Sport
Motorally
FMI
5 aprile 2009 - Rapolano Terme
TORNA AL REPORT
DELLA GARA E ALLE FOTO
Il racconto di Laura
Maurizi
Motorally’s Angels
Di ritorno dalla prima gara della mia vita e nonostante dolori
ad ogni muscolo, dopo due giorni ho ancora il sorriso stampato
in volto!
Vi racconto com’è andata.
L’anno scorso ho voluto cimentarmi in una cavalcata
con road book, ovvero la Transappenninica, e lì è
nato un amore: quello per la navigazione.
Da cosa nasce cosa ed anche grazie ad altre ragazze che mi
hanno convinta, ho partecipato alla scuola federale motorally
FMI all’isola d’Elba lo scorso marzo. L’intenzione
era quella di partecipare ad un motorally, ma pensavo che
l’idea si sarebbe dissolta come molti buoni propositi
di inizio anno, invece stavolta non è accaduto.
Durante il rientro in traghetto dall’Elba cominciano
i progetti con quelle che saranno le mie compagne d’avventura:
Joanna e Monica, sotto gli occhi quasi increduli dei nostri
mariti e fidanzati, che un pochino già ci sfottevano.
Premetto che non amo le competizioni, mi causano molto stress,
ma l’unico modo per navigare è affrontare una
gara di questo tipo. Inoltre non so cosa mi aspetta, sono
la classica endurista della domenica e nemmeno tanto brava.
Vediamo come va a finire, questa potrebbe essere la prova
del fuoco e spero che sia un modo per imparare a cavarmela
da sola… o quasi!
In pochi giorni riesco a fare la licenza, anche grazie al
grande Nazzareno Falappi (della Old Farm Racing) che si è
occupato praticamente di tutto e mi ha consigliato pazientemente.
E’ fatta e fra tre settimane si parte.
In breve tempo devo convivere con insonnia e stomaco chiuso…
come arriverò al giorno della gara? La prima tappa,
quella di Rapolano, dicono tutti che sia la più facile,
ma chiaramente a complicare le cose ci si mette il maltempo,
con piogge incessanti per più di una settimana e già
mi immagino risucchiata dalle famose “crete Senesi”….
Arriva la giornata pre-gara, quella delle verifiche tecniche,
in cui si può stemperare un po’ l’emozione.
Ai paddock si incontrano con piacere vecchi e nuovi amici,
sono tutti molto disponibili, mi consigliano e mi indicano
cosa fare, perché ancora non so bene come muovermi….
Bisogna consegnare la licenza, compilare moduli, ritirare
i numeri di gara, far punzonare la moto, il tutto a fianco
di campioni che partecipano a gare a livello mondiale e anche
se mi sento piccola piccola vicino a loro, in fondo mi sento
un po’ pilota anch’io. La mia Hondina 230, forse
l’unica ad aver fatto un motorally, è davvero
racing con la strumentazione e gli adesivi: ho il numero 130.
Altra operazione da fare è il settaggio del trip master,
ovvero il contachilometri di precisione, che segna i 10 metri
e permette di tornare indietro con i numeri, essenziale nel
motorally. In questa operazione mi aiuta la grande Perego,
sempre disponibilissima.
Dopo le verifiche c’è il briefing, ci consegnano
il road book e spiegano quali sono le difficoltà principali,
soprattutto nelle prove speciali. I più esperti sono
organizzatissimi, evidenziano già le note salienti,
io copio qua e là, scoprendo che ci sono alcuni piccoli
“trucchi”. Viene fatto un po’ di terrorismo
psicologico, sicuramente per spingere alla cautela ed evitare
che ci si faccia male; mi ricordo ancora della descrizione
di un gradino da 70 cm…. e non solo quello. Il percorso
è lungo, sono ben 200 km (una mia uscita media è
di 100/120 km); decidiamo di fermarci a metà gara in
caso di stanchezza, se poi ce la facciamo a finire il percorso,
tanto meglio. Il tempo è poco, non posso leggere ed
evidenziare tutte le note come vorrei, dovrò farlo
più tardi. A cena la tensione è palpabile e
comincio il lavoro, riuscendo a malapena a mangiare: decido
di segnare in verde le svolte a destra, in rosa quelle a sinistra,
in giallo dove si prosegue dritto e in rosso gli ostacoli
più pericolosi. Questa operazione permette di vedere
con un colpo d’occhio la direzione da seguire, perdendo
poco tempo a decifrare le freccine; ogni pilota ha il suo
metodo: c’è chi usa un colore, chi due, chi nessuno…
chi come me compone il suo arcobaleno personale: avendo fatto
accademia di belle arti non poteva essere diversamente!
Dopo quest’operazione monto il road book, un’azione
un po’ laboriosa che preferisco fare la sera prima,
per risparmiare tempo ed inconvenienti prima della partenza.
Passo una notte agitata, sognando appunto il gradone e di
dover affrontare ostacoli insormontabili…. cominciamo
bene…
La mattina seguente c’è un ritmo frenetico, il
mio orario di partenza è alle 9.06, bisogna sbrigarsi.
Pochi metri prima del palco dal quale si parte ci consegnano
il traky, una specie di gps che permette all’organizzazione
di seguire i piloti in tutto il loro percorso e penso “meno
male, almeno se mi perdo mi ritrovano!”. Ultimi istanti
prima della partenza, 9.05, si deve salire sul palco spingendo
la moto a motore spento. Ma come, non è già
abbastanza faticoso fare enduro? Pronti, via! Si parte in
due per ciascun minuto, la prima è Joanna, che aspetterà
pochi metri più avanti Monica e me; l’accordo
è quello di fare il percorso assieme, nel bene e nel
male. Non siamo abituate a fare fuoristrada da sole, abbiamo
sempre i nostri compagni accanto a darci una mano, ma così,
stando vicine, ci aiuteremo l’una con l’altra.
L’emozione è sparita, ora penso solo a guidare;
io faccio da apripista, sta a me navigare. E’ una sensazione
bellissima, divertente e non è nemmeno tanto complicato.
Pensavo che mi sarei persa dopo pochi chilometri, invece riesco
ad orientarmi abbastanza bene. Certo, farlo in velocità
è un’altra cosa, ma posso definirmi comunque
soddisfatta.
Il percorso non sarebbe tanto difficile, se non fosse per
il terreno a tratti viscido e con profonde pozze di fango,
poiché ha piovuto parecchio fino al giorno prima. Sono
abbastanza abituata a quel genere di fondo, anche nella mia
zona c’è spesso la melma, ed è ancora
più scivoloso, però oggi è tutto diverso.
Cominciano le prime cadute e molti si prodigano per aiutarci,
chi ci spinge, chi ci dà una mano a rialzare la moto,
chi ce la porta addirittura in cima alla salita. Avevo paura
di essere d’intralcio, invece ho trovato molte persone
disponibili, cosa davvero bella, anche tenendo conto del fatto
che è un campionato Italiano.
Ci siamo prese tutto il tempo che ci serviva, non avevamo
ambizioni di classifica, il solo scopo era quello di divertirsi,
navigando.
Si è fatto tardi, io ho un problema alla moto che non
parte più e devo riavviarla a spinta, ma sono caduta
in un postaccio e riesco a malapena a togliermi di mezzo.
Quando ho quasi perso le speranze che qualcuno si fermi a
darmi una mano arrivano le “scope” (motociclisti
che fanno parte dell’organizzazione e che chiudono il
percorso partendo per ultimi) e con loro c’è
anche mio marito. Mi sembra quasi un miracolo! Fatta ripartire
la moto si prosegue, senza fretta, tanto siamo ultime. Penso
di ritirarmi, ma mi convincono a proseguire, almeno ad arrivare
all’assistenza a metà gara. E’ questo lo
spirito di gruppo che intendevo. Affrontiamo così l’ultimo
tratto, per niente facile, ci aiuta anche uno dei tracciatori,
davvero un sant’uomo.
E’ fatta, siamo arrivate all’assistenza, dopo
ben 100 km, ormai sono le 14.30. I primi in classifica hanno
già finito la gara e sono in abiti civili. Sarei tentata
di continuare, ma sono molto stanca, avrò rialzato
la moto almeno dieci volte, rischio di cadere ancora più
spesso e di farmi male, inoltre in questo modo non mi divertirei,
scopo principale di quest’avventura.
Sono infangata, sudata, sfinita, ma felice. Non avrei scommesso
un soldo sul fatto che non mi sarei ritirata dopo pochi chilometri,
per me era la prima volta per tutto ed ho iniziato con la
“serie A”. Sembra esagerato, ma è come
se fossi arrivata prima ed ho un sorriso stampato in faccia
che mi rimarrà fino al giorno dopo. Anche le mie due
compagne sono felici, adesso possiamo dirlo: siamo le Motorally’s
angels! Non a caso siamo una mora, una rossa ed una bionda.
Le altre ragazze se la sono cavata decisamente meglio: Erika,
Enrica, Susanna e Terry (veterane delle competizioni) hanno
finito la gara, Giulia è arrivata quasi in fondo. Mancava
Cristina che, vittima di un infortunio la settimana prima,
non ha potuto partecipare, ma la prossima volta sarà
dei nostri.
In conclusione consiglio a tutte questa magnifica esperienza,
sia per l’aria che si respira, sia per quello che lascia
dentro. Non lasciatevi intimorire da chi dice che non ce la
potete fare, il segreto è pensare a divertirsi e non
strafare.
Un’ultima considerazione: l’allenamento è
molto importante, bisognerebbe andare in moto tutte le settimane.
In mancanza di quello è consigliabile una buona preparazione
fisica, almeno per avere fiato e non esaurire le forze subito.
Dopo anni di pausa ho ricominciato ad andare in palestra,
facendo sia allenamento aerobico, che pesi (dovendo rialzare
la moto, anche una buona forza di braccia e gambe è
importante!). Inoltre quest’estate sarò in formissima
anche per la prova bikini!
Quindi appuntamento il 17 maggio a Montepulciano, stavolta
l’obiettivo è quello di arrivare in fondo!
Laura Maurizi
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