| VIAGGI
Tunisia
Mercoledì
7 aprile ci svegliamo di buon’ora, carichiamo le moto
sul carrello e lo agganciamo alla nostra Toyota. Destinazione:
Tunisia, Grand Erg Orientale
Motociclisti: io su Honda XR 250 R, Marco su Yamaha VFR 400
, Lele su Honda XR 400 R. Lorenza e Alessandro equipaggio
della jeep d’appoggio.
Obiettivo: scuola sulla sabbia.
L’anno scorso a luglio decido di acquistare l’honda
XR e dopo quasi un anno di pratica, allenamento fisico, attacchi
di panico e sofferenze, finalmente realizzo il mio sogno e
sbarco durante una mattinata di sole, in terra d’Africa:
finalmente con il mio mezzo!
Lasciamo il porto La Goulette di Tunisi ed imbocchiamo l’autostrada,
per poi piegare alla volta di Gabes, luogo dove avremmo lasciato
il carrello e trascorso la prima notte.
Giungiamo a destinazione in tarda serata, dopo una pausa per
la cena in uno dei ristoranti trovati sulla strada a base
di insalata meschouia, brochette alla griglia e te alla menta.
Incontriamo e ci intratteniamo con altri compagni di avventura
conosciuti sulla nave e dopo una doccia, andiamo a dormire.
Cerco di prendere sonno ma non ci riesco e leggo qualche
riga.
Ricomincio dalla prima pagina un paio di volte e non capisco
cosa sto leggendo! Mi assale l’ansia, penso a quanto
ho voluto questo viaggio e alla fatica per allenarmi, sia
con la moto, che in palestra. E’ gia chiaro ed è
ora di svegliarsi. Indosso pettorina, ginocchiere, e pantaloni.
Bevo qualcosa di veloce perché ho lo stomaco chiuso
e partiamo alla volta di un distributore per riempire i serbatoi
e le taniche. A Ksar Ghilane la benzina ormai è arrivata
da anni, ma non si sa mai.
La
rotta del primo giorno prevede la partenza da Gabes verso
Matmata, dove troveremo la pista che, dopo aver attraversato
le montagne, ci condurrà fino a Ksar Ghilane. La pipe
line è sicuramente più veloce, ma il toul ondulè
è per certi versi massacrante.
La scelta si rivela azzeccata e se non fosse per le palme
e per il caldo africano, mi parrebbe di guidare sulle nostre
vie dal sale. Sali e scendi e sassaiole si alternano, rendendo
molto divertente il trasferimento. Si beve molto e si suda,
per fortuna ho il camel back!
Verso metà pomeriggio lasciamo le montagne e iniziamo
ad intravedere le prime lingue di sabbia. Ho paura di cadere,
i solchi, lasciati dalle tracce di chi prima di noi, è
passato, sono profonde. Devo spostare il peso indietro e alleggerire
l’avantreno e questo significa guidare in un modo completamente
diverso dal quale sono sempre stata abituata sui nostri terreni.
Scorgiamo il pistone che porta in una sessantina di chilometri
alla nostra meta: l’oasi di Ksar Ghilane. Lo imbocchiamo
e dopo aver combattuto con un esercito di locuste impazzite,
scorgiamo in lontananza la colonna del generale Leclerc. Iniziano
le dune e non ho scampo: se voglio arrivare all’oasi,
le devo affrontare. Mi appiccico a Marco, cerco di passare
dove passa lui, zampetto, passo la prima dunetta, la seconda
e alla terza mi fermo: è altissima!!! (in realtà
non lo è affatto). Prendo fiato, bevo un sorso, tiro
un sospirone, Marco mi fa cenno di andare, ingrano la seconda
e viaaaaa giù per la duna.
Imbocco la via segnata tra le palme e giungo finalmente al
cancello del campeggio con le lacrime agli occhi e una felicità
indescrivibile. Adoro Ksar Ghilane!
Prepariamo
il campo e ci tuffiamo tutti nella pozza calda! Acqua termale
che sgorga a 37 gradi, tutta per noi! Dopo cena svengo sul
materassino e non mi accorgo nemmeno che si fa giorno…
Carica e speranzosa, dopo una lauta colazione a base di nutella
mi preparo per la prima lezione!
Lasciamo l’oasi e partiamo alla volta del fortino romano
riutilizzato dalla legione straniera. Quattro chilometri di
cordoni di dune a catino si trovano fra l’oasi ed il
forte e vi sono due possibilità per raggiungerlo: la
pista oppure la diretta.
Terrorizzata dai racconti di chi aveva fatto prima di me la
stessa esperienza, e dal tempo impiegato per percorrere la
diretta, tentenno senza dire nulla e con mio grande sollievo
ci dirigiamo verso la pista, dove dunette basse e frequenti
si alternano a lingue di sabbia
Dopo poco sulla destra, si incrocia il bivio per il cafè.
La pista sparisce e si seguono le tracce. Cado parecchie volte
e la cosa peggiore è che non ho l’avviamento
elettrico. Fa caldo (ci sono quasi quaranta gradi), sono stanca,
mi faccio prendere dal panico, ma riesco ad arrivare al forte.
Marco e Lele si accorgono che ho paura. Non so cosa fare,
che marcia usare, come tirar fuori la moto dalla sabbia…che
è così molle, così impalpabile, così…
sabbia!
Marco mi prende in disparte e inizia a spiegarmi un po’
di teoria, come affrontare le difficoltà, mi illumina
con i suoi consigli, mi tranquillizza e riesce anche a convincermi
a rientrare all’oasi dalla diretta! Mi rilasso e lo
seguo.
Affronto con grinta il primo cordone di dune ma la moto va
per i fatti suoi, sembro una pazza, sgambetto, urlo, prendo
delle botte assurde.
Non riesco ad arrivare giusta in cresta e per paura di finire
giù dall’altra parte mi fermo sempre un metro
prima del dovuto!
Le dune in Tunisia, sono difficili perché non c’è
spazio per fermarsi tra una e l’altra. Manca il tempo
per riflettere ed in questo caso seguire qualcuno di bravo
che ti apre il percorso è fondamentale. Alcune sono
alte e ripide, altre sono più dolci e si può
rimanere in cresta, passando da una all’altra.
Il
giorno dopo e quelli dopo ancora va decisamente meglio!
Riesco a stare in piedi e a portare bene il peso dietro, finalmente
la moto inizia ad andare dove voglio io e inizia la magia…
galleggio sulla sabbia, danzando fra una duna e l’altra,
riesco a sfruttarle per fare la parabolica… provando
una delle emozioni più belle di tutta la mia vita!
Ce l’avevo fatta! Mi fermo per prender fiato e mi godo
lo spettacolo del tramonto sul mare di sabbia: il deserto
è meraviglioso!
Simonetta |