| STORIE
L'odore del bosco
C'era
un tempo in cui conoscevo i sentieri di questi boschi come
le mie tasche. Trascorrevamo intere giornate a crearci un
varco attraverso cui passare, lunghe passeggiate in bicicletta
tra la fitta vegetazione e poi all'improvviso prati verdi
ravvivati da macchie di colore rosso, il rosso dei papaveri,
dove noi giocavamo indisturbate lontano dagli occhi degli
adulti.
Oggi i papaveri sono scomparsi, i prati sconfinati sono diventati
campi coltivati. Ma i boschi di robinie, per fortuna, loro
ci sono ancora. Le acacie, grazie ad un piano regolatore che
non muta come il mutare delle stagioni, sopravvivono all'espansione
di quello che un tempo era un paese di poco più di
mille anime e che oggi ha più che quadruplicato i suoi
abitanti.
E quell'esile traccia lasciata dagli adolescenti che si avventuravano
all'interno si è trasformata in un sentiero che ora
corre largo quanto basta per far scorrazzare me e la dr.
Pioviggina, l'aria è carica e pesante,
l'umidità mi fa sudare e sto ancora attraversando il
sentiero che delimita i campi; il bosco è là
davanti. La settimana scorsa ho partecipato ad un corso di
guida in pista, l'istruttore durante la lezione teorica ci
interrogava sull' importanza dei cinque sensi nella guida
e ci invitava ad attribuire una percentuale per ogni senso.
L'olfatto si beccava un bel 0 %... mi piace pensare che nella
guida in fuoristrada l'olfatto meriti qualcosa in più,
in fondo quest'odore è il preludio a ciò che
troverò di sicuro: il fango. Siamo già venuti
in avanscoperta qui, non ci sono parti difficili, è
tutta erba, foglie (le prime che iniziano a cadere), qualche
curvona larga, ampi spazi verdi pianeggianti nei quali giocare...
perciò procedo tranquilla, a velocità moderata,
cerco di conoscere questo nuovo mezzo, di capire come si comporta
su questo terreno a me così poco noto.
Ma soprattutto sono io quella che si deve dare una smossa.
Devo imparare a frenare con il posteriore.
Il sentiero procede dritto, poi alcune curve sono a gomito,
perciò cerco di arrivare facendo derapare la ruota
posteriore. Il fango mi fa scivolare, rischio la caduta almeno
una trentina di volte. Se qualcuno mi osservasse dall'alto
probabilmente non saprebbe cosa pensare: vedrebbe una moto
che fa avanti e indietro, accelera, frena, curva, si impantana,
solleva anche grossi ammassi di terra... procedo, torno sui
miei passi, procedo, faccio inversione, scendo più
e più volte dalla moto perché sono finita nei
fossetti. Ogni tanto spengo il motore, parlo con me, soprattutto
parlo con la moto, ascolto il rumore del bosco, traggo ispirazione
dalle morbide forme della natura.
Mi rallegra il pensiero che se anche nel pomeriggio mi mangerò
un'intera vasca di gelato con tutta questa ginnastica, potrò
scrofarmi pure un intero pacco di biscotti... :-)
E intanto il sentiero si trasforma, diventa più agevole,
sento odore di civiltà e dietro una curva, due cani.
Li sento, li vedo, digrignano i denti e stanno ululando contro
di me.
L'adrenalina è alle stelle, faccio inversione, non
riesco in un' unica manovra, accidenti! scendo dalla moto,
non trovo la folle, tengo la frizione premuta, violento la
moto perché si volti il più velocemente possibile
e schizzo via quando sono solo ad un palmo da loro.
Mi perdo all'interno del bosco, non capisco più dove
sono, adesso il fango è veramente tantissimo, mi sembra
che sto salendo e poi che sì, questa è decisamente
una discesa, un attimo prima sto volando e l'attimo dopo sono
a terra, in preda allo sconforto.
Driiiiiiinnn, driiiiiiiiinnn... so chi è,
e non poteva chiamare in un momento migliore... dopo dieci
minuti passati arroccata su di un'improvvisata sedia-ramo
rido di me e della mia situazione. Ed è tempo di rincasare.
Mi allontano lentamente e goffamente, sulla via del ritorno
tengo la visiera aperta.
Dietro di me l'odore del bosco.
Carla e dr
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