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STORIE

IL DONO

Più di 2500 km in 7 giorni. In moto.
Sempre in moto, montagna dopo montagna, curva dopo curva.
Non ho il dono di fare foto speciali da mostrare e nemmeno quello di raccontare itinerari per dire come è stato. Purtroppo. Io ho solo il dono di andare in moto.
"Non un gran dono" si dirà. Anche perché non è che io vada in moto veloce come Alessia Polita, di traverso come Paola Cazzola, o nel deserto come Enrica Perego.

Io vado soltanto in moto.
Vado in moto con tutto, col corpo, coi sogni, con le idee. Con la vita che ho di volta in volta.
E' in moto che ho imparato a riconoscere i posti e le direzioni dagli odori, dalla posizione del sole, dai cartelli invisibili, da quelle cose scritte sul mondo che spesso sfuggono, ma a me danno il senso della strada, dell'asfalto, dei posti dove andare.
Silvretta Più di 2500 km di statali, provinciali, valichi, linee curve appena segnate sulla carta: "tutte-strade-purché-mai-dritte" tra Toscana, Dolomiti, Germania, Austria, ancora Dolomiti, ancora Toscana. All'apparenza quattro scenari, semplici e chiari da capire. Quattro mondi, quattro atmosfere, quattro direzioni.
Il fatto è che in moto ogni montagna ha il suo sapore, ogni curva ha la sua traiettoria, ogni paesino il suo gusto, ogni odore il suo spazio.
In moto ogni momento è unico, ogni frenata, scalata di marce, posizione del corpo, sguardo... tutto è differente dal momento successivo, quello in cui non sai ancora se ci sarai e dove sarai.
Basterà niente a tradirti. Niente a cambiare i tuoi piani. Niente a modificare ogni cosa. Ogni momento lo vivrai sulla pelle, d'istinto, distinto dall'altro.
Come il caldo, il gelo, il vento, la pioggia... che sentirai susseguirsi nel giro di pochi attimi. In pochi attimi sentirai il tuo corpo che ti stupirà, adattandosi a ogni temperatura, cultura, circostanza.
Il pericolo, l'estasi, la paura, l'eccitazione, la scoperta, la stanchezza, il piacere.
Il viaggio in moto.

Più di 2500 km in due a condividere tutto, stesso passo curva dopo curva, le moto così vicine a fidarsi totalmente, come nell'intimità dei nostri ritmi simili, senza una gara, senza un maestro, senza una vera distanza. Solo quella breve del momento, delle moto che di volta in volta si scambiano posizione per gioco, o la distanza degli imprevisti che per qualche attimo si frappongono tra noi da stradine laterali, una distanza che si annulla presto, il tempo di superare gli ostacoli, il tempo di far tornare la voglia - quella voglia che torna sempre - di riprendersi. Fabio, me, le nostre moto, anime e corpi: stesso numero di giri.

Io ho solo il dono di andare in moto.
Il dono di viaggiare così e godere della vita che mi passa intorno, di abbracciarla, insieme alla moto, a lui, al mondo. Un abbraccio che in un momento realizza il sogno di una unione totale.
"Tutto rimane sospeso, niente si esaurisce, niente si desidera: tutti i desideri sono aboliti perché sono definitivamente appagati". E, come scriveva Barthes, lotterai senza tregua per ottenere quell'appagamento di nuovo: attraverso tutti i meandri, tornerai a cercare, vita dopo vita, strada dopo strada, il dono di quell'abbraccio, di quell'unione totale.
Attraverso tutti i meandri, tornerai a cercare di ripartire ancora.

Paola

 

LA VOGLIA
Non ho nessun dono purtroppo. Non ho il dono di saper portare una moto, non ho il dono di saper seguire una carta stradale, non ho il dono di saper vivere la libertà. Però ho una grande voglia, quella di andare in moto.
Mi piace la mia moto, il suo aspetto così particolare e sgradito a molti. Mi piace il motore che si accende al primo tocco e il suo rumore sommesso, così diverso da quello invadente e volgare delle marmitte aperte. Mi piace andarci piano sapendo che basta una piccolissima torsione del polso per scatenare una furia che difficilmente sarei in grado di domare. Mi piace andarci forte, a volte, ma mi piace di più dondolarmi quasi pigramente nelle curve,
soprattutto in quelle perfette dell'Austria e di certi posti dove le strade sono state sicuramente concepite per i motociclisti. Mi piace la sensazione che provo quando, a volte, azzecco una curva, la forza centrifuga mi comprime sulla sella e dentro mi si scombussola tutto. Mi piace vedere come la moto segue la traiettoria perfetta che mi tiene al centro della carreggiata e percorrere la curva pensando solo alla prossima che vedo li davanti a me a qualche metro e che si avvicina. Mi piace viaggiare anche se mi perdo spesso e mi domando
perché sono capace di camminare per ore nei boschi e sulle montagne senza mai perdermi mentre invece sulle strade è tutto così complicato.
Ho solo voglia di provare tutto questo, sempre, fino a che l'età me lo consentirà. Ho voglia del viaggio che dura sempre troppo poco. Ho voglia del viaggio, degli odori, dei rumori, dei sapori, della gente, della musica. Questo, e solo questo, mi fa sentire che vivo.
Il ricordo del viaggio che, appena concluso, mi pareva compresso come se, in uno strano sortilegio, qualcuno avesse fermato il tempo racchiudendo una settimana in un solo giorno, ora comincia a dilatarsi. Pian piano i dettagli riescono ad uscire dalla quantità incredibile di sensazioni. Forse era proprio quello, e non un sortilegio, a farmi pensare che fosse durato un solo giorno. Il piacere provato, le cose che ho visto, sentito, odorato, accarezzato,
gustato erano talmente tante da non riuscire a sopportarle tutte insieme. Col tempo però riesco a gestire meglio i ricordi, a collocarli nel giusto posto per riassaporarli. Così torna la bellezza nella sua totalità. Ecco allora le strade magnifiche, le curve pensate e volute e a volte realizzate a mestiere. Ecco allora i luoghi, i cibi, il vino, la birra. Ecco allora la persona che con me ha voluto condividere tutto questo, tutti i momenti insieme, tutte le parole,
tutti gli sguardi, tutte le carezze.
Il viaggio può essere per tutta la vita o solo fino al termine della notte. Il viaggio può essere dentro o fuori di noi. Il viaggio può non avere nessuna meta e le strade essere la nostra anima. Di sicuro il Viaggio è la Vita.
Fabio

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