| VIAGGI
Raid Tunisia
17-27 marzo 2004
Era
una tipica serata invernale biellese, quando io e papà
capitammo sul sito dell’Aprilia per avere informazioni
sul modello Caponord, poi una scritta: “Aprilia Adventure
Raid”. In un batter d’occhio il link si apre e
la curiosità inizia a farsi sentire. Magari uno dei
prossimi week-end estivi, con la nuova moto, potrebbe essere
uno di quelli proposti, giusto per iniziare e poi chissà,
magari il prossimo anno un viaggetto in terra africana. Niente
di più errato. Il giorno seguente contatto il numero
indicato, una voce maschile risponde alle mie domande e da
quel giorno furono molte le volte che la sentii. Dopo pochi
giorni è deciso: Tunisia. E la moto? Speriamo che arrivi!!!!
Una settimana prima della partenza, la Caponord ci viene consegnata,
ma il tempo è inclemente e così la nostra conoscenza
si limita a pochissimi km.
Arriva il giorno della partenza. Appuntamento al porto di
Genova: finalmente posso dare un volto alla “voce del
raid”, ormai non si può più tornare indietro:
ventidue ore di nave mi attendono. La traversata passa abbastanza
velocemente tra una lezione sull’uso del GPS, l’assemblaggio
dei fogli del road-book e la prima conoscenza dei compagni
di viaggio… La prima impressione è positiva e,
con il passare di giorni, verrà confermata.
L’arrivo a Tunisi è caratterizzato
dai vari passaggi tra un ufficio e l’altro della dogana,
un po’ di pazienza e la nostra entrata viene regolarizzata.
La prima tappa ci porta ad Hammamet, dove
passiamo la prima sera e dove il gruppo, finalmente al completo
con l’arrivo dei siciliani, si conosce… Questo
viaggio ha tutta l’aria di riuscire per il meglio.
La
mattina si parte per Tozeur, sono circa 460
km di asfalto, la gente e i bambini sui lati della strada
ci fanno compagnia, i mezzi più strani e con carichi
pericolanti ci passano vicini, ma il lungo serpentone di moto,
guidato da Adriano, li supera sinuoso e km dopo km il paesaggio
cambia aspetto, colore e la mente viene rapita da questo vortice
inarrestabile: dalla città ai piccoli villaggi, dal
verde dei prati alle brulle montagne che con i loro tornati
spezzano un po’ la monotonia del lungo trasferimento
verso sud, così la guida diventa più allegra
e la Caponord non si lascia di certo sfuggire questa occasione
per dimostrare le sue doti. Passate le montagne, la natura
ci regala il viola dei suoi fiori accostato al colore ormai
sbiadito dei prati e invaso dal giallo della prima sabbia.
La strada ci porta all’oasi di Tozeur, i primi dromedari
ci appaiono e poi anche le grandi e rigogliose palme.
Il giorno seguente il road-book ci porta a La Riguette,
passando dall’oasi di montagna Chebika dove, appena
arrivata, trovo subito il tempo per perdere sull’Unimog
4x4 la macchina fotografica e per iniziare la lunga serie
di smarrimenti, di ritrovamenti e di dimenticanze di oggetti
vari, di scarpe, zaini… Poi le cascate di Tamerza, dove
l’acqua paziente ha scavato la montagna. L’asfalto
lascia il posto alla pista che ci porta al nostro primo bivacco.
Si montano le tende e ho l’opportunità di provare
la Pegaso, è facile da guidare, il peso modesto e i
pratici consigli di Adriano mi aiutano ad affrontare per la
prima volta il fondo sabbioso. La serata trascorre all’insegna
dell’allegria, il gruppo si compatta attorno al fuoco
e iniziano i primi scherzi: rotolare giù dalle dune
è esilarante e la fine sabbia che si insinua in ogni
spiraglio diventa una costante compagna…
Il primo bivacco mi ha regalato il primo tramonto tra le dune
e la prima notte stellata, attimi emozionanti da ammirare
per la prima volta in uno sconfinato silenzio.
La
mattina arriva e ci ricorda che è arrivata l’ora
di lasciare La Riguette e il vicino set di Guerre Stellari,
per dirigerci verso Douz. L’asfalto
torna il protagonista e quando si immette nel grande chott,
il lago salato, diventa una scura riga che taglia il salgemma
dalle mille sfumature del rosa e del bianco, e il suo luccichio
rapisce gli occhi; la sosta alla carcassa dell’autobus
abbandonato nel chott è d’obbligo, come anche
il thè alla menta in una piccola baracca trasformata
in emporio. Poi la strada riprende verso Douz: le porte del
Sahara. Arriviamo per l’ora di pranzo, pranzo che viene
consumato in un piccolo ristorante che, dagli innumerevoli
adesivi e dalle foto dei partecipanti delle varie Parigi-Dakar,
deve essere abbastanza conosciuto; infatti il cibo rientra
nelle nostre aspettative, attacchi improvvisi di mal di pancia
non ci sono stati, quindi la cucina tunisina, al di fuori
dei grandi hotel, non è da bocciare, basta fare un
minimo di attenzione! Ritroviamo una coppia di fidanzati mantovani
che si erano imbarcati con noi e che il giorno seguente si
aggregherà con la grande squadra Aprilia. Dopo qualche
ora e una doccia, il sole ci regala un altro spettacolare
tramonto.
La
sveglia suona, ma nella nostra camera non viene molto percepita,
anzi passa proprio in secondo piano, così colazione
veloce e poi anche i cavalli della mia “motina”
si risvegliano: oggi dovranno percorrere un bel po’
di km per portarci nelle vicinanze dell’oasi di Ksar
Ghilane, la parte più bella ed emozionante
del raid.
Oggi la guida è affidata quasi totalmente al mio papà
passeggero; l’asfalto si alterna a tratti in cui la
strada è in costruzione, quindi coperta di ghiaia e
pietrisco, ma il paesaggio non delude mai. Ci fermiamo a Matmata,
per visitare le case troglodite, e successivamente nei pressi
di un piccolo villaggio di montagna, dove le povere case si
confondono con le rocce. Scena: nove moto e due mezzi pesanti
d’appoggio fermi, i relativi conducenti e passeggeri
intenti a contemplare il paesaggio, ad un tratto uno strano
rumore accompagnato da una voce siciliana… cosa accade?
Un casco che rotola allegramente per il sottostante e fortunatamente
breve pendio, il suo proprietario che incredulo commenta in
diretta il fatto. Colti
dalla sorpresa rispettiamo il minuto di religioso silenzio,
per poi lasciarci andare alle risate. Il casco viene agilmente
recuperato da un bambino che si è guadagnato qualche
dinaro. La Caponord ci porta all’inizio della pista
per Ksar Ghilane, io vengo ospitata dall’Unimog guidato
da Toni. Un altro punto di vista da cui guardare la Tunisia,
vengo rapita dai racconti sulle sue innumerevoli esperienze
africane, e le buche e gli oued passano quasi in secondo piano,
anche se si fanno sentire! Viene scelto il posto per bivaccare.
Il gruppo si è consolidato, è rumoroso, scherzoso
e allietato dalle barzellette di Beppe che vicino al fuoco
regala momenti di cabaret non indifferenti. Stanotte non dormo
in tenda, ma sotto uno splendido cielo stellato che mi regala
stelle cadenti e un silenzio quasi surreale…. è
bellissimo… arriva l’aurora e poi l’alba,
i primi motociclisti fanno capolino dalle tende; abbandono
la mia postazione notturna, tutto sommato non si dorme male
sul grande letto di sabbia, meglio sarebbe stato che il vento
si fosse calmato, ma non si può chiedere questo, noi
siamo gli ospiti del deserto.
Papà prende la guida, io cambio ancora una volta visuale,
oggi viaggio sul Man di Stefano, i km non sono molti ma la
pista viene tagliata dalle lingue di sabbia e bisogna procedere
con prudenza, Adriano coordina il passaggio e uno dopo l’altro,
un po’ sgasando e un po’ zampettando, raggiungono
l’oasi di Ksar Ghilane. Avete presente la tipica immagine
delle palme in mezzo al deserto? ecco cosa ho visto io. Palme
da dattero, canali di acqua, i dromedari, le piccole abitazioni
e le tende berbere che erano dotate di bagno e condizionatore!
Il pomeriggio passa da veri turisti a bordo piscina e nella
vicina pozza di acqua calda; appuntamento alle 17 per raggiungere
il fortino, non in moto anche se i km sono pochi, ma letteralmente
trasportati sul Man su e giù per le dune, che bello!
Una grande giostra in cui tutti si divertono come bambini!
Il tramonto è da favola: le rovine del fortino colorate
dai raggi del sole, la fine sabbia che accarezza le dune e
i nostri vestiti…
Si vivono strani momenti di raccoglimento in questi attimi…
Purtroppo è l’ultimo dei tramonti vissuti così,
il raid sta per terminare e una nota di tristezza affiora.
A malincuore il giorno seguente saluto questo splendido
luogo, si ripercorre a ritroso la strada verso Medenine,
per poi prendere direzione Mahares. Tornano
i villaggi lungo la strada, i bambini, la capre, la auto e
i camion… siamo già tornati nella civiltà.
L’ultimo giorno ci riporta ad Hammamet,
il traffico caotico ha ripreso la scena e la Medina ci riporta
al turismo di massa. E’ la sera dei saluti agli amici
siciliani che l’indomani si imbarcheranno sull’aereo
per l’Italia.
La nostra nave salpa da Tunisi in mattinata,
il tragitto sull’autostrada è stato, come quello
dell’andata, scorrevole ma attento alle mille stranezze
che si possono trovare: pedoni, carichi posizionati senza
troppa sicurezza, auto in contromano… ”C’est
l’Afrique” mi rispondono, e non bisogna chiedere
troppi perché (parole proferite da chi di Africa se
ne intende).
Il 27 mattina arriviamo a Genova, il raid è terminato.
Davanti agli occhi scorrono i colori, i visi della gente,
gli sguardi, a volte attoniti, degli uomini quando vedevano
che sotto al casco si celava un volto femminile, le dune,
i fiori, le stelle, il cangiante colore del chott, la limpida
acqua delle cascate di montagna; sembra ancora di sentire
il caldo profumo del the, il sibilo del vento e il motore
della Caponord mentre si inerpica tra i tornanti o negli allunghi,
un po’ giocati e studiati con Gianluca “il Biondo”,
i consigli di papà su come non infossarmi nella sabbia,
le pieghe, per quel che si poteva, sulle strade di montagna.
Il prossimo raid in terra tunisina dovrebbe essere alla fine
dell’autunno, maggiori dettagli su questo e altre iniziative
si possono trovare sul sito Aprilia, con un probabile corso
di guida su sabbia e l’aggiunta di qualche bivacco.
Sarebbe bello poter condividere questa esperienza con altre
motocicliste mosse da spirito di adattamento e di avventura,
che magari come me non hanno percorso neanche un solo km di
sterrato e con la passione delle moto stradali, ma è
un’esperienza da provare, da vivere, da ricordare e
poi l’Africa inizierà a far sentire il suo fatale
richiamo.
Come si dice: “saremo il vento”… meglio
ancora “saremo il vento nel deserto!”
Erika |