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Asia
Italia-Grecia-Siria-Iran-Pakistan-India-Nepal-Indocina-Tailandia-Malesia-Singapore-Australia
Un
viaggio ai limiti del sogno
prima
parte
Come
molte ragazze, ho imparato ad andare in moto da un amico che
mi ha trasmesso la sua passione. Avevo sedici anni. Da allora
gran parte delle mie vacanze e dei miei spostamenti cittadini
li ho fatti su due ruote; ma, fino all'anno scorso, mai avrei
immaginato di cimentarmi un giorno in un viaggio cosi' lungo;
attraverso paesi lontani, a contatto con culture differenti.
Scrivo
da una spiaggia in Tailandia, dove io e Giorgio ci
siamo fermati per concederci una pausa al mare, dopo cinque
mesi di viaggio e piu' di ventimila chilometri di deserti
e terre "difficili".
Siamo partiti dall'Italia il 4 di giugno. Faceva ancora un
po' freddo, ma quando abbiamo raggiunto la Grecia e'
cominciata l'estate e non e' piu' finita.
Abbiamo
attraversato i deserti di Siria, Iran e Pakistan
nel periodo piu' caldo dell'anno; siamo arrivati in India
e Nepal subito dopo la stagione delle piogge, quando
il clima e' umido e appiccicoso. Adesso stiamo partendo per
un giro in Indocina, prima di chiudere il cerchio ancora
in Tailandia, scendere in Malesia e a Singapore
e poi volare in Australia, dove si concludera' la prima
parte del viaggio.
Anche
questa volta sono partita sotto la spinta dell'altro sesso;
forse noi donne siamo per natura piu' prudenti, o culturalmente
piu' inibite. Almeno, nel mio caso e' cosi'. Fatto sta che
da sola non avrei avuto mai il coraggio di tagliare i ponti
e andare.
Non per questo motivo sento meno mia questa avventura. Ci
siamo divisi i compiti e le responsabilita' fin dal principio;
abbiamo deciso insieme l'itinerario e, soprattutto, stiamo
viaggiando con due moto: una Transalp io, una Africa
Twin lui. Affrontare le difficolta' metereologiche e ambientali,
"sentire la strada" in prima persona per me fanno
la differenza. Da passeggero avrei sofferto di piu' i disagi
e mi sarei goduta meno le soddisfazioni.
All'inizio non sapevo se ce l'avrei fatta a vincere la stanchezza
e ad abituarmi ad una vita sregolata, senza comodita' e senza
fissa dimora. E soprattutto non sapevo se sarei riuscita a
cavarmela; io, una personcina alta poco piu' di un metro e
sessanta, in sella a una moto cosi' grande e che, carica dei
bagagli, pesa circa 300 chilogrammi.
All'inizio
un po' titubante, poi piu' sicura di me stessa e piu'
consapevole delle capacita' del mezzo che stavo guidando,
ho affrontato percorsi di varie difficolta' con successo.
Che in sostanza significa: arrivare sani, senza aver riportato
danni ed essendosi divertiti. Gran parte del successo e' dovuto
anche alla maneggevolezza della Transalp, che si e' rivelata
essere stata la scelta giusta per questo viaggio.
Non
sono mancate le cadute: ma anche quelle fanno parte del
gioco e sono fra gli aneddoti piu' divertenti da ricordare
e da raccontare, se non ci sono state conseguenze; io in India
sono stata messa KO da una mandria di bufale!
Ci
sono state giornate faticose e momenti difficili. Attraversare
il deserto del Baluchistan con una temperatura di 49 gradi,
o guidare nel traffico di Nuova Delhi sono solo due
esempi, ma l'abbiamo fatto e alla fine e' stato piu' facile
di quanto potessi aspettarmi e di quanto si possa immaginare
stando seduti alla scrivania di un ufficio o sul divano di
casa. Probabilmente siamo stati anche fortunati.
La
fase piu' dura e' stata l'organizzazione: definire i tempi
e i modi; pianificare i costi e le risorse; cercare l'aiuto
di qualche azienda; rassicurare i genitori e convincerli che
non ero improvvisamente impazzita, anche se non sono sicura
di esserci riuscita completamente. Alla fine abbiamo trovato
il sostegno di molte ditte: dalle multinazionali Honda,
Michelin, Motul; alle nazionali Ande,
CMJ, Givi, Klan, Oxtar, Riky
Cross, Tucano Urbano e Ufo Plast. E persino
una ditta americana, Roadgear. La soddisfazione ci
ha ripagati delle ore passate al telefono o a scrivere email.
In
riva a questo splendido mare, ripensando a tutte le esperienze
vissute, quel periodo mi sembra cosi' lontano e cinque
mesi mi sembrano anni.
A
Istanbul ho avuto il mio primo contatto con il mondo
islamico; ne ho assaporato gli aromi nei mercati di Damasco,
in Siria; ho ammirato il fasto delle moschee a Esfahan,
in Iran; ho conosciuto i capi di tribu' Pastun in Pakistan.
L'India
mi ha scosso per la miseria e la sofferenza e mi ha commosso
per la profonda religiosita'; mi ha rapito con i colori
a tinte forti e mi ha stordito con l'odore dell'incenso e
delle spezie. Il Nepal ci ha accolti fra le alte vette
dell'Everest e dell'Annapurna, nel silenzio e nella pace
apparente delle sue vallate. Apparente perché da anni
si sta combattendo una sanguinosa guerra civile; la tensione
e' palpabile: la polizia in stato di allerta, il coprifuoco
notturno, l'esercito armato fino ai denti che pattuglia le
strade. All'ingresso di una cittadina ci e' capitato di incontrare
un gruppo di "ribelli maoisti" armati di fucili
automatici. Per fortuna la nostra presenza li ha lasciati
completamente indifferenti!
Una
linea sulla cartina unisce tutti questi paesi: paesaggi,
facce, culture differenti; persone conosciute lungo il cammino;
la voglia di fermarsi un po' piu' a lungo in un posto e quella
di andare.
Anche questo e' il viaggio.
Valeria
ilgiro@hotmail.com

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