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ElefantenTreffen 2003

Cimina all'ElefantentreffenElefantentreffenLa nostra Cimina
all'Elefantentreffen
31 gennaio - 2 febbraio 2003

con BMW F650 SCARVER

 

 

LA FOLLIA DELL’ELEFANTENTREFFEN

Quest’anno, a fine gennaio, sono stata all’Elefantentreffen, un bel raduno 160 km a nord di Monaco nella foresta bavarese. Il tutto grazie al Bmw Motorrad Club Visconteo, che ha avuto la brillante idea di mandare 5 ragazze al mitico raduno in terra tedesca in sella a delle BMW F650CS Scarver messe a disposizione da Bmw Italia. Oltre a me sono partite anche Marcucca (Antonella), Elisa, Lucia e Elena.

Cosa dire dell’Elefanten? Mah… tutto e niente. Tutto si potrebbe descrivere, il viaggio, il tempo, la neve, le moto, i personaggi. Tutto può essere descritto ma niente può essere capito.

Non si può capire cosa vuol dire partire alle 4 del mattino con la nebbia per fare 700 km di autostrada, non si può capire perché si va in moto a temperature che si aggirano, nella migliore delle ipotesi a –5. Non si può capire l’emozione che si prova a vedere su un cavalcavia uno striscione “CIAO ELEFANTI” e due matti che si sbracciano per salutarci mentre passiamo… sempre alle 4.30 del mattino! Soprattutto non si può capire che senso ha stare in una conca coperta di neve tutta la giornata…

Il viaggio è duro, eccome se lo è, anche se c’è il sole fa freddo, non vi dico poi quando il sole è coperto da nuvole, foschia, neve e nevischio (che in moto da più fastidio della neve). E poi la strada è lunga, già in condizioni normali 700 km di autostrada sono parecchio noiosi, figuriamoci intorpiditi dal freddo e dal sonno. Si sta svegli perché bisogna stare attenti alla strada, a dove mettere le ruote, alle strisce, alle congiunzioni della strada, al ghiaccio. Il viaggio di ritorno poi è anche peggio… la tristezza di tornare a casa, l’amarezza di lasciare i tuoi compagni di viaggio e il ritorno alla vita quotidiana rende il tragitto lungo e pesante. Anche se, in fondo in fondo, si è soddisfatti di quello che si è fatto, di quello che si è visto… e di quello che ti rimane dentro. Una strana sensazione di far parte di un mondo diverso, fatto di passione, di follia e di ignoranza.

In ufficio tutti mi chiedono: “Si, ma cosa succede all’Elefantentreffen? Cosa c’è? Ci sono gare? Attrazioni? Spettacoli?” No, non c’è niente di tutto questo. Si sta nella fossa a chiacchierare, guardare moto, conoscere nuove persone, fare fuochi, mangiare e bere. Ma ci sono le persone, quelle vere, che una volta all’anno decidono di vivere questo evento. La straordinarietà è data dai personaggi che ci vanno, non dal posto, non dall’organizzazione, non dai premi. Forse è proprio questo il bello dell’Elefante, il raduno siamo NOI. Il raduno è fatto dagli energumeni alti due metri coperti di pellicce, da chi si presenta con il suo completo in gore-tex, da chi arriva con il sidecar, la motocarrozzetta, un triciclo, la minimoto… dalle mamme motocicliste che portano anche i loro bambini e da tutta quella gente che parla mille lingue diverse, ma tutti si capiscono.

La fossa non è altro che una conca coperta di neve che finisce, in fondo in fondo, in una pozza di acqua, neve, fango e ghiaccio. Lo sport nazionale consiste nel passare nella pozza cercando di rimanere in piedi ma di fare anche più casino possibile. Lì nei paraggi ci sono anche un paio di Imbiss, dei piccoli punti ristoro dove si mangia stinco e si beve birra, e un paio di bancarelle dove si comprano i gadget ufficiali. Tutto qua? Sì, l’Elefante è “solo” questo, solo un’accozzaglia di gente che non c’entra niente che si incontra in un posto assurdo dimenticato da Dio per una tre giorni di pura follia.

Questo è l’Elefanten. Non avete capito cosa ci spingerà a tornarci anche il prossimo anno? E’ normale, l’unico modo per comprendere questo evento è esserci, il problema è che poi si diventa elefantendipendenti.

Cimina
www.cimina.net

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