominciamo dall’inizio e cioè dal lontano
1982, data di nascita del Rally dei Faraoni: la paternità
dell’evento appartiene al francese Fenouil e solo nel
1998 l’organizzazione è passata sotto la bandiera
italiana, in mano alla JVD International, il cui impegno ha
dato vita ad un rally di risonanza mondiale, inserito ufficialmente
(dal 2000) nel Campionato del Mondo FIM dei Rally Tout Terrain.
Torniamo ora alla stagione 2008 del Pharaons, indietro solo
di una manciata di giorni per ripercorrere il rally in uno
dei deserti più affascinanti del mondo: andiamo a scoprire
la vita della carovana nei bivacchi e i vincitori della competizione...
Il Rally dei Faraoni non poteva che prendere il via all’ombra
delle antiche Piramidi nella Piana di Giza, alle porte del
Cairo, dove i rallysti sono partiti il 5 ottobre alla conquista
del deserto. Le tombe di Chèope, Chèfren e Micerino,
erette oltre un paio di millenni prima di Cristo, svettano
ancora oggi nella loro unicità: nel ventre e nelle
facce triangolari esterne che terminano al vertice, nell’Uno,
conservano un profondo simbolismo, l’incarnazione del
divino. Così i motociclisti sono partiti con la “benedizione”
faraonica prima di attraversare l’antico regno egizio
e poi, l’11 ottobre, sono tornati ai piedi delle piramidi
per terminare e consacrare il loro ritorno: a Giza, infatti,
si è svolto il parco chiuso e il termine della competizione.
Lasciate alle proprie spalle le piramidi, i rallysti si sono
dovuti tuffare nel traffico caotico della metropoli egizia,
per allontanarsi dal centro abitato in direzione del deserto
e della prima tappa da raggiungere, l’Oasi di Baharija.
Dopo gli iniziali 60 Km di trasferimento è cominciata
la prima speciale (ovvero la parte cronometrata della gara):
finalmente i motociclisti hanno posato le ruote tassellate
sulla sabbia e si sono avviati verso il silenzio e l’ignoto
del Sahara. Tra dune e pietraie, i piloti e la carovana hanno
portato a termine sette tappe in sette giorni, per un totale
di ben 2700 chilometri di prove speciali!
La
partenza: un polverone e via verso l’ignoto
Alla partenza 101 le moto e i quad verificati, cui si sono
aggiunte le altre 20 impegnate nel Pharaons Classic. Per le
quattro ruote 20 equipaggi auto, oltre a 4 camion e ad altre
25 vetture partecipanti al Pharaons Classic. Questi i numeri
dei piloti al via dal Cairo, che sono spariti alla nostra
vista tra le dune del deserto con la prima speciale del 5
ottobre. Le partenze del primo giorno, scandite dai commissari,
si sono ripetute ogni due minuti per i primi 10 piloti, poi
ogni 60 secondi per i successivi: tanta tensione in quei pochi
attimi, poi i rallysti alzavano un nuvolone di polvere e partivano
a tutto gas verso l’orizzonte. Intorno una distesa infinita
di mare di sabbia, che a colpo d’occhio sembrava sempre
uguale a se stessa, labirintica. L’abile arte del navigare
invece fa la differenza: ci sono strumenti preziosi come il
road book, che portano a destinazione i marinai che solcano
le onde di sabbia.
Il
percorso: 7 tappe attraverso il deserto egiziano
La 1^ tappa è stato un vero battesimo per tutti, piloti
e staff compreso. La fatica e l’emozione del primo giorno
di competizione sono andati a sommarsi ad un caldo torrido,
che ha sfiorato quasi i 50 gradi e, nel pomeriggio, si è
alzata una leggera tempesta di sabbia. 389 i chilometri del
percorso per raggiungere l’Oasi di Baharija, dove abbiamo
sostato per due notti. Perciò la 2^ tappa ha preso
il via dall’Oasi in direzione di Farafra, per poi fare
ritorno a Baharija stessa: si è trattato dello stage
più lungo di tutto il rally, con ben 599 km totali
da percorrere di cui 442 di speciale.
Il bivacco stazionava in una località d’eccezione,
non distante dalla suggestiva “Valle delle Mummie d’Oro”,
una necropoli di epoca romana scoperta per caso nel 1996 dal
famoso archeologo Zahi Hawass, lavori che hanno portato alla
luce centinaia di mummie, molte delle quali ricoperte d’oro!
Per la 3^ tappa del Rally dei Faraoni, 386 km di fuoripista
puro: un oceano di sabbia e dune fino a Sitra, per immergersi
completamente nel deserto, là dove non ci sono centri
abitati a centinaia di chilometri di distanza e non esistono
altri mezzi di comunicazione se non quelli satellitari. Con
la 4^ tappa e 378 km siamo arrivati a Siwa, un’oasi
berbera a lungo proibita agli stranieri, dalle bellezze naturali
uniche e dalla storia millenaria affascinante. Un nuovo paesaggio
si è stagliato ai nostri occhi, colorito dal verde
di palmeti, dall’azzurro e bianco del lago salato e
ancora dalle case di fango nel villaggio berbero vicino al
nostro bivacco. Un tuffo nelle celebri pozze di Cleopatra
per i piloti del Rally e poi di nuovo le ruote sui granelli
per navigare ancora nel Grande Mare di Sabbia che avvolge
Siwa ed è stato protagonista anche della 5^ tappa (387
km). Gli ultimi due tracciati ci hanno portato di nuovo a
Baharija (6^ tappa) e infine al Cairo con la settima ed ultima
giornata di competizione, per un totale di 2950 chilometri!
Il percorso complessivo è stato caratterizzato da un
tracciato molto sabbioso, cordoni di dune morbide e rotonde,
vallate vellutate e appena ondulate, pericolose dune cassè
(ovvero tagliate da un lato) da saltare e alcuni tracciati
misti con terreno smosso e pietraie. I piloti hanno navigato
sulla sabbia dura e veloce e su quella soffice, che quasi
come “sabbia mobile” faceva affondare le ruote.
Dei veri e propri eroi dunque che, a tu per tu con il deserto,
hanno lottato per tornare sotto l’arco del trionfo ad
attenderli nella Piana di Giza.
La
carovana in viaggio per il deserto e le soste in bivacco
Il deserto è un’infinita distesa color ocra,
i cui profili sembrerebbero immutabili, e invece pazientemente
e silenziosamente affrontano il tempo, divorando i millenni.
In occasione del Rally dei Faraoni, una carovana numerosa
e colorata si dissemina per il deserto occidentale egizio,
portando una ventata di novità alle antiche dune...
700 è il numero complessivo di coloro che hanno preso
parte al Rally 2008: i piloti con l’assistenza e i meccanici
in primo luogo, lo staff dell’organizzazione italiana
e locale, i medici e gli infermieri (gli angeli custodi della
carovana), i commissari FIM e gli addetti ai controlli di
percorso e poi i cronometristi, la direzione gara, gli elicotteristi,
e ancora i giornalisti, i fotografi, i cameraman... l’elenco
è lunghissimo! Ecco spiegata così l’efficienza
dell’organizzazione e la risonanza mediatica dell’evento.
Il bivacco è il punto di ritrovo per tutti nel deserto:
un grande accampamento con al centro un coloratissimo e vivace
tendone arabo, dove si svolgono i briefing per i piloti e
dove si vive la vita quotidiana: chiacchiere, pasti, lavoro
per la press e i media, sonnellini e nottate, adagiati con
il proprio sacco a pelo sui tappeti persiani. Un’esperienza
unica quella della vita in bivacco, dove dall’alba a
notte fonda si vive tutti in simbiosi: le ansie e le gioie
dei piloti, il lavoro frenetico dei giornalisti e dello staff
diventano tutt’uno. Ad amalgamare persone tanto diverse
è un’unica passione: quella per la sabbia e i
motori!
La
gara: varcano l’arco del trionfo Casteu, Verhoeven e
Zanotti
A comparire per primi all’orizzonte in direzione delle
piramidi sono stati i due protagonisti dell’intero rally:
i compagni di squadra del Team Vectra, il francese Casteu
e l’olandese Verhoeven, in sella alle potenti KTM 690
Rally. I due campioni hanno navigato in testa per buona parte
della settimana, aprendo la pista e tenendo ritmi elevati;
si sono scambiati spesso i gradini più alti del podio
al termine delle singole tappe, finché hanno pattuito
amichevolmente l’esito del rally a favore del primo.
Terzo in classifica l'italiano Alessandro Zanotti, che ha
regalato alla debuttante Aprilia una duplice e inaspettata
vittoria: infatti Alex si è aggiudicato non solo il
3° posto assoluto ma anche il titolo di campione di classe,
correndo in sella al prototipo RXV 450 messo a punto dalla
casa di Noale per il ritorno quest’anno ai rally africani.
Colpo di scena invece per Matteo Graziani: il pilota italiano
firmato “Alfa Romeo” doveva varcare terzo l’arco
del trionfo, ma la rottura del motore, al settantesimo chilometro
della speciale dell’ultima tappa, lo ha messo fuori
gioco.
Le
donne dei Faraoni
101 le moto e i quad verificati alla partenza e tra questi
3 coraggiose donne alla guida, pronte ad affrontare la sfida
del deserto. Camelia Liparoti, italiana con origini francesi,
era l’unica rappresentante della categoria quad con
il Polaris 525 OTW; per le moto la svedese Annie Seel in sella
al KTM 525 EXC e la francese Ludvine Puy con il KTM 690 Rally.
Un vero peccato per l’incidente di Camelia Liparoti
solo alla seconda tappa, che le ha impedito di proseguire
la competizione a causa della rottura di un polso.
Mentre la Puy, che alla quarta tappa si è aggiudicata
un 8^ posto di classe e un 28^ in classifica assoluta, dimostrando
il suo talento, il 9 ottobre non si è presentata al
via, ritirandosi dal rally.
Ottimo esito invece per la Seel, che con energia ed entusiasmo
sempre crescente ha affrontato la gara: la bella svedese dai
lunghi capelli biondi in quinta tappa ci ha regalato una scalata
in classifica sorprendente, aggiudicandosi la 6^ posizione
in classifica generale e saltando così al 13° posto
nell’assoluta. Penalizzata poi da una caduta il giorno
successivo, ha terminato il rally in dodicesima posizione
assoluta: anche se non è riuscita a rientrare nella
topten come sperava, ha così egregiamente rappresentato
la categoria femminile!
Intervista
a Camelia Liparoti: fotografa, giornalista e... quaddista
Camelia Liparoti vive a Chamonix in Francia e la sua pronuncia
scivola dolce, ha un sapore francese anche quando, durante
l’intervista, parliamo in italiano. Eppure, l’origine
del sul nome non inganna, Camelia è nata in Toscana.
L’ho incontrata per la prima volta sotto le piramidi,
mentre se ne stava seduta sopra il suo quad, in attesa della
partenza: minuta, con due treccine biondissime, l’unica
donna su una moto a quattro ruote.... non passava inosservata!
La storia e la carriera della Liparoti sono molto entusiasmanti,
peccato che non ci possa raccontare anche l’esito del
Rally dei Faraoni, dato che ha dovuto sospendere la gara solo
alla seconda tappa, ma già nella biografia passata
e nei suoi progetti futuri c’è tanto da scoprire.
Come è avvenuto l’incidente il 6 ottobre,
durante il Rally dei Faraoni?
La seconda tappa aveva appena preso il via e mentre percorrevo
i 4 km di trasferimento che mi portavano alla speciale mi
sono accorta che il quad non frenava... così mi sono
fermata al primo punto di assistenza, dove abbiamo aggiunto
l’olio alla pompa del freno e sono ripartita. Dopo una
cinquantina di km la leva del freno anteriore affondava di
nuovo a vuoto! Non so quale fosse il problema, forse necessitava
di uno spurgo? Tra un dubbio e l’altro però procedevo:
le dune avevano un profilo morbido e il mio ritmo era sostenuto...
finché ho incontrato una duna cassè! Non me
l’aspettavo... Ho fatto appena in tempo a rallentare
con il freno posteriore poi sono saltata in aria... mentre
volavo, ho avuto l’idea di dare un colpo di acceleratore
durante l’atterraggio per non affondare troppo e subire
il contraccolpo. Ma l’operazione non è andata
a buon fine: la mano girata sulla manopola del gas aperto
si è girata all’indietro e così mi sono
rotta il polso...
Tempo 10 minuti l’elicottero mi aveva già soccorso
e due giorni dopo ero già in Francia per operarmi.
Come procede la convalescenza?
Porterò il gesso fino al 30 di ottobre e poi comincerò
un intenso programma di riabilitazione fino alla fine dell’anno...
devo essere in forma per la Dakar 2009! La partenza è
prevista per il 3 gennaio.
Era il tuo primo Rally dei Faraoni, quali altre esperienze
agonistiche hai avuto?
Già, era il mio primo rally in Egitto e sono certa
che alla prossima edizione sarò di nuovo sotto le piramidi!
Mi ha entusiasmato il percorso organizzato per il Rally dei
Faraoni e ho trovato l’organizzazione della JVD estremamente
efficiente.
Altre esperienze?
Ho cominciato da poco, la mia prima gara risale al 2005, quando
ho preso parte allo Shamrock Rally in Marocco, ma da allora
non mi sono più fermata! Qualche accenno sulle partecipazioni
più recenti: il Rally of the Gazelles in Marocco nel
2007, quando mi sono aggiudicata il secondo posto in quad,
il Trophee Roses des Sable nello stesso anno in Marocco dove
ho partecipato in buggy
(formula ibrida tra un quad e una macchina) e sono arrivata
prima e poi ad aprile 2008 la Dakar Series in Ungheria e Romania:
prima donna in classifica e decima su 19 quad!
In progetto c’è la Dakar 2009?
Sì, correremo in Argentina e Cile. Io sarò in
sella all’unico quad KTM. Per il momento sono 29 i quad
alla partenza e ci saranno anche altre due donne.
Sei ormai una quaddista affermata, ma prima di tutto fotografa
e giornalista...
Ho cominciato la mia carriera come fotografa e seguivo con
i miei obiettivi soprattutto gli sport di montagna: sci, climbing...
poi sono passata dalla neve alla sabbia. Così ho cominciato
a seguire i Raid in Africa e mi sono avvicinata al mondo dei
quad. In realtà ho sempre avuto una grande passione
per i motori, sopratutto per le quattro ruote... da piccolina
sognavo di fare il meccanico!
Con quali riviste collabori?
Le lettrici appassionate di quad possono seguirmi sulla rivista
italiana Moto4 e il magazine francese Quad Pratique. Sono
spesso in viaggio per seguire raid e poi raccontarli con la
penna e l’obiettivo.
Come vivi l’esperienza di quaddista in un mondo
a prevalenza maschile?
Non ho incontrato grosse difficoltà. Certo all’inizio
i ragazzi ti guardano un po’ strano, pensano sempre
che sei la ragazza di un pilota... diciamo che devi imparare
a riderci sopra. Poi, una volta entrata nell’ambiente,
ti adottano: io mi trovo spesso ad essere l’unica ragazza
concorrente in quad, così mi eleggono a mascotte! Comunque
le chiacchiere svaniscono alla partenza di un rally: al via
non importa più se siamo uomini o donne... siamo tutti
concorrenti!
L’intervista
ad Annie Seel: l’unica donna a terminare il Pharaons
2008
Annie è una svedese doc, alta e bionda con il fare
nordico sicuro e noncurante. E a ragione, perché la
pilota di Stoccolma, alle prime armi con il deserto egiziano,
ha affrontato alla grande il suo primo Rally dei Faraoni in
sella a una KTM 525 EXC.
Ottimo il risultato raggiunto al Pharaons 2008, sei soddisfatta?
Dopo la scalata in classifica della quinta tappa, speravo
in un risultato migliore... però posso ritenermi più
che soddisfatta del 12° posto assoluto! E poi bisogna
considerare che durante le prime tappe del rally ho dovuto
fare i conti con dei problemi alla moto: prima la rottura
del motore, poi quella dei serbatoi della benzina che mi hanno
lasciata a piedi. A spezzare il ritmo, infine, c’è
stata la caduta del penultimo giorno... nel complesso però
è andato tutto bene, grazie anche all’ottimo
lavoro del mio team, il Mecasystem.
E’ la prima volta che partecipi al Rally dei Faraoni,
quali sono le tue passate esperienze di rally?
Sì, è la prima volta qui in Egitto e ho vissuto
un’esperienza meravigliosa! Ero rimasta affascinata
dalle immagini della terra del Nilo filmate durante un’edizione
della Dakar e da allora mi ero ripromessa di vivere anch’io
quest’avventura… Ho già 10 anni di motorally
alle spalle, perché ho partecipato due volte alla Parigi-Dakar
e poi a moltissimi rally africani ed europei.
A quando risale la tua prima volta in moto?
Avevo 16 anni quando ho cominciato a gironzolare con la mia
prima moto... poi mi sono appassionata alla velocità
e a 20 anni ho preso la licenza per correre in pista, ma l’esperienza
è durata poco... dopo alcuni incidenti ho deciso di
smettere. Non riuscivo a stare lontana dalle due ruote, però,
così dopo aver avviato nel 2000 la mia carriera di
designer, ho riacquistato una moto. Questa volta una enduro
e ho iniziato a viaggiare per l’Europa. Il resto della
storia la conoscete: ho cominciato a partecipare ai rally
ed eccomi qui.
Rally for fun?
Esattamente! Gareggio per divertirmi e quando parto per un
rally mi sento in vacanza! Non vi nascondo comunque un animo
competitivo e i buoni risultati che sto accumulando mi stimolano
a nuove imprese.
Quali sono i tuoi programmi futuri?
Conto di partecipare al prossimo Rally in Ungheria e Romania,
la 24^ Central Rally.
Sei stata la reginetta del Rally dei Faraoni, l’unica
ragazza tra un centinaio di piloti: come hai vissuto questo
clima?
Mi sono trovata bene, a mio agio. Il clima con i ragazzi è
stato di rispetto ed aiuto reciproco e credo che sia un aspetto
fondamentale per affrontare le difficoltà del deserto
africano, i percorsi tecnici ed una complessa navigazione.
Ho trovato un clima molto fraterno, sono soddisfatta.
Alessandra Manieri
ottobre 2008
potete leggere i report del Rally su Top
Fuel
Gallery
foto
dell'Ufficio Stampa del Rally
(clicca
sulle foto per ingrandirle)
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