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STORIE

COSA SOGNANO LE MOTOCICLISTE?

Sogni
Prima di diventare motociclista sognavo parecchie volte di andare in moto.
Il sogno che ho fatto più di una volta nel passato (lo stesso) è questo: scorrazzavo felice in moto tra le vie di una città indefinita, andavo ovunque, tipo film americani: in discesa sui gradini ed in salita; passavo in viuzze strettissime simili alle calle veneziane. Quando mi svegliavo, ero gasatissima per le sensazionmi provate, forse è stato grazie a questi sogni che ho avuto il coraggio poi di cominciare a guidare una moto.
Da quando l'ho fatto però non ho più sognato di moto, fino all'altra sera.
Ero in sella alla mia bestiolina, io davanti, mio marito dietro: stavamo percorrendo uno sterrato un po' impegnativo; ad un certo punto, semino il marito e per aspettarlo salgo in cima ad una montagnola a mo' di motocross... incredibile, non credevo a me stessa, di esserci riuscita... Poi mi sono svegliata piacevolmente sorpresa del mio sogno: forse l'inconscio ha cercato di darmi coraggio, visto che non ci sono più salita come pilota sulla mia bestiola. Spero di riprovarci quando arriverà un po' di tepore.
 
Finalmente approdiamo, l'attraversata era stata breve, ma il mare era particolarmente agitato e temevo che la moto non fosse fissata bene... (una volta andando in Sardegna per colpa del mare mi ero trovata con un finestrino dell'auto rotto!). Scendo tra i primi per fortuna e non devo subire a lungo i gas di scarico. Finalmente sono a Cherso...
mi sento agitata misto felice con un pizzico di voglia di piangere senza conoscerne le cause. La strada che dal porto porta alla città di Cherso, città da cui prende il nome dell'isola, è più unica che rara, l'isola in quel punto raggiunge una notevole altezza dal mare, ma solo qualche centinaio di metri di larghezza, quindi da entrambe le parti della strada c'è un pendio che corre ripido verso il mare, ogni piega mi avvicina sempre di più all'acqua... il sole si riflette sul cupolino accecandomi gli occhi. In giro non c'è un'anima, la strada è tutta per me e la velocità mi fa battere il cuore forte, fortissimo, le pulsazioni vanno a tempo con il rombo del motore... mi sento bene, leggera, spensierata, felice. Faccio un lungo sospiro, poi chiudo un istante gli occhi... un istante che sembra un'eternità. Riapro gli occhi e sono sul mio letto, nella mia stanza, a casa dei miei genitori. La mia agenzia di viaggi onirica mi sta organizzato dettagliatamente il mio prossimo viaggio estivo. Agosto è ancora distante è vero... ma posso sempre chiudere gli occhi e continuare a sognare quella terra così speciale per me.
Viv
 
Ho sognato che stavo percorrendo un lungo rettilineo dalle mie parti, lungo più o meno 10 Km. La cosa assai fantasiosa è che ero con mio marito, o meglio lui sulla sua moto, Z750 nera e io sulla mia Z750 rossa (con unico piccolo particolare: non comprerei mai una moto rossa) e, proprio sul più bello del mio sogno, mentre lo stavo sverniciando, lui mi ha tirato nel sonno una manata in faccia che mi ha fatto svegliare di soprassalto!! Nemmeno nei sogni è dato avere la soddisfazione?!? Pazienza per il mancato sorpasso, la mattina seguente ero in preda all'eccitazione, anche perché la mia motina devo ancora comprarla!
Ale
 
Siamo in un capannone enorme, dove si realizza una maratona in moto. I concorrenti sono formati da coppie di motocicliste/i però ognuna/o sulla sua moto. Si parte, 100 metri, si ferma, si toglie il casco, si salta a piedi dentro di gomme vecchie, si torna alle moto, si rimetti il casco, si riparte, altri 100 metri, altra prova, la corda, casco giù, si salta, salta, salta, casco su, si ritorna sulla moto, altri 100 metri, ultima prova: sotto la tuta, un costume da bagno. Ci si tuffa in piscina a nuotare, avanti, in dietro stile libero, e finalmente la prova è finita.
 
Sono partita da casa con la mia moto. La moto ovviamente era LEI, quella dei miei sogni da quando ero ragazzina: la suzuki hayabusa con la carena grigio dorata... Sulla porta non c'era mia madre che sbraitava di fare attenzione, come fa ogni volta che parto con gli amici. Sono partita e ho recuperato il mio Amico un po' speciale, quello che in moto non ci salirebbe nemmeno se fosse l'unico mezzo disponibile per
fuggire dalla bomba atomica! Siamo tornati a Livigno e poi su, al passo dello Stelvio, gli stessi posti che l'estate scorsa abbiamo attreversato in macchina ora li ripercorriamo in moto... e guido io! Tutti quei tornanti, io che non piego nemmeno un cucchiaio, portavo la mia motina e il mio amico su dal passo con la facilità di pedalare in
bicicletta. La tappa in cima al colle, infilando la mia hayabusa in mezzo al gruppone
delle moto che sono già parcheggiate li, entrare nel bar, sì sì quello con quei tre scalini in pietra, proprio quello della scorsa estate. Proprio come all'ora dentro ci sono poche persone, ma fuori, a godere il sole, ci sono diversi gruppi di biker, ognuno studia la moto che lo attira di più: c'è l'harleysta convinto, quello che vagamente assomiglia allo "zio" della nostra compagnia, che sta guardando la mia bimba e sorride... hey che c'è? è un modello un po' datato, ok! ma a me piace un sacco :O) Le marmotte, il sole caldo che entra dalla visiera alzata, l'odore particolare che solo la montagna ha... era tutto così reale... che sgomento capire che è solo un sogno, che Livigno, Bormio, il passo dello Stelvio e anche il mio Amico sono così lontani in questo momento.
Rey
 
 
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