|
Dolomiti
UNA
PASSEGGIATA NELLE DOLOMITI
Una
fiumana di auto, pullman, biciclette e moto si snodano ordinatamente
lungo i tornanti dei quattro passi: Pordoi, Sella, Gardena
e Costalunga. Come diretti da un unico direttore d'orchestra
si sale, si scende, si
sorpassa, ci si ferma, si maledice il conducente davanti.
Non c'è spazio per dar sfogo alla propria creatività,
siamo in tanti, troppi. Ci si ferma a tutti i passi. Sembriamo
seguire tutti lo stesso copione: una sigaretta, uno
stuzzichino, una chiacchiera, si osservano le moto degli altri.
Ci sono molti tedeschi e francesi. Tutti uniti dalle stesse
strade, forse dalla ricerca della curva perfetta... ma così
diversi nell'intendere la moto. Poca pelle, tanta cordura.
Alcuni sfoggiano questi bellissimi completi fatti di tessuto
che indovino traforato misto a cordura. Completi estivi. Pochi
caschi griffati, quasi tutti Nolan apribili. E le moto: tante
bmw, aprilia caponord, guzzi, poche sportive, tutte turistiche
, moto sporche come non mai. Ho visto accrocchi portacartina,
portaombrelli, portavaligie, portabottiglie. Cupolini che
sono diventati veri e propri parabrezza. Avere una moto sprovvista
di bauletti è come essere out. E le donne... quante
coppie incontriamo. Queste donnone governano le loro bmw con
grande destrezza.
Non
si può venire da queste parti senza percorrere almeno
una volta queste strade. E questa coda interminabile è
la giusta palestra per fare un po' di esercizio di equilibrismo
mentre aspetti a metà tornante che i ciclisti di turno
si spostino leggermente mentre la macchina davanti a te aspetta
di superarli finché il pullman incastrato nella curva
finisce la sua manovra... momenti in cui un brivido freddo
mi percorre la schiena.
Una
festa di paese è il preludio per la salita al passo
Duran. Dopo tanto ottimo asfalto, qui si incomincia a ragionare.
La strada è più stretta, avvolta da alberi fitti,
sassi e terriccio rallentano la nostra corsa solitaria. Raggiungiamo
la statale che ci porterà fino ad Alleghe e di colpo
ci rendiamo conto che è domenica sera, il traffico
dall'altra parte è intensissimo: guardo le moto sfilare
nella linea di mezzeria, per loro ora
c'è solo caldo e traffico, il mio destino di ogni passeggiata.
Ma questa volta no.
Ad Alleghe ci fermiamo in riva al lago: è di un bel
colore verde-turchese, qualche villeggiante sulla sua barchetta
si gode la leggera brezza che si sta alzando. Sono le sette
di sera, siamo in giro da parecchie ore. E mi rendo conto
che l'ora migliore sta per arrivare, noi siamo qui al momento
giusto.
Ed è così che ci avviamo verso il passo di Falzarego,
perché ancora una volta voglio fare miei questi tornanti.
E sono i colori del giorno che si spegne a farci da compagni
di viaggio. Il sole scompare dietro una curva per far capolino
subito a quella successiva. E sono il rosso e l'arancio a
far da padroni tra i rami dei boschi. Mi tornano alla mente
i detti che da piccola mia nonna mi snocciolava "Rosso
di sera bel tempo si spera"... cime
imponenti in lontananza, cime maestose senza neve purtroppo.
E i fiori, tanti, coloratissimi, rossi, blu, gialli, arancioni.
Ci fermiamo. Qualche nuvola candida come la neve danza nel
cielo limpido... un movimento al mio fianco, un abbraccio
che diventa una carezza, uno sguardo che vale più di
mille parole. E' tempo di avviarci. Mio marito attacca i 33
tornati del Pordoi con piglio deciso, io lenta e pensierosa.
Faccio fatica a tenere il ritmo, sono tesa e ancora turbata
e poi, come sempre accade, la moto mi porta laddove c'è
spazio solo per noi due. Ora c'è solo questo nastro
d'asfalto davanti a me, mi rilasso e godo le curve. Rapide,
ripide e divertenti. E improvvisamente siamo già ad
Arabba... e penso che è bello vivere la moto.
Carla
|