Motocicliste
 
Login | Registrati |condividi su  

home page

Tunisia (Laura)

Capo Nord (Milena)

Tunisia (Simonetta)

Tunisia (Silvia)

Tunisia (Erika)

Andalucia (Raduno WIMA)

Svizzera: Concorso dei passi svizzeri - Tour des Cols 2000

Asia
Italia-Grecia-Siria-Iran-Pakistan-India-Nepal-Indocina-Tailandia-Malesia-Singapore-Australia

Un viaggio ai limiti del sogno

seconda parte

Tailandia e Laos
Dalla spiaggia tailandese in cui ci eravamo lasciati, abbiamo cominciato il nostro tour dell’Indocina: Laos, Cambogia, di nuovo Tailandia, infine Malesia.
Ad ogni chilometro che percorrevamo verso nord, sono rimasta colpita dalla bellezza e dalla varietà dei paesaggi; dalla ricchezza dei templi e delle antiche città; dalla semplicità delle comuni abitazioni e dei costumi. Ogni angolo era diverso dall’altro: le lunghe spiagge bianche di Kho Samui e Krabi; le piatte risaie e le sconfinate pianure del centro; le Verdi montagne intorno a Chiang Mai, dove il Mai Hong Son Loop disegna uno dei perimetri più belli dal punto di vista motociclistico, spingendosi fino nel cuore del Triangolo D’Oro.
La gente sorridente e ottimista anche con l’acqua fino al tetto di casa, accampata sul lato della strada, in attesa che l’alluvione le restituisca il modesto focolare.
Da quando siamo arrivati in Indocina, I monsoni sono sempre stati in agguato. Per fortuna, la maggior parte delle volte, siamo arrivati giusto in tempo; quando nella regione erano appena passati.
Comunque sia, I pochi temporali residui che ci hanno investito ci hanno insegnato che in certe condizioni climatiche e’ meglio non guidare e avere la pazienza di aspettare. Anche se il nostro abbigliamento antipioggia di Tucano Urbano ha saputo stupirci anche in queste occasioni “estreme”, l’acqua e il vento erano così forti da non riuscire a vedere la strada e a tenere in equilibrio le moto. Così abbiamo condiviso le pensiline degli autobus e gli altri rifugi di fortuna con I locali, cogliendo l’occasione per socializzare.
Non mi soffermo a descrivere lo stato in cui abbiamo trovato dopo le strade.
Il Laos e’ il posto che più degli altri mi e’ rimasto nel cuore. Chiuso e isolato da anni nei sui confini, ha cominciato da poco ad aprire le porte ai turisti e alla “colonizzazione moderna”, quella delle guide Lonely Planet.
Vientiane e Vang Vien gia' pullulano di backpakers, che affollano i pub e gli internet caffe'; ma basta spingersi poco piu' a nord per fare un passo in dietro nel tempo e assaporare un antico ritmo di vita.
In Laos non c'e' una ferrovia e solo poche strade sono percorribili tutto l'anno; la maggior parte del Paese non e' servito da una linea di corrente elettrica e si affida all'aiuto di un generatore, che funziona per due o tre ore al giorno, oppure segue i ritmi del sole.
I villaggi sono agglomerati di capanne in legno e foglie di banano arroccate sui pendii in mezzo alle foreste, o palafitte costruite lungo il corso dei torrenti e nelle vallate.
I paesi e le campagne sembrano abitati solo dalle donne e dai bambini; gli uomini sono fuori a caccia.
Anche nelle zone dove non si vedono spesso dei "farangs" (come chiamano gli stranieri), basta un sorriso e il tradizionale saluto "sabaidii" per rompere il ghiaccio.
Cordiali, amichevoli e ospitali. Lo stesso non puo’ dorsi dei loro vicini vietnamiti; per la breve esperienza che abbiamo avuto.
Dopo aver guidato per ore in mezzo al fango e sotto la pioggia battente per raggiungere il confine, ci hanno negato l’ingresso con le moto rispedendoci indietro in malo modo. Cosi’ dal Laos ci siamo diretti verso la Cambogia, ma di quello parleremo la prossima volta.

Valeria
ilgiro@hotmail.com

Motocicliste 2000