| Storia: le motocicliste del
passato: Theresa Wallach, Della Crewe, Betty e Nancy
Debenham, Clarence Cecil Fider, Joan Newton Cuneo, Muriel Hind, Clara Wagner, Dot
Robinson, Gina Bovaird, Nancy Delgado, Kerry Kleid
da Il
veicolo perfetto di M. Holbrook Piersen
Se cercate
esempi in campo motociclistico di donne fornite di perizia meccanica e grandi doti di
guida e resistenza, Theresa Wallach fa al caso vostro. Nel 1935, all'età di
diciassette anni, partì da Londra in sidecar assieme a un'amica con l'intenzione di
raggiungere Città del Capo. Furono le prime donne ad attraversare il Sahara in moto. Nel
1939 fece un giro del Brooklands tenendo una media di 160 km/h e ottenne la British
Motorcycle Club's Gold Star; è l'unica donna che l'abbia mai vinta. Partecipò anche a
gare di trial e di scramble. Allo scoppio della guerra si arruolò nel Women's Auxiliary
Territorial Service, diventando la prima donna motorizzata delle forze armate britanniche.
In seguito entrò a far parte dei Royal Electrical and Mechanical Engineers. "E chi
potrebbe avere più di noi la sensibilità necessaria a fare il bordo all'ugello di un
diesel?" disse una volta. Dopo la guerra partì con la sua moto per l'America, dove
nel giro di due anni e mezzo fece 18 mestieri diversi. Decisasi infine a stabilirsi negli
Stati Uniti, per un certo periodo lavorò come meccanico, poi si mise nel commercio delle
moto e aprì una scuola guida. Nel 1970 pubblicò un manuale per principianti sintetico e
autorevole.
Un po' diversa da quella
di Theresa Wallach è la storia di Della Crewe, di Waco, Texas, che nel 1915 decise
di visitare gli Stati Uniti in sella alla sua Harley nuova di zecca e in compagnia del suo
cagnolino, Trouble. A novembre fu costretta dal maltempo a cercare rifugio in una fattoria
dell'Ohio, ma sulle prime il contadino infuriato si rifiutò di accoglierla per punirla -
così disse, paternalistico - d'essere in giro tutta sola con quel tempaccio.
Per le sorelle Betty e
Nancy Debenham, autrici nel 1928 del praticissimo Motor-Cycling for Women: A Book
for the Lady Driver, Side-Car Passenger and Pillion Rider, il senso dell'umorismo è il
più indispensabile degli equipaggiamenti ausiliari (sebbene raccomandino anche mantelle
Burberry, stivali russi e, in caso di necessità, un goccio di whisky versato in una
calzatura fredda e umida). Durante il loro viaggio inaugurale con un sidecar nella
campagna inglese, scoprirono dolorosamente che una motocicletta con carrozzino consuma
più carburante di una moto singola. Dopo averla spinta fino in cima a una collina ed
essere scese in folle a un piccolo villaggio, trovarono una donna disposta a vendere loro
della benzina che teneva di scorta in una latta. Riempirono il serbatoio e pedalarono,
pedalarono, pedalarono cercando di avviare il motore. Quando rientrò, il padrone di casa
volle sapere cosa fosse successo a quelle due. «La latta che teniamo dietro il capanno?»
chiese alla moglie. «Quella era piena di paraffina!» Le Debenham svuotarono il serbatoio
tenendolo in posizione verticale e infine lo riempirono di benzina vera. «Questo
incidente serve a dimostrare che è un grave errore acquistare carburante nei cottage e
nelle baracche lungo la strada» concludono le autrici.
Le donne furono
tutt'altro che insensibili al clima di euforia creato dalle prime automobili e più di una
dimostrò di essere un provetto pilota. Nel 1905 la signora Clarence Cecil Fider vinse due
gare a Cape May e venne «fragorosamente applaudita dalle migliaia di spettatori»,
scrisse il «New York Times». Sempre nel 1905, Joan Newton Cuneo, molto famosa
all'epoca, fu l'unica donna a partecipare alle Mille Miglia della Glidden Cup. Quattro
anni più tardi polverizzò i record di velocità nelle gare del Mardi Gras a New Orleans
e diede quasi un giro a Ralph de Palma, il più famoso pilota maschio del paese. In quello
stesso anno la American Automobile Association proibì alle donne di partecipare sia come
piloti che come passeggeri alle competizioni ufficiali. E' difficile attribuire a una pura
casualità il fatto che quell'organizzazione avesse sonnecchiato beatamente per svegliarsi
di colpo alla notizia che le donne stavano davvero battendo gli uomini. Talvolta, da parte
maschile, è stato sostenuto che il provvedimento fosse stato preso in difesa delle donne;
ma poiché le donne non hanno mai chiesto di essere protette bensì di essere libere di
partecipare alle gare, la domanda che si pone è chi fosse ad aver bisogno di uno scudo.
E' probabile che le donne
che chiedevano di partecipare alle competizioni motociclistiche, qui come in altri
settori, si fossero viste sbattere la porta in faccia. Sebbene in un primo tempo le donne
giungessero talvolta ai vertici degli onori (come nel caso di Muriel Hind, che nel
1911 in Inghilterra portò al successo una Rex a 6 hp), i tardivi provvedimenti che le
escludevano dalle gare subito dopo una vittoria non possono che destare qualche sospetto.
Clara Wagner, la
figlia quindicenne del fabbricante delle motociclette Wagner, nel 1907 ricevette la
tessera di membro della Federation of American Motorcyclists. Tre anni dopo risultò prima
in una gara di enduro di più di cinquecento chilometri. Si affrettarono a dichiarare
nulla la sua vittoria; ma gli altri concorrenti, pienamente consapevoli dell'impresa
eccezionale da lei realizzata, fecero una colletta per regalarle un pendant d'oro che la
consolasse per la perdita del trofeo.
Nonostante abbia superato
gli ottant'anni, Dot Robinson ha recentemente fatto scalpore apparendo in un
documentario del 1994 dedicato alle donne motocicliste in sella alla sua Harley rosa
(dotata di portarossetto sul manubrio) mentre si reca al campo da golf per una partita con
le sue amiche. Membro onorario delle Motor Maids, che a tutt'oggi vanno in moto indossando
un'uniforme costituita da camicetta celeste, stivali bianchi e fazzoletto da collo in
tinta, la Robinson è la prova vivente del fatto che l'apparenza inganna, perché lei è
la prima donna che portò a termine il Jack Pine Tour, una prova di resistenza durissima
di ottocento chilometri che si teneva annualmente nel Michigan. Nel 1935 insieme al marito
Earl stabilì un record di resistenza per sidecar (ottantanove ore); e fece causa all'AMA,
che le negò il riconoscimento ufficiale dei suoi risultati. Come la Wagner ebbe
l'appoggio dei suoi avversari, di coloro cioè che più di chiunque altro potevano
apprezzare l'eccezionalità della sua prestazione. L'AMA fu inondata da una tale quantità
di lettere di biasimo che in breve fu indotta a rivedere la sua posizione.
E se qualcuno pensa che
io stia parlando di un passato morto e sepolto, allora è bene ricordare il caso di Gina
Bovaird, che nel 1980 divenne la prima donna classificata tra i migliori dieci in una
gara AMA. Nel 1971 i funzionari di gara avevano tentato di non farla entrare nei box,
benché facesse parte dell'équipe di un pilota suo amico, e Kitty Budris avesse già da
tempo infranto il tabù delle donne-meccanico: ottenne l'autorizzazione AMA nel 1969 e
costruì una BSA da corsa vincente. L'anno seguente, la Bovaird cercò invano di
iscriversi a una gara; la rivista «People» riferì che la sua moto si era piazzata al
secondo posto in quella stessa gara l'anno precedente. Nel 1979 conquistò il titolo di
debuttante dell'anno (maschio o femmina che fosse) più veloce a Daytona: 228 chilometri
orari.
Se donne come la Bovaird
e Nancy Delgado (che generalmente partecipa con una Honda 125 alle corse AMA
professionisti) possono competere a certi livelli, lo dobbiamo alla battaglia sostenuta
dalla motocrossista Kerry Kleid. Benché avesse ottenuto nel 1971 la licenza AMA
per professionisti, la Kleid, in seguito, se la vide revocata (sul campo) col pretesto che
il regolamento AMA non permetteva alle donne di correre per la categoria professionisti.
La Kleid fece ricorso al tribunale per difendere ciò che già le apparteneva e
testimoniare la violenza sommaria dei metodi con cui si salvaguarda lo status quo in
questo paese.
L'idea che sia
perfettamente naturale (o che non sia, per lo meno, disdicevole) che le donne guidino una
motocicletta è entrata con una certa difficoltà nella coscienza comune. Sembra invece
che durante i primi decenni di vita del motociclismo le donne-pilota non creassero
imbarazzi poi così gravi. Già nel 1897 in Inghilterra sia la Coventry Motor che la
Humber cominciarono a produrre una linea di motociclette per signora; negli anni Venti, la
Harley-Davidson promosse la vendita di un modello indispensabile, a quanto pare, per le
gite en plein air delle donne («la Harley-Davidson dalla linea raffinata e femminile
[...] Giovani donne e signore, se amate la vita all'aperto non potrete che apprezzare la
praticità di questo mezzo»). Sempre negli anni Venti, la benzina Pratts si propose come
il carburante preferito dalle donne. Una stampa pubblicitaria dell'epoca mostrava che i
produttori sapevano il fatto loro: «Il carburante giusto per le signore deve assicurare
un'accelerazione vivace, una buona ripresa, la sicurezza del buon funzionamento, rapidità
di avvio e un modesto consumo. Ed ecco perché le donne scelgono sempre la benzina
Pratts». Si dà il caso che quelli siano, più o meno, gli stessi motivi che interessano
anche gli uomini.
Il veicolo perfetto,
pp. 159-163 |