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Asia
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Un
viaggio ai limiti del sogno
seconda
parte
Tailandia
e Laos
Dalla spiaggia tailandese in cui ci eravamo lasciati, abbiamo
cominciato il nostro tour dell’Indocina: Laos, Cambogia,
di nuovo Tailandia, infine Malesia.
Ad ogni chilometro che percorrevamo verso nord, sono rimasta
colpita dalla bellezza e dalla varietà dei paesaggi;
dalla ricchezza dei templi e delle antiche città; dalla
semplicità delle comuni abitazioni e dei costumi. Ogni
angolo era diverso dall’altro: le lunghe spiagge bianche
di Kho Samui e Krabi; le piatte risaie e le sconfinate pianure
del centro; le Verdi montagne intorno a Chiang Mai, dove il
Mai Hong Son Loop disegna uno dei perimetri più belli
dal punto di vista motociclistico, spingendosi fino nel cuore
del Triangolo D’Oro.
La gente sorridente e ottimista anche con l’acqua fino
al tetto di casa, accampata sul lato della strada, in attesa
che l’alluvione le restituisca il modesto focolare.
Da quando siamo arrivati in Indocina, I monsoni sono sempre
stati in agguato. Per fortuna, la maggior parte delle volte,
siamo arrivati giusto in tempo; quando nella regione erano
appena passati.
Comunque sia, I pochi temporali residui che ci hanno investito
ci hanno insegnato che in certe condizioni climatiche e’
meglio non guidare e avere la pazienza di aspettare. Anche
se il nostro abbigliamento antipioggia di Tucano Urbano ha
saputo stupirci anche in queste occasioni “estreme”,
l’acqua e il vento erano così forti da non riuscire
a vedere la strada e a tenere in equilibrio le moto. Così
abbiamo condiviso le pensiline degli autobus e gli altri rifugi
di fortuna con I locali, cogliendo l’occasione per socializzare.
Non mi soffermo a descrivere lo stato in cui abbiamo trovato
dopo le strade.
Il Laos e’ il posto che più degli altri mi e’
rimasto nel cuore. Chiuso e isolato da anni nei sui confini,
ha cominciato da poco ad aprire le porte ai turisti e alla
“colonizzazione moderna”, quella delle guide Lonely
Planet.
Vientiane e Vang Vien gia' pullulano di backpakers, che affollano
i pub e gli internet caffe'; ma basta spingersi poco piu'
a nord per fare un passo in dietro nel tempo e assaporare
un antico ritmo di vita.
In Laos non c'e' una ferrovia e solo poche strade sono percorribili
tutto l'anno; la maggior parte del Paese non e' servito da
una linea di corrente elettrica e si affida all'aiuto di un
generatore, che funziona per due o tre ore al giorno, oppure
segue i ritmi del sole.
I villaggi sono agglomerati di capanne in legno e foglie di
banano arroccate sui pendii in mezzo alle foreste, o palafitte
costruite lungo il corso dei torrenti e nelle vallate.
I paesi e le campagne sembrano abitati solo dalle donne e
dai bambini; gli uomini sono fuori a caccia.
Anche nelle zone dove non si vedono spesso dei "farangs"
(come chiamano gli stranieri), basta un sorriso e il tradizionale
saluto "sabaidii" per rompere il ghiaccio.
Cordiali, amichevoli e ospitali. Lo stesso non puo’
dorsi dei loro vicini vietnamiti; per la breve esperienza
che abbiamo avuto.
Dopo aver guidato per ore in mezzo al fango e sotto la pioggia
battente per raggiungere il confine, ci hanno negato l’ingresso
con le moto rispedendoci indietro in malo modo. Cosi’
dal Laos ci siamo diretti verso la Cambogia, ma di quello
parleremo la prossima volta.
Valeria
ilgiro@hotmail.com
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