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i racconti, le emozioni, le paure,
l'eccitazione, le sensazioni di questo
trofeo
Il
mio esordio
Il sabato - prove di qualifica.
Siamo in quaranta iscritte alla gara, ma in griglia saremo solo
in trentasei. E’ stata una lotta molto dura nel 2° turno
di qualifiche, in quanto eravamo in 5 ad avere un distacco di
pochi centesimi di secondo. Chi non si qualifica il sabato se
ne torna a casa! Nonostante chi corra in questo trofeo abbia già
alle spalle anni di esperienza, preparatori, personal trainer,
ecc. o abbia almeno già partecipato al campionato italiano
l’anno scorso, io dovevo qualificarmi anche se fisicamente
da un anno e mezzo non ho fatto alcun tipo di preparazione fisica
ed agonistica, inoltre dovrò affrontare protagoniste
della categoria OVER, con una moto che sto imparando a conoscere
proprio oggi su questo circuito per la prima volta. La moto che
dovrò guidare non è una 749S come stabilito inizialmente
ma una bellissima Ducati 999S. L’obiettivo che avevo era
chiaro, qualificarmi, e dovevo riuscirci a tutti i costi.
Moreno ha passato tutto il tempo a smontare e
rimontare la moto per installare il gas rapido, fare assetti,
regolazioni di ammortizzatori, livellatura del cambio, controlli
minuziosissimi sui dettagli (ai Commissari della Federazione non
sfugge nulla ed è un attimo essere squalificati). Giancarlo
Falappa, rappresentante ufficiale Ducati nonché campione
iridato, ma prima di tutto nostro caro amico,
con un pennarello dorato impronta la sua firma ed il mitico #9
accanto al suo simbolo di battaglia, il famoso leone che strategicamente
abbiamo posizionato sul serbatoio, e mi scrive un messaggio breve
ma molto chiaro… VAI! Entro in pista piena di grinta, più
sento il rumore dei giri che salgono più
mi carico di aggressività, ce la devo fare! Afferro con
forza le manopole, la mano destra decisa e rapida apre il gas,
passo sotto al traguardo tirando le marce fino al limitatore,
mi butto con prepotenza dentro la Misano 1 e via, aumentano le
marce mentre sono ancora piegata e sento che il motore ruggisce
sempre più forte, quarta, quinta e via fino alla sesta
sul rettilineo che porta al Tramonto, butto l’occhio sul
contachilometri che segna 265km/h ed è già ora di
staccare per entrare alla curva del Tramonto, scalo tre marce
e giù il ginocchio. Sento l’asfalto che scorre contro
la mia saponetta, raddrizzo la moto ed è già il
momento di buttarla dentro alla curva opposta leggermente parabolica,
la mitica Quercia. Gas a manetta fino alla variante, piego a destra,
appoggio con forza gli stivali sulle pedane e con velocità
mi butto dalla parte opposta della moto, tutta a sinistra, ed
anche la S è andata. Rettilineo ed ho il cuore in gola,
non ho il tempo di verificare sul cronometro che ho a bordo quanto
è il tempo di percorrenza, ho paura di perdere la concentrazione,
ho la gola secca, non deglutisco neppure per la paura di perdere
la concentrazione, se perdo il ritmo è la fine. Rettilineo,
sto per staccare e davanti a me una Yamaha che può compromettere
il mio giro veloce. Decido di staccare più tardi, entro
piuttosto veloce ma riesco a tenere il piega la moto a filo del
cordolo e la passo all’interno. Sono gli ultimi metri, non
devo fare errori, e la tensione è sempre più alta.
Tiro la terza marcia, taglio l’ultima variante e gas a manetta
passando sotto al traguardo. Dietro al cupolino il plexiglass
vedo al muretto Moreno con il cartello OK! Bene, ci siamo! Ora
devo fare ancora meglio. Giro con sempre maggior grinta, sto prendendo
confidenza con la “millona”, finalmente siamo un’unica
cosa, ho fiducia in lei, sto imparando a conoscere bene il suo
carattere e la sento mia, ho 140 cavalli da domare. Stavo abbassando
moltissimo il tempo, era il mio giro migliore, quando purtroppo
una pilota è caduta. Mi è venuto un accidente, è
la SARA!!! Il cuore mi batte ancora più forte, sono passata
in velocità e lei era stesa a terra. Con Sara ho avuto
subito un’intesa perfetta, è nata un’amicizia
fortissima da subito e, seppure siamo in sana competizione nella
categoria over, non riusciamo a fare a meno l’una dell’altra.
Non vedo l’ora di rientrare per sapere sue notizie, ho il
cuore in gola. Le qualifiche vengono momentaneamente sospese dalla
bandiera rossa. Avevo dato moltissimo, ma sentivo che avevo ancora
da dare. Dovevo gestire al meglio quei 200 kg. di “mostro”.
Lascio la moto nel parco chiuso ai Commissari per le verifiche
tecniche, le marmitte fumavano, il cardiofrequenzimetro segnava
180 battiti per tutto il tempo delle prove, costantemente. Erano
interminabili gli attimi di attesa, ma alla fine CE L’HO
FATTA! Nella seconda sessione di qualifica, su 40 concorrenti
mi sono posizionata al 29°. Saltavo per i paddok ancora con
gli stivali ai piedi e la tuta addosso, non avevo avuto ancora
il coraggio di toglierla, ero riuscita a raggiungere il mio primo
obiettivo. La sera ci incontriamo al box APRILIA per festeggiare
i bellissimi 21 anni della mia cara Samuela De Nardi. La Samu,
oltre ad essere la mia pilota preferita, è una persona
che stimo dal profondo del cuore. La sua bellezza esteriore ed
incomparabile bravura nella guida è purtroppo fonte di
tantissime invidie, a chi non la conosce di persona posso dire
che è una ragazza dolcissima, sincera e soprattutto leale,
per chi è gelosa di lei posso solo dire… GUARDATE
ED IMPARATE!.
Domenica mattina. Verso le 14 si cominciano ad avvolgere le termocoperte
alle gomme, le pilote cominciano i rituali pre-gara, e così
la tensione comincia a salire. In griglia è un bruricare
di persone che assistono le pilote, fotografi che corrono a zig
zag per immortalare questo entusiasmante momento. Al segnale dei
direttori di gara la pista si svuota e rimaniamo noi, con le visiere
abbassate ed il motore su di giri, con le mani incollate alle
manopole della moto. Si spegne il semaforo e VIA! Alla partenza
riesco a passare 3 concorrenti, poi ne infilo altre 2 prima della
Misano 1. Il gruppo in curva è fittissimo, non c’è
uno spazio per passare, non voglio rischiare, l’andamento
è lento alle prime curve e sento il motore a bassi regimi
che vorrebbe correre. Sono 12 faticosissimi giri dove succede
di tutto, carena che sfiora carena, infilate, tagli di traiettorie,
sembra quasi di essere in guerra. Bisogna mantenere la calma e
soprattutto la concentrazione, ma soprattutto finire la gara per
portare a casa preziosi punti. Potrei andare al massimo, abbassare
ancora di più i tempi ma non voglio rischiare di esagerare
e scivolare all’uscita di qualche curva dalla foga di mollare
tutti i cavalli, il mio obiettivo è di finire i 12 giri
che mi separano dalla bandiera a scacchi. E così è!
Faccio il giro della pista, i commissari corrono ai cordoli per
salutare ed applaudono con sorrisi che ti riempiono il cuore di
felicità, i fotografi che non scollano l’occhio dall’obiettivo
per non farsi sfuggire un solo attimo, le tribune sono stracolme
di persone con le mani alzate. E’ fantastico... ed è
una droga! A Varano de’ Melegari, ce la metterò tutta!
Alessandra
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