| i racconti, le emozioni, le paure,
l'eccitazione, le sensazioni di questo
trofeo
Voglia di imparare
Stamattina
mi sono svegliata con un groppo in gola e con quel senso di depressione
che solo il giorno dopo una fiumana di lacrime puoi avere. Una
scena già vissuta, la replica di Varano. La cosa che mi
fa più rabbia è che non mi abbia nemmeno sfiorato
il pensiero di rialzare la moto e rimettermi in sella... e stare
lì dietro le protezioni guardando il susseguirsi di passaggi
delle altre ancora in gara è come vedere allontanarsi quel
treno che avevo preso per un soffio, ma al quale non ero rimasta
aggrappata con decisione. Sono una pivella, e l'errore è
di inesperienza, forse anche di non troppa convinzione nelle proprie
capacità. Certo... se fossi stata ultima mi sarei amareggiata
di meno, ma partire così bene, infilarmi quarta dietro
a pilote di tutto rispetto, e poi scivolare sulla buccia di banana
come una principiante è proprio da pirla. E dulcis in fundo
questa era la mia ultima gara certa: "del doman non v'è
certezza"! ...e neanche me la sono goduta. Ora si animano
in me sentimenti contrastanti. Da una parte la nostalgia di tutto
quello che non è arrivato e che avevo a portata di mano,
con tutte le attenuanti del caso: "le gare sono anche questo",
"bisogna mettere sempre in conto le cadute", "l'importante
è divertirsi"... Dall'altra parte la voglia di imparare,
di conoscere quei limiti, la cui ignoranza mi ha portato a vivere
una triste domenica... conoscere le sensazioni sul bagnato, e
imparare a mandare la moto anche in condizioni come quelle in
cui abbiamo gareggiato. Ci vuole una gran forza ad accettare di
aver perso: una caduta è sempre una sconfitta, piccola
o grande, da cui ci si deve rialzare con la determinazione che
deriva dall'aver imparato qualcosa. Io mi sforzo ma credo di non
aver imparato una sega dalla caduta di domenica... in compenso
però mi la voglia stessa di imparare mi si è triplicata
dentro, intorno, addosso, e fuori. Resta un velo nostalgico che
avvolge i ricordi più belli di questo trofeo, che ha segnato
l'inizio e la fine dell'estate, la stagione che più amo:
flash visivi di Misano immersa nel primo sole caldo dell'anno,
il primo impatto con i gazebo, le notti passate in un autodromo
inusualmente silenzioso e poetico, la pioggia e il cielo di Varano
pre-gara e la doccia di fango della Lisa, i colpi d'occhio alle
pilote che ancora non conoscevo una ad una così bene, mentre
invece ora saprei indicarne moto, numero, tipo e marca della tuta
e del casco, team e via dicendo. Persone che attraggono di più,
persone che attraggono meno e passano inosservate, persone che
respingono, volti, espressioni e gesti, carismatici e affascinanti,
o fastidiosi..parole, consigli, scambi. Il caldo soffocante di
Magione, le bottiglie di Polase, meccanici al lavoro fino a notte
fonda, i sorrisi o i pianti dei piloti, la gioia o la rabbia,
i messaggi di conforto da chi meno l'aspetti, momenti soli con
se stessi impiegati nell'interminabile ricerca di uno stato d'animo
che consenta di liberare il respiro dall'emozione, che permetta
di restare lucidi e concentrati e dare il meglio di se... perché
questo è lo scopo: dare tutto quello che si ha, senza limiti
e riserve, senza avidità. Spesso dopo una gara si è
sfiniti e non solo fisicamente... l'errore che non ci si perdona
è non darsi completamente. Un paio di volte quest'anno
me lo sono chiesta anche io "chi me lo fa fare" ...non
andavo bene, i riscontri cronometrici mi davano contro, andavo
meglio l'anno scorso e non capivo perché. Sono stata parecchio
sola con me stessa, e anche i we di gara favorivano questa condizione
che mi ha aiutata a capire meglio alcune cose di me, alcuni meccanismi.
Il trofeo ha fatto parte incondizionata sin dall'inizio, sin dall'iscrizione
al bike Expo di Padova a Gennaio, di un percorso mentale importante,
attraverso una terra poco conosciuta e addirittura evitata ...il
velo nostalgico diventa una coperta quindi... Il trofeo è
qualcosa che in parte mi ha cambiata, evidenziando quello che
sono davvero ai miei occhi, con qualche pregio, parecchi difetti,
dei modi da rinoceronte, poca diplomazia, poca voglia di mentire,
tanta ostinazione e cocciutaggine. E mentre ieri osservavo il
cielo diventare scuro, mi rendevo conto che quelle nuvole e quella
pioggia segnavano la fine del Trofeo, la fine dell'estate, la
fine di alcune certezze.
Dovessi correre ancora le porterò con me queste sensazioni
nostalgiche, così da apprezzare ancora di più quello
che ho a portata di mano.
Eliana
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