| VIAGGI
e WEEK END
PARCO REGIONALE DEL CORNO ALLE SCALE
Tempo
fa un'amica di mia madre mi chiese se non fossimo mai passati
dal parco del Corno alle Scale in Emilia Romagna.
Ricordo ancora le sue parole "Credo che le strade
siano fatte apposta per i motociclisti, vi divertireste
molto".
Sono passati parecchi mesi, la cartina è stata ampiamente
studiata per permettermi una visione d'insieme, per stabilire
un possibile itinerario generico.
La mia mente corre più veloce della mia moto, lei immagina
percorrenze esagerate, lei mi deride dicendo che con me non
si va poi così lontane, ma mi sprona e aiuta ad allargare
i miei orizzonti. E comunque è inutile affannarsi a
studiare con troppa precisione il percorso perché sono
quella delle deviazioni sulle deviazioni, quando arrivo ad
un bivio mi
capita spesso di sentire che la strada giusta non è
quella prestabilita.
Ed è così che dopo Ciano d'Enza
ha inizio un tour ininterrotto di curve non programmate...
anzi un pezzo dritto c'è stato, il passo della
Raticosa ;-)
Subito dopo il castello di Canossa avremmo
dovuto immetterci nella 513, ma una stradina ci porta verso
Pecorile e quindi a Casina,
lontani dal traffico iniziamo a respirare il profumo degli
alberi.
Un bel tratto che vorrei segnalarvi è quello che va
da Villa Minozzo al passo di Radici. Dal
paese di Asta in poi sfioriamo il confine
con il parco dell'alto Appennino Reggiano,
raggiungiamo i 1100 mt, sempre immersi nei boschi, non riusciamo
neanche a scorgere il monte Cusna.
Dalla cartina mi aspettavo di correre in cresta, invece a
volte si soffoca circondati dagli alberi, ma mi piace, mi
piace sentire il rumore assordante degli insetti nella nostra
sosta sigaretta, vale la pena percorrerla solo se siete delle
anime solitarie.
Certo immettersi poi nella 324 (Passo
di Radici) e 12 (Lama Mocogno-Pavulllo)
sembra di entrare in un circuito... noi motociclisti a volte
siamo un po' con il polso pesante e per colpa nostra troviamo
numerosi blocchi di polizia dopo le curve.
La 12 è bella larga, a scorrimento veloce, godiamo
anche della vista della valle e, poiché c'è
traffico, rallentiamo e posso rilassare la schiena e buttare
un occhio oltre il parapetto.
Il tratto invece che collega Pievelago a
Lizzano in belvedere è immerso nel
verde, la strada segue il toce Scoltenna,
piega improvvisa, le curve si rincorrono senza sosta.
Se solo il ritmo vi prende, bisogna prestare attenzione ai
repentini cambi di direzione della via, non c'è tempo
per ammirare il panorama ma... vale una sosta il paese che
si erge su di un cocuzzolo, sia fare la circonvallazione più
corta e più panoramica della zona. Purtroppo ho perso
il nome del paese e guardando la cartina riesco solo a suggerirvi
i nomi di Riolunato o Montecreto,
sono sicura che appena vi troverete di fronte questa rocca-paese
la riconoscerete.
Ad essere sincera, tutta la statale 324 regala qualcosa, la
giornata è soleggiata e il verde brillante.
I paesi che incontriamo vivono a maggio la loro bassa stagione,
ma sono vivi, la vera delusione sarà poi l'Abetone,
questo si che è un paese spettro, tutto chiuso. No,
non mi piace, mi deprime.
Qualche km dopo eccoci sulla 623, giungiamo
a Castel D'Aiano, ora iniziamo a scendere
fino a Vergato. E qui sorpresa, le micromontagne
russe: piena di buche, di dossi, mentre curvi a sinistra sali,
mentre curvi a destra scendi con buca annessa. Incredibile,
18 km di discesa a scossoni: ho fatto a malapena in tempo
ad adocchiare la comunque magnifica campagna che ci circonda,
che siamo a Vergato. Meno male che non abbiamo
incontrato auto.
Veniamo ampiamente ripagati dal pezzo che collega Monzumo
(dopo Rioveggio) a
Loiano. Purtroppo sono solo 9 km, io e la
mia motina siamo trascinate da questi curvoni larghi che aspettavano
noi, una rapida successione di curve senza che io debba minimamente
correggere la traiettoria, pura libidine, il sorriso mi ossigena
il cuore...
Dopo il tripudio di zigzag la Raticosa e
la Futa non hanno sapore.
Ormai è tardi e noi dobbiamo rientrare, perciò
dirigiamo verso Fiorenzuola ed imbocchiamo
la 610 per Imola. Ma la cartina mi fa l'occhiolino
e a Coniale deviamo in direzione Palazzuolo sul Senio.
Se non fossimo stati in moto, so con assoluta certezza che
mai ci saremmo inerpicati per questa stradina tutta buchini.
Iniziamo a salire sul monte Faggiola, si
alza il vento, grazie ad una giusta quantità di tornantini
raggiungiamo una quota sufficiente per farci godere della
visone di un laghetto, forse il Brasimone e in lontananza
delle cime, forse il monte
Gazzaro o forse quello sfumato laggiù potrebbe essere...
ma non ha importanza, siamo qui nell'ora del tramonto, i campi
dorati diventano rosso fuoco e il vento gioca con i fili dell'erba
pettinandoli in maniera scomposta. Là davanti a noi
la strada sembra finisca la sua corsa nel cielo, ed ecco che
giunti in vetta con un dosso improvviso precipitiamo nell'altro
versante, rapido il sole scompare, i giochi di luce mostrano
il lato minaccioso della natura, i campi si scuriscono e il
vento diventa aggressivo e fastidioso.
Sono attimi, momenti fuggevoli e poi siamo sulla 302
per Faenza, dove per un'ultima volta in questa
giornata ci facciamo rapire dalla strada della lavanda che
ci riporterà sulla statale per Imola.
E' sera, mi sento come se avessi il mal di mare e penso che
non c'è km che non valga la pena di non essere percorso
e che la natura è una di quelle poche cose che tanto
ha da offrire e nulla chiede in cambio se non di essere rispettata.
E penso che è bello vivere la moto.
Carla
nota: per dormire Hotel Farneti in Lizzano in Belvedere,
accoglienza ottima (nonostante la bassa stagione) la proprietaria
ci ha riservato una accoglienza degna di ospiti di riguardo,
spesa 30 euro in due colazione inclusa; le moto ricoverate
nel box.
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