Motocicliste
 
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STORIE

COSA SOGNANO LE MOTOCICLISTE?

Sogni
Gli esami non finiscono mai. Nel mio caso spesso si ripropongono nei sogni. Miraggi venati di una leggera ansia, ma so che sto sognando e che l'esame è già acqua passata, idoneità conseguita, voto registrato, ostacolo superato. L'esame onirico previsto per stanotte dice che devo esercitarmi con la moto a fare l'otto. Mi ripeto e so con certezza di essere in grado di farlo, quindi l'idea non mi pesa particolarmente. Tanto posso solo migliorare. Così, decisa e risoluta, inforco la mia compagna d'avventura e in un secondo il set cambia: non più il garage di casa. Bastard Hornet ed io siamo a Venezia in un campiello. Smotorettiamo a passo d'uomo, ci godiamo l'atmosfera lagunare stando attente a non scivolare sul limo della banchina, a passare senza intoppi nelle strette calli, a non investire i turisti che transitano come mandrie nei sottoporteghi. Non so bene come, ma nella scena seguente mi ritrovo sempre in sella a Bastard e ci affacciamo su piazza San Marco. E' un bel piazzale, non c'è che dire, per provare a fare l'otto! Tanto spazio e i piccioni che, come birilli mobili, esplodono verso il cielo in un frullio d'ali al nostro passaggio.Una giostra medievale su due ruote, mi manca solo il pennacchio sul casco! Mentre mi godo tutto questo e gioco a zigzagare seguendo le geometrie disegnate sul porfido della piazza, mi accorgo che la gente, seduta al dehors dei caffé, comincia a muoversi spostando i tavolini, le sedie. Tutto verso il centro della piazza. In un minuetto di svolazzanti tovaglie, vasetti di fiori, sedie imbottite la piazza viene invasa di persone e oggetti ingombranti. Non ho più spazio per muovermi con la moto, le persone mi si parano davanti irridendomi in lingue sconosciute, facendomi il verso sulla moto. Alcuni di loro, dopo essersi spostati coi tavolini ed essersi riaccomodati, fingono di non notare il mio arrivo e quando cerco di intrufolarmi tra le sedie per passare. Zac. Spingono in avanti verso di me i tavolini traballanti, cercando di ostacolarmi in ogni modo. Che nervi! Schivo di tutto oramai: persone, oggetti lanciati, tavoli, seggiole, mangime per piccioni... Sono veloce, scappo divincolandomi. Bastard ed io viaggiamo sull'olio, piccole pieghe, derapate, inchiodate, finte, accelerate... Matrix alla veneziana e su due ruote! Sento proprio la moto che quasi si solleva leggermente in curva, come le gambe di uno sciatore. Quindi via di slalom tra la gente - sono quasi tutti anziani e stranieri. Devo uscire da questa situazione ad ogni costo. So che ce la posso fare. Sento la mia voce che urla a perdifiato "Pistaaaa... Pistaaaa!!!". Con quel grido mi ritrovo nel mio letto ingarbugliata nelle lenzuola. L'interpretazione del sogno? Il turismo di Venezia è opprimente, non c'è posto per esercitarsi con la moto, gli anziani sono prevenuti nei confronti dei centauri, i piccioni anche nei sogni sono sempre tra i piedi e le ruote e le palle, i camerieri ti corrono dietro per il conto anche se non hai consumato ed infine io devo farmi una carenata per andare in pistaaaaaa... Pistaaaaaaa!!!!!
Mimijoy
 
Fiume, inizio persecuzioni, 1937-40
Samuel osserva le due donne toccare la frutta; i loro occhi corrono veloci scandagliando la folla, lanciano occhiate nervose tutto intorno. Ormai scene così si ripetono da mesi, il quartiere va via via spogliandosi. Chi rimane: i vecchi. E lui, dal suo baracchino assiste impotente al lento sopraggiungere dell'inevitabile. Per Matilde ed Erminy è tempo di salutarsi, mille raccomandazioni si sono scambiate, mille consigli si sono sussurrate, "Scrivimi","Fammi avere tue notizie appena arrivate"," Fate buon viaggio"; ora non rimane che abbracciarsi.
Il salotto di mia zia, ai giorni nostri
Mia madre legge, la sua voce rotta dalla commozione, guardo le sue labbra aprirsi e chiudersi, tra le mani i fogli che compongono la lettera scritta da mio padre, sembrano non avere fine. Tutto assume una sua logica. Capisco perché mio padre non mi ha mai saputo dire no, capisco perché ciò che pensavo fosse debolezza era in realtà la ricerca della pace e del giusto compromesso sempre e comunque, capisco perché ha sempre fatto di tutto per accontentarci, perchè mi ha sempre detto di inseguire i miei sogni, perché quando ho deciso di smettere di studiare ha saputo guardare avanti, perché ha sempre creduto in noi, il perché del suo maniacale ed ossessivo desiderio di notizie. "Per capire il presente devi conoscere il passato", perché ha sempre cercato di capire le nostre ragioni, il perché del suo velo di tristezza; ho capito perchè mi ha aiutato con la prima moto e perché alla seconda ha frenato le proteste di mia madre e mi ha detto "La vuoi veramente? Fa che non sia un capriccio" ma lui non ha fatto in tempo a vederla. Ho capito il perché di tutta la nostra vita assieme, in maniera chiara come solo nei sogni può essere.
Qualche mese dopo
Le moto sono pronte. I bagagli ben saldi e la giornata più splendente che mai. Una sorpresa: a mia insaputa mia madre e mio marito hanno pianificato il viaggio fin nei minimi dettagli, il percorso, gli hotel, le tappe turistiche. Non mi devo preoccupare di nulla. Si parte, lunghe strade, dolcemente sinuose, le case scorrono veloci verso il mio incontro col passato. Il confine e poi siamo a Fiume. Visitiamo la città, il quartiere dove abitava mio padre. La sua casa c'è ancora, dietro al posto dei campi da tennis improvvisati un club sportivo di gran lusso. Bighelloniamo per la città finchè non c'è più tempo. Mio marito ha fissato un appuntamento con il custode del cimitero, ci condurrà sulle loro tombe. Fuori le moto cariche, pronte per il rientro in Italia. Sono forte finché non giungo davanti alla tomba di Iride, una delle figlie di Erminy, sorella di mia nonna Matilde. Dicono che Iride abbia guidato un tentativo di fuga, dicono che lei abbia creato il diversivo. La vedo che sale sul mio cbr, verde militare, non sa guidare, ma tenta di sfondare il muro delle guardie che armate aprono il fuoco su di lei. "Accelera", le urlo, "accelera", lei mi chiede di rimando di guidare al suo posto, io non faccio tutti quei corsi per andare più veloce? E improvvisamente ci sono io alla guida, non ce la faccio, non ce la farò mai a raggiungere i cancelli, sento le loro grida... Mi hanno preso, sono a terra, mi sento strattonare, lacrime calde e copiose mi annebbiano la vista, il volto del mio persecutore è quello di mio marito.
No.
Una mano delicata mi riporta alla realtà, sono nel mio tempo, nel mio oggi. Ma il dolore per un padre che ha taciuto e per una figlia che non ha mai avuto il coraggio di chiedere e che troppo tardi ha capito, quello rimane e non è un sogno.
Ed ogni volta che faccio questo sogno la mattina esco in moto con il cbr.
 
L'anno scorso (quando non avevo ancora nè moto nè patente A) ho fatto un
sogno che non aveva nulla a che fare con le moto, se non per il fatto che
a un certo punto mi ritrovavo inspiegabilmente alla guida di un custom bianco.
Venti giorni dopo andai, per caso, da un concessionario a vedere un usato
d'occasione appena giuntogli: la mia mitica Dragstar 650 bianco scintillante!
Elena
 
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