| STORIE
UNA
GIORNATA PARTICOLARE
Elisabetta al suo primo approccio
col fuoristrada (corso
Stadanova)
Naturalmente
dopo settimane e settimane di sole oggi piove e fa freddo.
Quasi quasi è meglio, penso, ma non so cosa mi aspetta.
Mi aspetta Erika, la mia istruttrice per oggi, un sorriso,
un calore e una calma che non cederanno di un mm in tutta
la giornata. Metto la mia moto a nanna e ci avviciniamo alla
mia cavalcatura di oggi: me la aspettavo alta e così
è; nel
corso delle prossime ore giuro che si abbasserà e si
alzerà di almeno 7-8 cm senza un vero perché.
In qualche modo ci salgo, in qualche modo riesco a mettere
mezza punta a terra. Facciamo qualche chilometro per uscire
dalla città e un paio di paesi, riesco a non cadere
ad ogni semaforo ed anche a fare 2 o 3 rotonde. "Ricorda
che il tassello non ti consente di piegare come sulla tua
moto almeno sull'asfalto". Beh! Tanto io non piego comunque,
però
indubbiamente la sensazione è un po' saponosa. Arriviamo
alla prima strada bianca e comincia la giornata, Erika mi
spiega che con il fuoristrada si deve fare al contrario: "se
devi girare a destra premi sulla pedana di sinistra"
(?!) "Usa sempre il freno posteriore e l'anteriore solo
all'ultimo e con grande gradualità" (?!)
Facciamo un piccolo tratto e... "non so cosa è
successo, mi dispiace" mi ritrovo a terra, Erika sorride,
cadere fa parte del gioco, si cade, si impara a cadere, si
impara a tirare su la moto, a risalirci sopra e a ripetere
da capo. A fine giornata non conto più le cadute, la
moto di Erika incassa senza scomporsi, le mie gambe invece
fioriranno di lividi. Erika mi fa provare in salita in discesa,
le curve, lo zigzag per evitare le buche, ogni tanto il concetto
della pedana mi si confonde. Le pedane: in piedi sulle pedane
bisognerebbe fare tutto, spingere, cambiare, frenare, premere,
Erika preferirebbe che tutto questo lo facessi sulle
punte, ma non ho certo il fisico da ballerina. Dalla strada
bianca passiamo ad un sentiero, non è una mulattiera
ma c'è qualche sasso ed è un po' più
ripida. Scopro che è normale scendere dalla moto e
fare ricognizione a piedi del tratto da fare per scoprire
le insidie del fondo e sapere come si snoda il tracciato.
Nonostante le cadute comincio a divertirmi, merito di Erika
e merito della moto riesco a fare quasi tutto, in qualche
modo. Nonostante la giornata grigia e la fatica, il paesaggio
toscano è sempre molto bello, ogni tanto riesco a sbirciarlo.
Ci fermiamo per rifocillarci con qualcosa di caldo. Dopo la
sosta la pioggia è ormai continua, Erika mi porta su
un sentiero più
stretto e più ripido per "conoscere un po' i sassi
smossi", cado tre volte in un metro, mi si spegne la
moto, improvvisamente braccia e gambe sono pesanti. "Mi
spiace, questa non la faccio", Erika è paziente,
la mattina prima di iniziare mi ha detto, quando non ti senti
di fare una cosa basta dirlo. Torniamo indietro, bisogna fare
un'inversione a U, forse mi è preso
un po' di panico ma anche questa (sull'asfalto) non riesco
a farla, Erika mi gira la moto e poi ammiccando dice "bene,
per questo la cosa migliore è fare un po' di 8".
Non mi fa fare proprio un 8 ma un cerchio piuttosto stretto,
con questa moto che ormai è diventata altissima e questa
ruota davanti che a questa bassissima velocità va di
qua e di là. E' difficile riuscire a tenere i piedi
sulle pedane quando vado così piano, la tentazione
di preparare il
piede da mettere a terra è difficile da vincere, però
senza i piedi sulle pedane è impossibile mantenere
l'equilibrio. Comincio ad essere stanca. Torniamo su una strada
bianca, un paio di km in salita con molte curve, alcune anche
strette, penso di cavarmela dignitosamente, la facciamo due
volte poi, veramente fradice, prendiamo la strada del ritorno,
ci accoglie
il traffico cittadino e un thè caldo.
Elisabetta
(Kawasaki ER6-F, Camilla)
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